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Denunciato dal sindaco, si difende: "Parlavo di interessi politici"

Stamani in tribunale ha preso il via l'ascolto dei testi nell'ambito del processo innescato dalla querela per diffamazione sporta dal primo cittadino di Lerici, Leonardo Paoletti.

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Golfo dei Poeti - "Con le mie parole non intendevo fare riferimento a interessi economici, non volevo dire che qualcuno si fosse messo in tasca dei soldi. Intendevo interessi in termini di carriera politica". Questo uno dei passaggi chiave stamani in tribunale in occasione del processo innescatosi per la querela per diffamazione intrapresa dal sindaco di Lerici, Leonardo Paoletti, nei confronto di Stefano Silva - suo il virgolettato -, professionista attivo nel mondo degli eventi e della promozione che nel 2015 si era candidato in lista con l'attuale primo cittadino senza essere eletto. Il querelato, difeso dall'avvocato Michele Fiore, ha quindi sostenuto che le sue colorite affermazioni rilasciate sul gruppo pubblico Agorà Lerici nel giugno 2017, in cui parlava della coltivazione di interessi privati e di porcate pensate per giustificare determinate spese, non volevano far riferimento a qualsivoglia meccanismo ideato da Palazzo civico per far bottino, bensì a circostanze di natura politica. Grande protagonista della mattinata dell'Aula 5, che ha lavorato orchestrata dal giudice dott.ssa Marozzi (Pm dott.ssa Paoletti), l'operazione di rebranding Lerici Coast (lanciata dall'amministrazione Paoletti tre anni fa), oggetto privilegiato degli strali di Silva, che anche stamani l'ha definita "fallimentare" e "non realmente gratuita - un messaggio fuorviante - visto che poi si sono susseguite numerose spese correlate". Di diversa natura ovviamente la versione resa dalla teste Luisa Nardone, assessore al turismo, e dal querelante Paoletti, i quali hanno rimarcato la bontà dell'idea inquadrando in una sua normale evoluzione le spese sostenute in seguito, ad esempio per registrare il dominio o riqualificare la segnaletica. La disputa sulla qualità e la riuscita della Lerici Coast è stata a più riprese bollata come estranea al merito del dibattito dal legale del primo cittadino, l'avvocato Andrea Lazzoni. Tra i temi toccati, anche la cena con i professionisti della Landor - la società che ha 'offerto' l'operazione di rebranding - tenutasi la sera successiva alla presentazione del nuovo marchio e contenitore (con sito correlato) alle Bontà nascoste, locale del marito dell'assessore Nardone che ha garantito una cena per dodici persone al prezzo di 140 euro (con otto coperti gratuiti).

Nella sua esposizione Silva, riprendendo alcuni concetti del calderone social in cui sono comparse le sue parole oggetto di querela, ha ribadito di essere convinto che di un rilancio turistico del territorio, nonché della realizzazione di sito e account social correlati, si sarebbero potute occupare persone del gruppo di lavoro che ha portato Paoletti al governo comunale. Silva ha fatto i nomi di Francesco Muzi (non eletto, messo da Palazzo civico alla presidenza della Fondazione pubblica assistenza, come ricordato dal sindaco) e del consigliere comunale Mattia Antonini. "Anche io avrei potuto occuparmene, ma non avrei avuto problemi a fare un passio indietro e lasciare lavorare queste persone", ha precisato. Dal canto suo Paoletti ha rammentato come Silva volesse inizialmente candidarsi a sindaco, prima di accordarsi con l'attuale primo cittadino per entrare nella sua lista. "Dalla potenziale candidatura a sindaco è passato alla candidatura a consigliere raccogliendo una ventina di voti - i suoi famigliari più pochi altri - senza nemmeno risultare eletto - ha detto il sindaco -. Accordi preelettorali per l'assegnazione di ruoli? Non ce n'erano. L'auspicio di Silva era occuparsi degli eventi, gli sarebbe piaciuto fare il presidente della partecipata Sviluppo turistico Lerici, che però non è tanto una società che si occupa di eventi, quanto di parcheggi e catenarie, la cui guida abbiamo affidato a un'autorevole figura esterna alla nostra lista, l'ingegner Zanelli". Silva ha replicato sostenendo di aver preso "29 voti più i 46 di un altro candidato che veniva dal mio gruppo" e ha accusato la lista civica che ha sostenuto Paoletti "di essere diventata politica e vicina alla destra subito dopo la vittoria, qualcosa di cui bisogna rispondere agli elettori". Ultimo teste ascoltato è stato l'ing. Massimo Gualco, uno degli amministratori di Agorà Lerici, il quale, interrogato in merito, ha confermato la vivacità e l'alta partecipazione (1.100 utenti attivi) del gruppo Fb, che è pubblico, quindi visibile a tutti. Ed è proprio commentando un post di Gualco che Silva aveva digitato i commenti finiti sotto la lente del sindaco. Tra questi anche la prospettiva di "una cura medievale per il culo", che però all'ex candidato non ha fruttato una querela per minaccia, essendo palese a tutti che si tratta di un riferimento cinematografico tarantiniano, non di un reale e truce auspicio. Dopo circa due ore e mezza la seduta in Aula 5 si è conclusa. Il processo si aggiornerà a luglio con l'ascolto degli altri testi, tra cui l'ex sindaco Emanuele Fresco e l'assessore regionale Giacomo Raul Giampedrone.

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