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Ultimo aggiornamento: Sabato 23 Giugno - ore 21.50

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Tutti d'accordo: "Futuro Palmaria? Protocollo penalizzante"

Inizia la seconda fase del progetto partecipato per l'isola che verrà. Tre diversi tavoli, tante proposte per l'architetto Kipar: "Sento troppo spesso dire che alla Palmaria deve rimanere tutto così". E i dubbi sull'intesa con la Marina Militare.

“project to protect”
Tutti d'accordo: "Futuro Palmaria? Protocollo penalizzante"

Golfo dei Poeti - Una mattinata ad ampio raggio, dedicata ai tre tavoli di partecipazione insieme agli studenti del liceo artistico “Vincenzo Cardarelli” della Spezia, e la sintesi ad opera dell’architetto Andres Kipar chiamato a riassumere com’è andata: “Senza coltivazione non andiamo da nessuna parte: ma come si fa a farlo se si pensa al proprio piccolo interesse? Un masterplan non cambia la storia, al massimo può essere contenitore di convergenze. Si sente dire che alla Palmaria deve rimanere tutto così. Ma che cosa deve rimanere così: il degrado? La natura non dorme mai e non possiamo permetterci di perdere ulteriormente la biodiversità. La scienza non è un'opinione e allora bisogna intercettare le possibilità di sviluppo nell’ottica di un “project to protect”. In Svizzera pagano i coltivatori affinché mantengano l’assetto; se riuscissimo a fare altrettanto potremo riprodurre qualcosa di analogo alla Palmaria in un altro tipo di coltivazione, la coltivazione della storia”.

“Un menù di proposte”. Tocca a Gianfranco Bianchi, che al di là delle plurime cariche, dai primi anni 2000 ha fondato un’azienda agricola sull’isola, dare lettura del primo tavolo, quello dell’agricoltura, composto da titolari di campi agricoli all’interno della Palmaria. “Dal pubblico non possiamo aspettarci più soldi: deve metterci nelle condizioni di non ostacolarci con la burocrazia e poi creare le condizioni normative per rimanere sull’isola, non facendoci perdere ulteriore entusiasmo. Dal 2002 al 2009 abbiamo costruito un progetto rimasto lettera morta: in quel periodo eravamo sette aziende agricole sull’isola, che facevano faticosamente le loro attività per poi proporre i loro prodotti. Non c’è più niente di tutto quello ma noi siamo pronti a riprendere in mano la situazione, attualizzandolo. Serve però un progetto di adeguamento urbanistico che garantisca questo sviluppo agricolo: stiamo facendo volontariato a vari livelli, con una fatica immane per fare un po’ di olio e un po’ di vino. Non ci sono infrastrutture e accessi, nemmeno possiamo realizzare dei depositi attrezzi: se siamo qua è per dire che noi siamo a disposizione ma bisogno aiutare chi fa agricoltura ad avere entrate di prodotti ex agricoli. E quindi bisogna creare le condizioni di equilibrio come avviene in Toscana con le aziende agrituristiche”.

Punta sull’escursionismo lento come parallela attività all’agricoltura il secondo tavolo di lavoro per l’isola Palmaria, quello relativo a “Turismo e outdoor”. Angela Rollando tocca un po’ tutti i punti sollevati all’interno del tavolo: “La stessa cava di Portoro può divenire elemento vantaggioso. Sono stati i ragazzi del Liceo Artistico ad aggiungere qualcosa di più: perché non usare il mare allora per fini sportivi? Vela, kajak, sea watching sono solo alcune delle possibilità individuate dai ragazzi. E un punto informazioni-accoglienza, l’uso degli edifici recuperati ai fini di ristorazione e soggiorno (albergo diffuso), il potenziamento dei battelli, magari una discoteca nella cava di Portoro. Con la preferenza per i piccoli investitori privati locali, anziché grandi industriali da fuori. Problemi? Il protocollo, ascoltando il parare degli stakeholder, e’ molto criticabile e le normative ostacolanti come accade per l’agricoltura. Cercando di non creare conflitti col capoluogo, naturalmente”.

Gli effetti finali del terzo e ultimo tavolo, patrimonio, ambiente, fortificazioni e cultura, vengono invece sintetizzati da Rosangela Natta: “Un qualsiasi master plan che verrà fuori non potrà rinunciare alla tutela della storia militare dell’isola: la rete delle fortificazioni ha una valenza non solo architettonica. E poi la tutela dei valori ambientali dell’isola: la mole di turisti che possono raggiungere la Palmaria non dovrà trasformarla in quello che accade in certi momenti alle Cinque Terre. Più traghetti? Si, ma senza consentire un’affluenza eccessiva tutta insieme. Buona l’idea di una scuola di vela e in generale gli sport a livello marittimo, da prevedere in modo tale da evitare un’influenza negativa sulla costa. No ai porticcioli, insomma. Altra idea è un itinerario escursionistico che valorizzi la cava, e la cosiddetta via del marmo. Si possono inserire anche possibilità di formazione: una sede didattica che possa consentire alle giovani generazioni e ai cosiddetti turisti della domenica di avere una conoscenza dell’isola stessa. Lo sviluppo della Palmaria deve essere lento: non si può pensare che in due tre anni l’isola muti completamente volto. E probabilmente non è quello che bisogna ricercare. Silenzio e buio dovranno essere conservati come tratto distintivo dell’isola Palmaria del futuro”.

Accettate le proposte, alcune piuttosto ragionevoli altre decisamente più ardite e discutibili, la platea presente è stata chiamata in causa per esprimere commenti. Davanti ai delegati dell’Unesco e della Soprintendenza regionale, b>Franco Talevi, ex sindaco di Porto Venere ed eletto domenica consigliere comunale d’opposizione, pone l’attenzione sul problema che sta a monte, quello del Protocollo firmato a suo tempo fra Comune di Porto Venere e Marina Militare: “Un accordo inaccettabile che dovrà essere cambiato. Si mette mano con soldi pubblici a strutture piene di vincoli. Si pensi che il Terrizzo, unico vero e proprio luogo di comunità, rimane della Marina quando dovrebbe essere il primo bene a tornare pubblico. Nessuno lo dice in maniera chiara ma con quei vincoli l’architetto sarà fortemente penalizzato nella formulazione del masterplan”.

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Bianchi e Kipar
Progetto partecipazione Palmaria Fabio Lugarini
Rosangela Natta e Angela Rollando Fabio Lugarini


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