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Il Chesterton poeta declamato nelle sale del Comue di Lerici

Il Chesterton poeta declamato nelle sale del Comue di Lerici

Golfo dei Poeti - Il prossimo 24 aprile, martedì, alle 21, avremo il piacere di ascoltare dalla voce di Fabio Trevisan, una riproposizione del famoso poema epico "La ballata del cavallo bianco" di G.K. Chesterton. L'incontro, gratuito, avverrà nella sala consiliare del Comune di Lerici. Insieme a brevi letture, sarà possibile ascoltare musiche e osservare immagini inerenti il poema. La conferenza è aperta a tutti ed è proposta alla cittadinanza dall’associazione culturale Lerici Domani, con il patrocinio del comune.

Chesterton fu, tra le altre cose, un ammirevole poeta. "La ballata del cavallo bianco" è un poema in otto canti composto dall'autore inglese nel 1911 e dedicato alla vittoria del mitico re Alfred sugli invasori danesi del nono secolo. Una figura mitica, che si situa sul labile confine tra la storia e il mito, ed è proprio questo che affascina Chesterton che anni prima, nel saggio “Ortodossia”, aveva dichiarato, con il suo inguaribile humour, la sua opzione a favore della leggenda rispetto alla pedante e sempre faziosa storiografia: "La leggenda è fatta generalmente dalla maggioranza, sana, degli abitanti di un villaggio; il libro è scritto, generalmente da quello, fra gli abitanti del villaggio, che è matto".
Allo scrittore inglese piace la leggenda in quanto fatto popolare, affidato al semplice uomo comune che è grande proprio per la sua capacità di essere umile. Un sentimento espresso mirabilmente in questo verso della “Ballata” che racchiude tutto il credo poetico chestertoniano: "... quando la lavagna blu del cielo è cancellata/ completamente fino all’ultima stella/ e compaiono nuovi segni potenti da leggere,/ allora, gli occhi si spalancano per incredibile meraviglia,/ come quando un grande uomo vede chiaramente/ qualcosa che è più grande di lui".

"L’umiltà e la meraviglia sono sorelle nella visione di Chesterton che nel 1911 non è ancora approdato al cattolicesimo, anche se tutto l’impianto e molti versi del poema già rivelano la sua futura conversione, ad esempio quando contrappone gli inglesi convertiti ai danesi pagani: "Gli uomini dell’Est scrutano le stelle,/ per segnare gli eventi e i trionfi,/ ma gli uomini segnati dalla croce di Cristo/ vanno lieti nel buio". In questo verso si ritrova il gusto di Chesterton per il gioco di parole che non è mai fine a se stesso, ma sempre a servizio di una verità più grande da spiegare o illuminare. Quelle parole finali relative al camminare "lieti nel buio", sono un’altra piccola summa della poetica dell’autore inglese, capace di parlare con saggezza della luce, proprio perché ben consapevole dell’ombra che attraversa la vita di ogni essere umano".
(Tratto da Andrea Monda, Risorsette, Avvenire, 2009)

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