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Ultimo aggiornamento: Martedì 23 Ottobre - ore 22.48

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"Centinaia di fiammelle nel nero del cielo, poi il diluvio riprese e le spense"

La tragedia dello scoppio della polveriera di Falconara, 96 anni fa un paesaggio apocalittico nel Golfo della Spezia.

L'ORRORE
"Centinaia di fiammelle nel nero del cielo, poi il diluvio riprese e le spense"

Golfo dei Poeti - "Mancavano pochi minuti alle tre di notte, sin dall’alba pioveva. A mezzanotte era cominciato il temporale vero e proprio: pioggia scrosciante, fulmini e tuoni a raffica.

D’improvviso tutto Trabastìa si mise a tremare come se un’enorme mano lo scuotesse come si scuote un cencio dal balcone. Poi ci fu il boato enorme, infinito, spaventoso e assordante.

Subito dopo iniziarono a piombare sulle case macigni e terra, a tonnellate. In meno di un minuto la devastazione fu completata: tetti sventrati, pareti crollate, palazzi demoliti, feriti e morti in ogni casa.

Coloro che storditi e attoniti riuscirono a scendere tra le macerie in quello che restava delle vie furono ricoperti da un terriccio giallastro che puzzava di bruciato.

Per un breve istante, forse spazzata via dallo spostamento d’aria, la pioggia cessò e nel nero del cielo si videro ondeggiare centinaia di fiammelle, erano frammenti di documenti in fiamme. Funerei lumini rossi che volteggiavano piano dando alla notte l’aspetto insensato di una lugubre festa.

Occhi allibiti li guardavano, senza capire...

Poi riprese indifferente il diluvio, li spense in un secondo, tutto tornò buio e penoso, le urla dei sopravvissuti iniziarono a riempire la nottata.

I soccorsi non arrivarono in fretta.

Il boato agghiacciante svegliò di terrore gli abitanti di Spezia, di Sarzana, di Carrara, e mandò in frantumi le finestre delle case a decine e decine di chilometri da lì, ma nessuno capì da dove fosse giunto e cosa l’avesse causato.

I giorni successivi i giornali scrissero di un fulmine che come una rasoiata sfregiò il buio della notte picchiando sul colle dell’Arpara, duecento metri sopra Trabastìa, s’insinuò nel forte inaugurato soltanto quarant’anni prima, percorse illuminando i suoi più scuri anfratti e infine colpì la polveriera. Vi erano accatastate munizioni per mille e cinquecento tonnellate.

I quattro soldati che prestavano servizio alla fortezza, l’ufficiale, la moglie e i loro sette figli, furono i primi ad essere fatti a pezzi.

Nella notte si susseguirono decine e decine di telefonate tra la Marina, i sindaci, le pubbliche assistenze, ma nessuno sapeva di preciso dove andare. Solo al primo pallido chiarore, nei paesi vicini si resero conto che il colle dell’Arpara era dimezzato".

Beppe Mecconi
(tratto da Trabastìa - cent'anni di gente comune)

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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