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Ultimo aggiornamento: Lunedì 18 Marzo - ore 19.30

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Ludopatia, libertà e violenza. Quando l'arte parla della società | Foto

Sala Giocchi, installazione di Corinne Mazzoli, è visibile sino al 26 gennaio da FourteenArTellaro. Ecco cosa ha raccontato del suo lavoro l'artista spezzina a CDS.

Prossima tappa: Città del Messico
Ludopatia, libertà e violenza. Quando l'arte parla della società

Golfo dei Poeti - La decima esposizione di Sala Giocchi ha esordito il 22 dicembre nello spazio di FourteenArTellaro e rimarrà visibile sino al 26 gennaio. Nel frattempo l'artista, la spezzina Corinne Mazzoli, è ripartita per il suo viaggio nel mondo dell'arte, italiana e non solo. Venezia è il domicilio usuale, ma la prossima meta è Città del Messico, per un nuovo lavoro. E, c'è da scommetterci, il messaggio che verrà lanciato da Corinne sarà ancora una volta di quelli che ti colpiscono allo stomaco, come hanno fatto sino a oggi le sue opere di denuncia dei disagi della società, dell'umanità.

"Sala Giocchi“ nasce dopo la tua esperienza all'interno di una sala slot. Quale messaggio vuoi veicolare ai visitatori?
“Sala Giocchi nasce in seguito ad un’esperienza di lavoro nel 2011 in un mini casino, luogo estremamente interessante per l’arredamento dello spazio, l’illuminotecnica, l’attenzione e cura dell’immagine e dei suoni mirati ad attirare il cliente, annullare la percezione del tempo che scorre e del denaro che viene perso.
Il messaggio di Sala Giocchi è critico e vuole indurre il visitatore a riflettere sulla normalizzazione del gioco d’azzardo nel quotidiano.
Sala Giocchi nasce a tutti gli effetti nel 2012 come osservatorio di una situazione estremamente complessa che affligge l’Italia e in particolar modo la Liguria. In un sondaggio effettuato nel 2017 si vede la Liguria all’8° posto nella classifica tra le regioni italiane per spese pro capite dedicate al gioco.
Il fattore preoccupante per me non sono i giochi d’azzardo in sé, né i casino, ma il proliferare di slot machines accessibili a tutte le ore in esercizi pubblici, che inducono alla pratica quotidiana del gioco d’azzardo.
Quando nel 2012 decisi di iniziare un percorso di studi sul fenomeno trovai molte difficoltà, di fatto il videopoker esisteva già da una decina di anni, avevo conoscenze di persone che si erano giocate casa e famiglia alle “macchinette” ma non se ne parlava poi molto e non vi erano percorsi specifici di recupero per gli affetti da ludopatia di questo genere.
Le primissime slot machines erano a rulli con scarsissima probabilità di vincita e non avevano molto appeal; con l’avvento dei primi computer elettronici le slot si sono perfezionate arrivando negli anni ’80 a diffondersi in modo capillare in molti casino. Nel corso degli anni siamo passati dal video poker alle new slot e videolottery, macchine perfezionate, con una grafica molto più curata, ricca di colori e contrasti, più accattivante per i giocatori, con possibilità di puntare più soldi e quindi aumento delle possibilità di vincita e abbiamo osservato la diffusione capillare degli apparecchi all’interno di esercizi pubblici.
Se si pensa che nel 2017 la spesa pro capite giocata alle slot machines nel comune di La Spezia è stata di 1.282,30 euro si può comprendere la gravità della situazione e la difficoltà dei sindaci nel combattere un fenomeno che massicciamente ingrassa le casse dello Stato.
Inoltre la scusa della legalizzazione del gioco d’azzardo per evitare problemi legati all’illegalità non sussiste se si parla di slot machines, questi sistemi di gioco hanno incrementato il riciclaggio di denaro per la facilità di hackeraggio dei server e la prolificazione di macchinette illegali gestite da cosche mafiose”.

