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Ultimo aggiornamento: Martedì 17 Ottobre - ore 15.00

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"No al modello Capri, per la Palmaria serve il contratto d'isola"

Ambientalisti radunati al Distrò questa mattina per lanciare un modello gestionale ecologico e partecipativo.

`No al modello Capri, per la Palmaria serve il contratto d´isola`

Golfo dei Poeti - "La Palmaria è un bene raro, fragile e vitale nella sua unicità. Un bene di tutta la comunità che non può essere smembrato, frazionato e privatizzato, e che va gestito unitariamente. Possiamo in questo senso aprire un processo di progettazione partecipata, per un progetto di uso sociale del bene Palmaria, nel rispetto e nell’evoluzione della sue straordinarie qualità ambientali, andando oltre la valorizzazione e il Masterplan. Un progetto strategico proteso verso forme più innovative di programmazione partecipativa, come il 'contratto di isola', lanciando anche ipotesi più affascinanti". Questo il mantra proposto stamani al Distrò di Via Marsala dal 'Laboratorio Palmaria', soggetto costituitosi la scorsa primavera e di cui fanno parte associazioni ambientaliste, comitati e cittadini. A dar voce alle istanze del sodalizio, oggi, Stefano Sarti, per Legambiente, e il professor Gorgio Pizziolo. C'erano anche Italia Nostra e l'associazione Posidonia.

"L'obbiettivo è tutelare e difendere la nostra isola - hanno chiarito i relatori - e per farlo il Laboratorio non si limita ad opporsi, doverosamente, a ipotesi di snaturamento e di speculazione sulla Palmaria, ma vuole anche avanzare proposte concrete per un modello di fruizione sostenibile ed ecologica dell'isola. Destano più di una perplessità le modalità con cui Regione e Comune hanno portato avanti la questione Palmaria, ad iniziare dall'aver indicato un improbabile e inaccettabile modello Capri, per proseguire con la composizione di una cabina di regia politica e di un tavolo tecnico dove si fatica a intravedere lo spazio per una partecipazione di tutti i soggetti interessati. Malgrado le enunciazioni, Regione, e di conseguenza Comune, stanno procedendo con una progettazione che viene calata dall'alto. Noi chiediamo invece una gestione partecipata con le amministrazioni locali e regionali per sviluppare un progetto di uso dell’isola innovativo e diverso da quelli tradizionali, urbanistico-mercantili, finora annunciati, specificando che il Masterplan è uno strumento di valorizzazione economica ed immobiliare, che ha bisogno di investitori privati, che avranno necessariamente il loro tornaconto, e che, viceversa, si può pensare ad un 'contratto d'isola' come programma di gestione partecipata, strumento in costruzione continua, attento allo spreco delle risorse naturali e rispettoso degli abitanti e delle preesistenze storiche militari, basato su un‘economia ecologica".

Il Laboratorio procede su tre indirizzi di lavoro sui quali si vuole confrontare liberamente con i cittadini, le amministrazioni e tutti gli altri enti interessati. Il primo indirizzo a carattere legislativo partecipativo, sostenuto in particolare dalle associazioni nazionali facenti parte del Laboratorio, si basa essenzialmente su due punti. Un accordo procedimentale con gli enti preposti in grado di formalizzare un percorso partecipativo sulla base di un ben definito percorso urbanistico (che al momento, per il Lab, non risulta chiaramente esplicitato) e il richiamo, in caso di proposta ufficiale di valorizzazione, del rispetto delle normative europee, dei vincoli Unesco, e delle recenti sentenze in merito, in particolare all’obbligatorietà della Valutazione ambientale strategica.

Il secondo indirizzo prevede di intervenire fin da ora per promuovere attività di informazione, divulgazione, e fruizioni sostenibili dei beni dell’Isola tramite la salvaguardia delle strutture militari (i forti) e del loro uso comune e delle attività compatibili. Questo indirizzo prevede anche la costituzione di un presidio socio ambientale qualificato per la gestione del bene comune Isola Palmaria. Vale a dire la Pro Loco.

Il terzo indirizzo è quello progettuale, portato finora avanti dal gruppo progettante del Laboratorio sulla base della Convenzione europea del paesaggio (Firenze, 2000). "Il gruppo - così in conferenza stampa - ha effettuato un’attività di conoscenza esperienziale dell’Isola, riconoscendo l’isola Palmaria come: un’isola selvatica, in continua evoluzione. Con Tino e Tinetto, costituisce un reale arcipelago mediterraneo di flussi e di relazioni, di terra e di mare. Una solitaria fonte di vita, nel morente Golfo dei Veleni, della cementificazione costiera totale, e della vita ecologica perduta, nella Città del Golfo della Spezia e nel suo mare. Una presenza di eccezione nella Costa Ligure".

Insomma, gli ambientalisti ci sono. Contro lo spettro - si vedrà quanto realistico - di un 'modello Capri' e per un nuova mandata nella gestione dell'isola, che metta la partecipazione al primo posto.

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