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Ultimo aggiornamento: Giovedì 19 Ottobre - ore 14.40

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Un ponte tibetano per unire la Palmaria a Porto Venere

L'idea è venuta in mente agli ingegneri Sciacca-Cappelli sul modello Vagli: "Centottanta metri di lunghezza, smontabile e semi-trasparente. Aiuterebbe ad allungare la stagione. L'impatto ambientale? Minimale, nessun intervento strutturale".

Un ponte tibetano per unire la Palmaria a Porto Venere

Golfo dei Poeti - Un ponte tibetano in legno e acciaio che unisce Porto Venere e l'isola Palmaria? E' l'idea, destinata a far discutere, proposta da Giuseppe Sciacca, progettista dei ponti tibetani realizzati nel 2013 tra Manarola e Corniglia, e Sandro Cappelli. Anche la suggestione dei due progettisti spezzini rientra quindi nella discussione sul futuro dell'unica isola abitata della Liguria, per la quale da tempo è stato aperto un tavolo tecnico intorno alla progettazione preliminare affidata dalla Regione all'architetto Andreas Kipar.

Sciacca e Cappelli ci tengono però a rendere pubblica la loro ipotesi di un ponte “tibetano”, pensato con parti trasparenti, e da realizzare nel punto più affascinante dell'arcipelago, le amatissime "bocche", ovvero sia il tratto più prossimo al mare aperto che separa il promontorio di San Pietro dalla Palmaria. Sono sicuri che la notizia di un ponte così, ancorché temporaneo, farebbe il giro del mondo, portando centinaia di migliaia di turisti in più, nella stagione medio-bassa. Il modello vincente è quello del ponte tibetano installato quest'estate sul lago di Vagli, che ha visto moltiplicare le presenze di visitatori in quella parte di Garfagnana. "Il ragiomanento è quello di montare il ponte per alcuni mesi l'anno, fra ottobre e giugno (quindi non nel periodo di massima affluenza e di traffico marittimo) per allungare la stagione e dare un motivo in più ai tantissimi amanti del trekking che vogliono raggiungere la Palmaria con facilità. In quel periodo il flusso turistico è molto scarso tanto da non trovare bar aperti. E non sarebbe una scelta in conflitto con i battellieri coi quali peraltro abbiamo parlato e che potrebbero essere comunque coinvolti nella gestione, proponendo ad esempio pacchetti passerella-giro dell'isola-ritorno in barca, o viceversa." - spiega Sciacca. "Da sempre la Palmaria è in stato di abbandono, negli ultimi anni gli unici interventi degni di nota li ha fatti un privato e qualche altro piccolo proprietario, oltre al recupero di un forte. Con grande fatica è decollato e ben tenuto lo stabilimento balneare del Terrizzo, per il resto piccole o grandi rendite di posizione, spesso demaniali, e non ottimale stato di manutenzione di sentieri e spiagge".

Un'installazione in piena regola. "La nostra è una proposta semplice che ha le seguenti caratteristiche: è ludica, come la ruota panoramica alla Morin o le tribune per i comizi a Roma in Piazza del Popolo, o il tappeto di Christo sul lago di Iseo e può essere velocemente smontata. Ha un impatto visivo minimo e riteniamo comunque spettacolare, trattandosi di struttura snella a significativa. Il costo della struttura non è così elevato e con gli incassi si potrebbero mantenere puliti i sentieri. Senza contare che può essere anche una veloce soluzione per situazioni di emergenza (incendi, incidenti) e, ovviamente, non crea problemi di traffico". Un biglietto per l'attraversamento dei 180 metri che separano le due parti con la possibilità potenziale di ospitare contemporaneamente 360 persone. La parte pedonale larga un metro e 80 sarebbe trasparente, per vedere il mare sottostante da una posizione a dir poco suggestiva".

E naturalmente un ingresso controllato: "Se funziona si potrebbe poi prevedere una ripetizione negli anni successivi. Una bruttura? Sarebbe in realtà una bella struttura con un impatto ambientale minimale e senza bisogno di interventi massicci per gli ancoraggi. Ben vengano i masterplan e le osservazioni condivisibili di Legambiente però si vive una volta sola ed i tempi prima per i progetti, poi per le approvazioni, poi per gli appalti, ammesso si trovino i finanziamenti, poi per i vari ricorsi, intervallati dai cambi della politica, dalle annotazioni della Soprintendenza, dalle proteste dei comitati, etc... la certezza è che così per anni non si farà niente. Chi paga? Una mano dai privati è imprescindibile visto che anche le casse del Comune di Porto Venere languono come quelle degli altri enti locali".

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