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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 18 Gennaio - ore 22.38

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Un'altra Palmaria è possibile

Presenato al FortMed di Firenze uno studio sulle prospettive per la valorizzazione paesaggistica e architettonica del sistema di fortificazioni dell’isola dopo la sdemanializzazione: "Creiamo l'innesco per un sentimento di identità".

Un´altra Palmaria è possibile

Golfo dei Poeti - Non Capri ma nemmeno l'immobile situazione attuale. Quale futuro per l’isola Palmaria, nel solco di un compromesso fra il rispetto della storia, quello dell'ambiente e le cosiddette "esigenze turistiche"? E' un dibattito aperto ormai da tempo, da quando il Comune di Porto Venere ha acquisito un lungo elenco di pertinenze ex militari sulle quali impostare un investimento. Che cosa farci è ovviamente l'aspetto più importante, ma fondamentale è il taglio che si vuole dare ai futuri interventi e come per tutto quello che proviene dal militare, facendo i conti con una pregiudiziale cittadina che può non tenere conto di aspetti più importanti della frettolosa voglia di "liberarsi" una buona volta della Marina Militare. Ci hanno pensato tre spezzini, l'architetto Ludovica Marinaro, lo storico Stefano Danese e il presidente dell’associazione “Dalla Parte dei Forti” Saul Carassale, a scrivere un progetto che mira ad un cambiamento organizzato, nel segno del "paesaggio". La Palmaria rimane uno dei tasselli più importanti del sistema difensivo del golfo della Spezia, in un territorio così piccolo (si parla di migliaia di mq di superficie su un’isola di 189 ettari), si contano nove importanti fortificazioni, di varie dimensioni e fattezze, ognuna dedicata a scopi differenti: la Torre corazzata Umberto I, la Batteria Albini (già Schenello), la Batteria Cala Fornace, il Forte Palmaria e Batteria Conte di Cavour, la Batteria Semaforo (attualmente C.E.A.), la Batteria Sperimentale, la Batteria Carlo Alberto, la Batteria Amm. Ronca e la Torre Scola in mezzo al mare. Che cosa farne allora? Nel progetto presentato al prestigioso Fort-Med di Firenze, i tre curatori hanno presentato un'idea nata "per scongiurare modelli d’uso che vedono nel consumo di suolo e nell’infrastrutturazione commerciale e turistica pesante del territorio insulare l’unica via per la valorizzazione delle fortificazioni".

Lo studio mira a dare una lettura del patrimonio militare della Palmaria in ottica sistemica, coinvolgendo nel progetto di valorizzazione l’intero sistema di fortificazioni del Golfo. Le singole architetture, la loro funzione, divengono così la base conoscitiva fondamentale per un progetto di valorizzazione in linea con i principi della Convenzione Europea del Paesaggio, che procede per tappe, utilizzando strategie diverse di intervento sul territorio a partire dall’innesco di un processo di riappropriazione dei luoghi orientato ad una trasformazione consapevole e sostenibile da parte della cittadinanza. Tra il 1860 ed il 1870 e nei successivi conflitti bellici, l'isola (insieme al Tino) fu soggetta ad un’intensa edificazione di tipo bellico-militare, in virtù della sua collocazione geografica che l’ha resa un fondamentale avamposto difensivo della base navale e della città della Spezia. Strutture opportunamente nascoste, disseminate sull'isola e non rintracciabili ad uno sguardo superficiale, non solo a causa della vegetazione infestante, che nel tempo ha preso il sopravvento. Un patrimonio che oggi non serve più le funzioni essenzialmente militari, progressivamente dimenticato senza alcuna manutenzione, tanto che oggi restano in uso solo alcuni forti per l’addestramento del personale lungo la costa sul rovescio dell’isola del Tino presso la Batteria Gregorio Ronca su Punta Bianca. Fino alla dimissione, accordata nel marzo scorso e l'avvento di un nuovo scenario.

Opportunità e rischi. Dalla possibilità di recupero al rischio per le opere e per tutto quello che esse rappresentano come patrimonio architettonico, storico e culturale dell’intero Golfo. "La semplice, e frammentaria, riconversione degli edificati in strutture ricettive (con i relativi importanti adeguamenti strutturali, necessari alla nuove finalità) - questa la linea che si legge nelle pagine del progetto - e la cancellazione delle tracce minori, quali trincee, posti di avvistamento, infrastrutture accessorie, non permetterebbe né la comprensione completa del singolo manufatto, tantomeno il riconoscimento della sua peculiarità funzionale, annientando di fatto anche la logica della sinergia tra edificati diversi. "Una galleria di ricovero ed una piazzola di tiro, ad esempio, se descritte e mantenute correttamente, stabiliscono tra loro una relazione tangibile, che ci parla della storia dei luoghi e contribuisce alla formazione di una percezione cognitiva forte del paesaggio in cui architettura e natura si fondono in un intero indivisibile" - viene opportunamente chiarito nello scritto. L’attribuzione di nuove funzioni agli stessi luoghi che esuli da una loro precisa contestualizzazione, come ad esempio una terrazza bar ed un locale sauna, in primo luogo ha l’effetto di "creare una sorta di scollamento tra la morfologia delle opere e le ragioni che l’hanno determinata, aprendo il campo all’introduzione di modifiche, addizioni che potrebbero compromettere la lettura e l’integrità dei manufatti, così come è accaduto per la Torre Umberto I con il recente restauro". In seconda istanza non contribuisce a ricreare quel sentimento di riconoscimento identitario nella popolazione, fondamentale per la riappropriazione dei luoghi e per il loro inserimento in un circuito di paesaggi del quotidiano, compromettendo di fatto un altro pezzo di cultura storica nazionale.

