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L'ultimo impressionista russo e il suo amore per Porto Venere

Michel Portnoff visitò il Golfo nel 1926 e dipinse alcune vedute del borgo della costa di Ponente oggi conservate a Parigi dal figlio André-Yves.

Fuggito dal fascismo nel 1933
L'ultimo impressionista russo e il suo amore per Porto Venere

Golfo dei Poeti - E' stato definito ed è ormai noto a tutti come il Golfo dei poeti, ma sono numerosi gli esponenti di altre branche dell'arte che sono stati catturati dalla bellezza dei paesaggi che si trovano nei dintorni della Spezia. A metà del XIX secolo le donne e gli scorci delle Cinque Terre e di altri borghi della provincia catturarono lo sguardo di Telemaco Signorini. Poco meno di un secolo dopo un altro pittore, questa volta proveniente dalla Russia, si soffermò nel Golfo per la bellezza delle vedute. Si chiamava Michel Portnoff, è considerato l'ultimo impressionista russo, e il suo soggetto preferito fu Porto Venere.
L'artista russo-francese soggiornò nel promontorio di Ponente nel 1926 e a svelare la sua storia a CDS, tramite lo spezzino Filippo Lubrano, è il figlio André-Yves, professore universitario in quel di Parigi che conserva tele e ricordi del suo viaggio in Italia del padre. Un rapporto nato alcuni anni fa, quello tra Lubrano e il discendente del pittore, e ripreso nel corso dei rispettivi lock down.

Michel Portnoff era nato in Crimea a Elisabethgrad (oggi Kirovograd) nel 1885. Aveva iniziato gli studi artistici anche prima dell'adolescenza, e li ha proseguiti alla Scuola di belle arti di Odessa e all'Accademia di San Pietroburgo. Fu fortemente incoraggiato nella sua vocazione da Leonid Pasternak (1862-1945), padre di Boris Pasternak e primo pittore russo a dichiararsi impressionista. Léon Tolstoi, a cui Leonid Pasternak era molto legato, ha segnato molto Portnoff. Quest'ultimo aveva in particolare come insegnanti a Odessa, un italiano e un greco, pittori della scuola italiana dei macchiaioli, gli impressionisti italiani. Uno di loro predisse con chiaroveggenza che sarebbe stato "un paesaggista delle città e delle loro strade".
Lasciò la Russia nella primavera del 1914 per visitare i musei europei. Non tornerà mai più nel suo Paese natale, lasciando lì un'opera già importante. La guerra lo sorprese in Austria e lo costrinse a trasferirsi in Italia. Fece il suo studio a Firenze, vivendo in mezzo a una cerchia di giovani intellettuali, frequentando storici e analisti d'arte come Pietro Longhi, Bernard Berenson e Francesco Sapori che lo paragonò a Kostantin Somoff (1869-1939) e a grandi pittori della scuola russa.
L'arrivo in Italia fu uno shock per il giovane Portnoff che si costrinse a copiare per mesi i dipinti del Beato Angelico, Filippino Lippi, Botticelli, Raffaello, Giorgione, Tiziano, Veronese e anche Rembrandt al quale dedicò grande ammirazione fino a quando è morto.
Ha esposto e partecipato a numerosi eventi a Firenze, Roma, Livorno, alla Biennale di Venezia. Ha disegnato e dipinto ritratti, paesaggi, nature morte, in uno stile per diversi anni segnato dall'incontro tra la sua formazione impressionista e l'arte del Quattrocento, prima di evolversi in una sintesi personale, in una tavolozza che si oscurerà, declinando i marroni, mentre il fascismo cresceva in Europa e la guerra si avvicinava.
Nel 1925 sposò Valentina Donati, un'italiana nata in Ucraina, arrivata cinque anni prima da Odessa. Fuggì con lei dall'Italia di Mussolini nel 1933 per stabilirsi a Parigi dove partecipò a una mostra anti-nazista. Vivrà fino alla fine in Francia, salvo un ritorno a Firenze dal 1943 al 1946. Paradossalmente, alla vigilia del conflitto mondiale, in Bretagna, dove produrrà tanti paesaggi, la sua tavolozza si fa più chiara e arricchita e sboccia, nella Parigi occupata, in tutta la gamma dei colori come per sfida, per salutare la vita.
Dipinse così fino alla sua morte nel 1978, rifiutando ogni concessione a mode successive e tentazioni commerciali. Espose al Nouveau Salon delle Galeries Bernheim-Jeune, ai Salons des Indépendants e all'Art Libre, dove diversi dipinti gli vengono acquistati dalla Città di Parigi. Ha trascorso molte estati a dipingere la Bretagna, da nord a sud. Tornò regolarmente in Italia ma i suoi punti di contatto sono parigini. Il suo studio era il primo a Faubourg Saint-Honoré di fronte all'Eliseo. Approfittò della sua collaborazione con l'antiquario Alexandre Popoff, grande collezionista di porcellane tedesche, russe e cinesi per esprimere il suo senso tattile e plastico dei materiali nelle nature morte. Nel suo ultimo studio, Rue de Vouillé, a Parigi, darà una visione di altri materiali, gli scisti e i graniti dei megaliti bretoni.
L'ultimo impressionista russo, intriso di arte italiana e francese, è morto novantenne, pennelli in mano.

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Una veduta di Porto Venere dipinta da Michel Portnoff
Una veduta di Porto Venere dipinta da Michel Portnoff
Michel Portnoff in azione a Porto Venere


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