Esposizione e installazione. Che cosa è "Sala Giocchi"?
“Sala Giocchi è l’installazione temporanea di una finta Sala Slot a Tellaro, nello spazio Fourteen ArTellaro, l’intento è sollevare interesse sulla questione slot machines e comprendere l’opinione di chi a Tellaro ci vive. Lo spazio di fatto è vuoto e visibile solo dall’esterno. Saltuariamente si intravede uno schermo video che manda in loop una serie di cortometraggi per lo più muti, nei quali alcuni bizzarri personaggi si muovono intervallati da video di denaro e scritte che promuovono Sala Giocchi.
La mia ricerca si è focalizzata sull’estremizzazione di luci, suoni e colori, esasperati come lo è la relazione morbosa tra uomo e slot machine nel contemporaneo.
Ciò che chiedo allo spettatore è di osservare e riflettere su ciò che sta vedendo.
Nel corso degli anni ho sviluppato una particolare attenzione verso il colore, la luce e il suono che sono fondamentali nei miei progetti poiché lasciano il segno, restano impressi. In Sala Giocchi, parto con un percorso di ricerca, inchiesta, studio e osservazione dei casi per poi tramutare tutto in valore estetico. Ad un primo sguardo i prodotti del progetto Sala Giocchi sono superficiali, non hanno un richiamo diretto alla ludopatia, al gioco d’azzardo patologico, alla critica nei confronti di uno Stato che si arricchisce a spese dei meno abbienti. Il lavoro è sulla percezione dell’immagine che deve rimanere impressa in modo importante nell’osservatore.
Sala Giocchi è un continuo interrogarsi sulla condizione di fragilità dei rapporti umani nel contemporaneo; la relazione patologica con la macchinetta diviene un pretesto per mettere in scena, per mezzo di interventi artistici, un'epoca di superstizione, senso di colpa, decadenza e paranoia”.

Dalla Spezia a Venezia, con qualche sporadico ritorno. E' la prima volta che esponi nel tuo territorio? Com'è la vita di un'artista spezzina esule?
“In verità ho iniziato ad esporre proprio qui alla Spezia, facevo parte di un collettivo tutto al femminile che si chiamava XYX un gruppo di giovani donne che amavano sperimentare…secoli fa oramai ma lo ricordo come un periodo estremamente prolifico che mi ha aiutato a crescere, a non aver paura di fare. Il mio lavoro oggi è molto diverso, vivo a Venezia da 10 anni e la pratica artistica è cambiata molto da quando mi sono trasferita. Il processo di creazione si è complicato, le mie opere d’arte si sono trasformate in percorsi di ricerca elaborati. Vivere a Venezia è stato davvero molto illuminante, il biennio specialistico che ho frequentato presso l’Università Iuav di Venezia mi ha permesso di conoscere personalità artistiche internazionali che hanno fortemente influenzato il mio percorso artistico. Inoltre la presenza della Biennale d’Arte di Venezia mi ha permesso di stare sempre a contatto con gli artisti più importanti in ambito contemporaneo”.

