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Ultimo aggiornamento: Giovedì 20 Settembre - ore 22.35

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Dal mare arrivò il quadro della Vergine. O quasi

Riccardo Bonvicini guiderà gli interessati a scoprire la storia della chiesa di San Terenzo, tra miti e leggende. Le reliquie dei santi Bonifacio e Prospero e gli scontri tra avvocati per decidere chi doveva essere parroco.

Dal mare arrivò il quadro della Vergine. O quasi

Golfo dei Poeti - La chiesa e la sua storia; le reliquie e le opere d’arte che conserva ma anche il diritto di scegliersi il parroco che San Terenzo ha esercitato sino a ottant’anni fa. L’appuntamento, voluto dal parroco don Luca Gualdi all’interno dell’edificio sacro, è per martedì alle 18.15 e a illustrare la storia della chiesa della Natività di Maria e della parrocchia santerenzina sarà Riccardo Bonvicini, cultore di storia locale che condurrà il pubblico presente in un viaggio nel tempo partendo dai resoconti di visite pastorali e apostoliche che nella seconda metà del Cinquecento, hanno lasciato dettagliate descrizioni del luogo di culto.

E sempre dal Medioevo arriva la storia del venerato quadro della Madonna dell’Arena che la leggenda vuole trovato sulla spiaggia da alcuni pescatori. In realtà l’opera fu commissionata nel 1482 dai massari della chiesa ad un pittore di Piacenza e furono sempre i santerenzini a fornire allo scultore Domenico Gare un disegno affinché realizzasse il raffinato bassorilievo ancora oggi conservato a fianco dell’altare maggiore. Oltre a quadri del XVII secolo la chiesa conserva anche importanti reliquie dei santi Bonifacio e Prospero. Di quest’ultimo, patrono del paese, Bonvicini ha rintracciato il documento che accompagnò le reliquie, certificate dal Patriarca di Costantinopoli, quando arrivarono nella chiesa a metà del Settecento. Il viaggio nella secolare storia del luogo di culto passerà anche attraverso le confraternite che hanno operato al suo interno con scopi religiosi ma anche sociali.

Poi il racconto del diritto riconosciuto ai santerenzini in epoca medievale a scegliersi il sacerdote. Quando l’incarico era vacante il vescovo raccoglieva le candidature di chi si offriva a ricoprire il posto e indiceva elezioni alle quali avevano diritto di partecipare tutti i capifamiglia del paese che si autotassavano per il mantenimento della chiesa. Il sacerdote più votato veniva nominato parroco e questa forma di democrazia ante litteram portò anche ad aspri scontri tra fazioni che sostenevano due diversi candidati. Nella metà del XIX secolo il paese restò sei anni senza sacerdote perché i due candidati oltreché fronteggiarsi nel segreto dell’urna lo fecero anche in tribunale a suon di ricorsi e carte bollate. A tingere di giallo quella sfida tra sacerdoti ci fu anche un attentato, per fortuna fallito, nei confronti di uno dei due contendenti che fu solo sfiorato dal colpo di fucile che gli venne sparato contro e finì invece per ferire gravemente il chierichetto che lo accompagnava.

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