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Lerici, la sinistra riparte con qualche idea e senza un pezzo di Pd

Assemblea in vista delle amministrative 2020. Mecconi: "Sono ancora incazzato, abbiamo dato il Comune ai fascisti". L'ex assessore Fiore: "Non illudiamoci di essere al 70 per cento". Barli: "Laboratorio politico".

"Identità e prospettive"

Golfo dei Poeti - Proposte di metodo e merito, critiche all'attuale amministrazione e rammarico per quanto accaduto alle elezioni 2015: questi i principali ingredienti dell'assemblea pubblica promossa stamani all'Auser di Lerici dall'associazione 'Futuro e radici', un'iniziativa volta a fare un primo passo per riorganizzare il centrosinistra in vista dell'appuntamento elettorale del 2020. “Diamo il via a una campagna di ascolto, di raccolta di proposte”, ha esordito Sara Moscatelli, del Comitato di frazione di Tellaro, che ha guidato l'incontro affiancata dalla già sindacalista Michela Ceccon e da Stefania Furia, zingarettiana di Piazza Grande Lerici. E uno dei dati politici che esce da stamani riguarda proprio il Pd: c'era appunto la Furia, c'era Stefano Carozzi (Piazza grande San Terenzo), c'era il coordinatore provinciale degli zingarettiani Federico Barli, ma non ha marcato presenza l'altra metà del cielo, cioè l'area renziana che esprime tra l'altro consiglieri comunali, compresa la capogruppo De Luca (assenza, fa sapere, di nessun sapore polemico, ma di natura pratica), e il segretario lericino Attilieni.

Alessandra Alessandri, assessore della giunta Fresco (stamani attento ascoltatore al pari del consigliere Ornati) e grande animatrice di 'Futuro e radici', ha rimarcato l'importanza di “rispettare e tutelare l'identità lericina sapendo tuttavia guardare al futuro”, e ha accusato l'amministrazione Paoletti di “voler trasformare il territorio in un prodotto da vendere... tra l'altro male, con metodi vecchi”. E ancora: “La salvaguardia del territorio – ha proseguito rivolta a Palazzo civico – non si fa solo con interventi spot. Le associazioni lericine? Sono tante, rappresentano una ricchezza, ma chi amministra deve considerarle in modo paritario, non usarle per dividere la comunità, come sta accadendo. Hanno fatto tante opere pubbliche? Spesso si tratta di interventi di facciata – anche facciate brutte, come Piazza Battisti, che ora sembra la lettiera del gatto – e comunque, diversamente da quelli di prima, i lavori riguardano solo alcune zone. Turismo? Ne serve uno per viaggiatori, non formato usa e getta”. La Alessandri ha infine sottolineato la necessità di “stimolare la socialità in quest'epoca in cui ci si chiude in casa per i timori in materia di sicurezza, anche sei i numeri dicono che i reati sono in calo”, e ha concluso: “Appena arrivata questa amministrazione ha smantellato il mercatino etnico (tra i presenti, il venditore italo senegalese Cheik Diallo, ndr), un progetto di integrazione bellissimo. Non glielo perdonerò mai”.

La coordinatrice dell'Osservatorio rifiuti Paola Pescatori, toccando un punto poi ripreso da molti intervenuti, ha parlato di una “amministrazione che fa terrorismo psicologico, che 'cazzia' le persone sulla pubblica piazza, che ora è Facebook. Un social usato spesso per comunicazioni istituzionali senza capire che non arriva a tutti”. E guardando alla maggior elasticità della zona a traffico limitato, ha registrato “un impressionante peggioramento della qualità dell'aria”. Lo scrittore e intellettuale Beppe Mecconi, già alla guida del Consorzio Castello di Lerici, si è detto “ancora incazzato per quanto accaduto nel 2015, quando ci siamo divisi dando il Comune ai fascisti”, e ha avvertito: “Questa amministrazione, essendo decaduto il Patto di stabilità, ha potuto spendere e fare molti lavori, una cosa che la gente apprezza. Quindi credo abbiano guadagnato voti e se non si divideranno – e se la sinistra sarà spaccata - fra un anno non sarà semplice”. Open mic anche per il timoniere lericino di Legambiente, Giovanni Cortellezzi, per il presidente del Comitato di frazione del capoluogo, Bernardo Ratti, e ancora, tra i tanti, per per l'ingegner Fabio Bertella e Lauro Cabano, presidente della Marittima tellarese, il quale ha invitato a “evitare tanti slogan, che sono fuori dal mondo, impegnandosi invece a superare in positivo l'amministrazione attuale proponendo progetti e politiche diversi”.

Sul fronte PdBarli ha affermato che “Lerici può essere un laboratorio. Possiamo farcela partendo dall'opposizione sociale che c'è oggi, dall'associazionismo, dalla partecipazione. Se ce la fa Lerici, ce la fa anche la provincia. Necessario darci un'organizzazione per imbastire un'azione costante in vista delle amministrative”. Qualche tema: “Ridistribuzione della ricchezza, rapporto tra turismo e identità, problemi della residenzialità, che non si risolvono con 200 euro al mese per l'affitto”. L'altro piazzagrandista Carozzi, già assessore, ha invitato “tutti a fare un passo indietro” e a “valorizzare le differenze: siano la nostra ricchezza, non la nostra sconfitta”, per poi ammettere: “Quattro anni fa il centrosinistra era stanco, abbiamo meritato di perdere”. L'ex assessore Michele Fiore ha messo in guardia: “Paoletti ha vinto con il 30 per cento, ma non oggi non pensiamo di valere uniti il 70: il panorama politico è cambiato in modo incredibile. Occorre quindi essere organizzati, l'ordine sparso non porta da nessuna parte. Né possiamo presentarci tra un anno come un vecchio rassemblement”. Lodata, al pari di altri, la tenace condotta consiliare del duo Fresco-Ornati, l'esponente di Possibile ha sollecitato l'opposizione a fare un ultimo anno, sì, di vigilanza e controllo, ma rincarando la componente propositiva. Fendenti a Palazzo civico su trasparenza, lavori pubblici, turismo e gestione del traffico. Ha chiuso Veruschka Fedi, segretario provinciale di Rifondazione: “Avviamo un percorso aperto, la convergenza sui temi è possibile. Costruiamo una prospettiva: non tanto battendo un comunicato stampa al giorno contro Paoletti, ma concentrandoci sulla creazione di una comunità”. Al fianco dell'ex amministratrice lericina un altro volto della gauche, il giovane segretario provinciale di Sinistra italiana Giacomo Pregazzi, indigeno anche lui e accorto auditore del dibattito di Via Gerini, al pari di Stefano Silva, candidato al fianco di Paoletti quattro anni fa poi finito denunciato dal primo cittadino a causa di un attacco su Facebook.

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