"Sala Giocchi" nasce come work in progress. Stai continuando a sviluppare questo progetto o ne hai altri in arrivo?
“Sala Giocchi in realtà è un mio “vecchio” progetto che resta sempre attuale in Italia, per questo motivo lo considero un work in progress. In questo momento non lo sto sviluppando ulteriormente, diciamo che sto cercando il modo migliore per archiviarlo e presentarlo online nella sua totalità. Per adesso esiste solo questa home page: www.salagiocchi.it. Dopo Sala Giocchi ho prodotto altri progetti, le mie ricerche si focalizzano molto spesso sull’analisi del corpo femminile strettamente legato all’immagine sui social network, un modo per parlare di invisibilità e ipervisibilità. Attraverso Instagram, Facebook, You Tube, per mezzo dei tutorial, si acquisiscono semplici istruzioni per l’uso che insegnano qualsiasi cosa, anche a sparire, talvolta nei boschi e nelle foreste, altre volte a trasformare il nostro corpo per raggiungere la perfetta magrezza e lentamente dissolversi.
Ne è un esempio Tutorial #1: How to get a Thigh Gap, un accessorio tutore creato per raggiungere il Thigh Gap, ovvero lo spazio tra le cosce bramato da molte adolescenti che lo vedono come sinonimo di perfetta magrezza, corredato da un ironico video di istruzioni per l’uso.
Durante tutto il mio percorso sono state fondamentali le collaborazioni con musicisti, il panorama sonoro è importante tanto quanto quello visivo, ad esempio nella performance 777 - Sala Giocchi la band Metal Rotorvator si è esibita, insieme a me, all’interno di una scenografia di slot machines collassate realizzate in cartapesta.
In Orbita Zero, con l’aiuto del musicista Raffaello Bisso, ho creato un Theremin utilizzando un palo da Pole Dance. Il Theremin è uno strumento musicale elettronico, in origine militare, che si suona senza contatto fisico, la ballerina di pole dance quindi suonava il palo/Theremin ballandoci sopra e creando un panorama sonoro stridente in contrasto con la sensualità della danza.
In altri casi collaboro con musicisti Harsh Noise tra gli altri Fukte, Splinter VS Stalin, Fecalove, Eugenoise. L’Harsh Noise è un genere musicale che porta il rumore alla sua massima e più dura espressione, nato in Giappone approda direttamente in Italia a fine anni ’90; i set Harsh Noise possono risultare quasi inascoltabili per i non esperti, aggrediscono lo spettatore sul piano fisico, con un Muro di Suono. La natura provocatoria di questo genere abbinata al mio universo immaginifico, ha condotto a innumerevoli collaborazioni, ad esempio la colonna sonora e la presenza fisica di Fukte sono state fondamentali in Tutorial #2: How to Cruise with a Bruise, una performance che usa il gesto comune di truccarsi per ribaltare la logica dell’occultamento e l’ostentazione pubblica del privato, in questo caso due promoter illustrano il trucco “a livido”, portando alla luce la tematica della violenza sulle categorie indifese.
Il mio lavoro non esisterebbe senza la collaborazione con altri, la recente performance The Party Wall è stata creata a Rio de Janeiro lo scorso febbraio assieme ad un gruppo di ballerine della Università di Danza Angel Vianna e ha avuto riproposizioni e di conseguenza influenze durante tutto il 2018. La performance nasce in risposta all’aumento di sistemi di sicurezza recinzioni urbane e create per proteggere il sé e la proprietà privata. L’idea è di stravolgere la fisicità del muro proponendo una recinzione fluida composta da esseri umani vestiti da cespuglio che creano e smembrano barriere per mezzo del movimento e della danza.
The Party Wall è una performance che attiva relazioni differenti in base a chi ne prende parte, per questo ogni riproposizione è stata importante e differente a modo suo. Ricordo con particolare entusiasmo l’esperienza laboratoriale in una scuola media dell’Arenella di Palermo, durante la quale i costumi sono serviti a creare relazioni e scambio con i bambini.
Da qualche anno sto approfondendo tematiche legate al camuffamento, dal francese camouflage, generalmente inteso come una strategia che gli esseri umani hanno preso in prestito dal regno animale per nascondersi, trasformarsi e sopravvivere. Serve a difendere il sé dall’ambiente che lo circonda. Il camuffamento sul piano visivo gioca sulla decostruzione dell’immagine, e ricostruzione altra. Non è da intendere solo come pattern visivo ma come tecnica di sopravvivenza legata all’invisibilità o all’ipervisibilità.
Dai primi di febbraio per un mese sarò in residenza d’artista a Città del Messico con un progetto ancora inedito. Vi terrò aggiornati!”.

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