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Il comico Vito in cucina fa sul serio: "Apericena, che tristezza"

Stefano Bicocchi chiude alla grande la prima giornata di Mytiliade, tra aneddoti e fornelli.

E quelle recensioni...
Il comico Vito in cucina fa sul serio: "Apericena, che tristezza"

Golfo dei Poeti - Ha preso il via ieri pomeriggio l'edizione 2018 di Mytiliade, la manifestazione lericina dedicata ai mitili mediterranei, celebrati, perché no, nel segno della contaminazione gastronomica. Appuntamento clou della giornata d'apertura della rassegna – che durerà due settimane, una rivoluzione rispetto ai tre giorni del passato – è stato lo spettacolo culinario serale con Stefano Bicocchi, in arte Vito, noto attore (non solo) comico e grande appassionato di fornelli, tant'è che il canale Gambero Rosso lo ha reso protagonista, assieme ai genitori Roberto e Paola e al nipote Lorenzo, della seguitissima trasmissione di cucina 'Vito con i suoi'. Di fronte a una Terrazza Tritone gremita, allestita nella piazzetta del castello, e affiancato dagli chef Luca Dall'Argine e Mario Marini, Vito – emiliano doc nato a San Giovanni in Persiceto 61 anni fa – ha supervisionato la preparazione di una pappa al pomodoro rivisitata dandole il sapore del mare grazie all'aggiunta di alici e, naturalmente, di muscoli spezzini, fritti in pastella. Alla fine, in graditi bicchierini, la pappa è stata distribuita al folto e interessato uditorio. Non c'è stato invece bisogno di attendere la fine dell'incontro per gustare la simpatia e i racconti del Bicocchi.

“Io cuoco? - ha esordito – No, semplicemente mi diverto a cucinare per rilassarmi. Se faccio un supplì e non mi viene posso sempre dire agli ospiti che è un budino, un cuoco invece non può”. E poi giù con una serie di aneddoti pescati dalla vita familiare di oggi e di ieri. “Mia nipote Carlotta da bimba mangiava le cipolle gialle come fossero mele, aveva un alito che saldava il ferro. La cipolla ha un sapore deciso, ma in certi piatti si deve sentire, così come l'aglio. Non sempre si può usare lo scalogno. Non voler sentire la cipolla è come non voler sentire il pesce quando si mangia il pesce. E allora mangia una bistecca!”. E poi quella nonna “con un culo e delle tette enormi che sapevano di borotalco. Aveva il crocifisso al collo, ma io non l'ho mai visto, nascosto com'era nel suo petto. Invece il nonno era magrissimo anche se mangiava come una bestia. La nonna poi aveva un coltellino incredibile, che tagliava tutto, ricavato dalla balestra di un camion dei tedeschi. Che fine avessero fatto tedeschi non si sapeva...”.

E alla nonna piaceva tantissimo il gelato, di qui uno scherzo davvero maligno. “La domenica ci passavamo il gelato a tavola e la saltavamo per farla arrabbiare. Spesso era una ripicca del nonno, perché la domenica voleva mangiare in orario, ma la nonna rientrava solo quando aveva finito di vendere tutte le copie dell'Unità. A volte era il nonno stesso a farle comprare a qualcuno e poi lo rifondeva, così non si rischiava di pranzare tardi”. Tutto da ridere l'aneddoto sul ristorante cinese: “Quando ci andavo, poi raccontavo alla nonna un sacco di balle sulle cose mangiate. Lei credeva a tutto, tranne al gelato fritto, che era l'unica cosa vera del racconto. Quello proprio non lo accettava, non le sembrava possibile”.

Intanto papà Roberto, ha raccontato Vito, ha preso il volo nel mondo dello show business. “Io mi sono fatto il mazzo trent'anni tra locali, cinema e teatro per avere un po' di successo, a lui è bastata una trasmissione. All'apertura ufficiale di Sky gli hanno regalato il cappellino aziendale e lui ci va sempre in giro per San Giovanni in Persiceto. Gli amici lo prendono in giro, lui dice che, da contratto, percepisce 450mila euro all'anno per portarlo ogni giorno. Fra poco avrà un piccolo intervento, Sky e Gambero rosso chiamano ogni due ore per sapere quanto durerà la degenza, perché poi vogliono girare... è una star ormai”.

Infine, un pungente sguardo contemporaneo. “Finger food, che tristezza. E anche gli apericena. Li vedo, a Bologna, questi tavoli con delle galline morte, giovani che si fanno scofanate di brioches di quattro giorni prima. Una roba agghiacciante”. E un'osservazione – non priva di un valore, se vogliamo, politico, di grande attualità – sulle recensioni. “Se non sei un esperto, devi limitarti a dire mi piace o non mi piace. Non devi metterti a discutere di tecniche culinarie. Non sei un esperto, non farlo”.

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Vito a Mytiliade 2018 Archivio CdS


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