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Ultimo aggiornamento: 21/09/2020 13:25:25 Sezioni 0 di 0

Addio "principe", Paolo Paoletti non c'è più

E' mancato nel pomeriggio di ieri. Molto conosciuto per la fitta rete di amicizie che si era costruito negli anni. I funerali si terranno sabato mattina, 11 luglio, nella chiesa di San Giovanni Battista a Fezzano.

aveva 57 anni
Addio "principe", Paolo Paoletti non c'è più

Golfo dei Poeti - Aveva girato l'Europa a bordo di un camper e sognava di volare a New York. Paolo Paoletti aveva un cuore grande che purtroppo ieri si è fermato. Se n'è andato in silenzio, aveva 57 anni. Ed è profondo il lutto tra quanti lo hanno amato e conosciuto, perché Paoletti non era un uomo come tutti gli altri. Era nato a Roma il 5 settembre del 1962 e all'età di quattro anni gli era stata diagnosticata una distrofia muscolare del tipo Duchenne. Nonostante le complicazioni che comporta questa patologia, come la perdita totale della mobilità, Paoletti ha cercato di assicurarsi una vita completamente autonoma. Nel tempo si trasferì dapprima a Fezzano e poi alle Grazie, dove ha trascorso i suoi ultimi giorni.

Era affamato di vita e libertà. Ed è da questi due diritti fondamentali che assieme alla sua famiglia, in primis l'adorata madre Ilva scomparsa anni fa, e la sorella Francesca, riuscì a costruire una fitta rete di volontari che lo accudivano. Rapporti che, grazie alle immense capacità di Paolo, erano destinati a cambiare radicalmente trasformandosi in breve tempo in amicizie profonde e durature.
Ed è proprio con gli amici che lui amava passare il suo tempo, anche lanciandosi in vere e proprie avventure. Nel 2006 e nel 2007 salì a bordo di un camper attrezzato per disabili e fece tappa in diverse città europee. Quell'esperienza, che toccò anche la Berlino conquistata dall'Italia in occasione dei mondiali, si rivelò di grande stimolo per lui. Con estrema tenacia Paolo e i suoi amici visitarono anche Amsterdam, Praga e Vienna. L'anno successivo fu la volta della magica Barcellona e della Camargue.
La sua famiglia è stata il porto sicuro per tutta la sua esistenza. Oltre alle già citate Ilva e Francesca, assieme ai fratelli Gabriella, Anna, Alberto, i nipoti Enrico, Serena e tutti gli altri congiunti, a casa Paoletti non è mai mancato l'amore in tutte le sue forme. Paolo era un uomo appassionato. Amava il cinema, la musica, le storie d'amore, la scrittura. Nutriva un profondo rispetto per le donne e non perdeva occasione per rivolgere loro un pensiero profondo.
Da ragazzo non riuscì a completare il ciclo scolastico ma nel 2014, assieme ad un gruppo di giovani volontari, conseguì brillantemente il diploma e si iscrisse all'università. Lo attraevano particolarmente la psicologia e la filosofia. Nel secondo percorso trovò la sua strada. Uomo profondo e riflessivo, ha avuto nella scrittura un valido alleato per tutta la vita e per la rivista fezzanese "Il contenitore" oltre che essere uno degli articolisti più apprezzati pubblicò i racconti a puntate "Anna e Marco", diventato poi un libro, e "L'altra". E' stato punto di riferimento per Telethon (venne anche intervistato dalla Rai per la maratona televisiva) e nella Uildm trovò un importante appoggio, oltre ad una fitta rete di amici coi quali passò tantissime estati negli alloggi di Bordighera.
Sempre nel 2014 partecipò ad un convegno, patrocinato dall'Onu, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità. Nel 2016 assieme a un gruppo ristretto di amici organizzò una colletta per l'acquisto di un defibrillatore portatile, che poi venne donato al Comune di Rocchetta Vara.

Paoletti non si fermava davanti a nulla. Il suo quadro clinico sin dalla più tenera infanzia era stato dichiarato complesso e con prospettive limitate. Ma come lo ha definito più di un amico era nato per essere libero e selvaggio. Riuscì ad assistere a concerti importanti: gli U2 a San Siro e Ligabue a Livorno. Tappe che per molti potrebbero sembrare esperienze d'impatto ma non particolarmente complesse. La mobilità di Paoletti era azzerata e possibile solo con una carrozzina, una voce flebile che in caso di emergenza sarebbe stata difficile da sentire. Ma lui, più tenace di un combattente riuscì a fare anche questo. Anzi, di più: in occasione del suo cinquantesimo compleanno volle riunire tutti gli amici di una vita in una grande e memorabile festa i cui preparativi durarono più di un anno.
La sua scomparsa crea un vuoto immenso in tutte le persone che hanno incrociato la sua strada. Chi avuto l'onore di conoscerlo lo aveva soprannominato scherzosamente "Principe", perché le circostanze imponevano una serie di accortezze e movimenti che necessariamente dovevano essere compiuti da terzi proprio come per una testa coronata. Ma tutto si faceva con allegria e rispetto. Il debito di riconoscenza nei suoi confronti è direttamente proporzionale all'amore che ha saputo regalare: infinito.
I funerali si terranno sabato mattina alle 11.30 nella chiesa di San Giovanni Battista a Fezzano. Agli amici ha chiesto di non indossare abiti neri, perché voleva colori allegri. Paolo non vuole fiori ma ha espresso il desiderio di raccogliere offerte da devolvere a Emergency.
Le ultime parole spettano a lui: "La disabilità per alcuni aspetti è limitante, è innegabile, ma sono convinto che abbattere le barriere non sia impossibile come coltivare i propri sogni. Infatti, nel cuore conservo quello di partire per New York".

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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