Un'altra Palmaria è possibile. Un sano progetto di riconversione ad usi civili deve essere in grado, secondo i curatori, di coniugare passato e presente di questo complesso patrimonio architettonico e paesaggistico, facendo delle fortificazioni mete di interesse e non infrastrutture di servizio. "In ragione di questo principio, crediamo che il nodo della riconversione del patrimonio dismesso, debba innescare un processo sinergico, ovvero che affianchi alla valorizzazione architettonica quella storica, ambientale e naturalistica dell'isola rispettandone l’unità sistemica". L'associazione “Dalla parte dei Forti” nella primavera 2016 ha proposto un accordo al Comune di Porto Venere per muovere primi passi pratici in tale direzione: una serie di “incursioni” nei forti dell’isola, proponendo un circuito di fruizione che li abbraccia tutti e mette in risalto le connessioni tra essi. Tale ciclo di eventi, già sperimentato con successo in estate, ha lo scopo di creare coesione e produrre conoscenza dei luoghi, primo passo fondamentale per recuperare una corretta percezione del loro valore patrimoniale e per proporre quindi futuri interventi sui manufatti.

Un itinerario storico-bellico. Nel clima di attesa per conoscere il nuovo destino del patrimonio fortificato creatosi all’avvenuto passaggio dei beni della Marina Militare al Comune, si levano differenti voci e posizioni: "Quella sinergica dell’amministrazione regionale e comunale - si legge nello studio -, che vede nella conversione ad uso turistico alberghiero la principale, se non esclusiva, possibilità di messa a frutto del patrimonio architettonico, quella delle associazioni ambientaliste quali Legambiente e Italia Nostra che temono nuovi fenomeni di speculazione edilizia in un’area destinata a Parco e rivendicano il carattere selvaggio dell’isola, sino a quelle di molte associazioni locali e dei singoli cittadini, che temono ulteriori lottizzazioni, privatizzazioni e cementificazioni". In questo brulicare di opposizioni che molto spesso non riescono a trovare riscontro in attività effettive sul territorio, l’associazione 'Dalla Parte dei Forti', che dal 2011 svolge attività di promozione sociale e culturale curando moltissime iniziative per la conoscenza, conservazione e valorizzazione dei forti del golfo dei poeti, decide di proporre un primo progetto di valorizzazione del complesso di fortificazioni al Comune di Portovenere, agendo secondo la ferma convinzione che i primi passi per un corretto progetto di valorizzazione debbano essere mossi sul piano culturale, così che gli interventi sui manufatti edilizi ne siano informati. Un percorso di “archeologia bellica” che si snodi, mediante visite guidate in un gruppo chiuso, lungo i sentieri, alla scoperta delle postazioni e delle fortificazioni presenti. Le comunicazioni sono incentrate esclusivamente sul comparto storico-bellico coprendo un ambito ad oggi sguarnito senza entrare in conflitto con altre iniziative a carattere naturalistico come quelle proposte dalla guide provinciali ed offrendo invece prospettive di complementarietà. Il tracciato proposto tocca 5 delle 9 fortificazioni presenti sull’isola e si chiude ad anello: "Si presuppone la realizzazione di idonea segnaletica esterna ed interna alle fortificazioni e di semplici guide cartacee per i partecipanti". Vista infatti l’attuale condizione di abbandono si rende necessaria una fase preliminare di pulizia del tracciato, liberandolo dalla vegetazione infestante e rendendolo agibile con la chiusura dei tratti non in sicurezza.

La Torre Umberto I punto di partenza ed arrivo. Sede del punto informazioni, ristoro e di una mostra fotografica dedicata a tutte le fortificazioni dell’isola a cura dell’Associazione da realizzarsi nei locali del forte, nell'idea di Marinaro, Danese e Carassale sarà il punto di riferimento: oggi è adibito a centro culturale legato al mare con spazi espositivi, congressuali e laboratori didattici. Dalla Torre Umberto I, si risale a piedi lungo le vestigia della batteria Albini, opportunamente ripulite da rovi e limitate nell'accesso ai punti in sicurezza, illustrando le ragioni che hanno condotto alla scelta del sito per questo forte ed alla sua funzione. La visita prosegue lungo la “via dei condannati”,
(sentiero che prende nome dal fatto che veniva quotidianamente percorsa dai 1.000 condannati ai lavori forzati, domiciliati nel Forte Palmaria e che, ogni giorno, erano impiegati nei lavori di costruzione della Torre Corazzata Umberto I), per arrivare fino al forte Palmaria in vetta all’isola. Qui una visita dell’interno illustrerà al gruppo le caratteristiche principali del forte nel suo del suo apparato architettonico e bellico, per comprendere la gerarchia funzionale degli spazi di questa architettura al tempo della sua piena attività. Il percorso prosegue verso le opere annesse al forte, la batteria “Cavour”, ed infine il C.E.A sito nei locali della Batteria del Semaforo, per poi scendere nuovamente verso la torre, toccando ora le postazioni site sul versante sud dell'isola.
Un'un’iniziativa culturale e in quanto tale si presuppone non lasci apparentemente tracce sul territorio, propone invece una trasformazione leggera del territorio sul piano dell’immaginario del paesaggio. Una percezione corale, capace di interpretare gli stimoli che il territorio ci offre. Costruire una solida percezione condivisa del patrimonio culturale che una determinata porzione di territorio esprime è quindi il primo importante passo per riconoscere determinati paesaggi e poterne valutare la qualità in relazione ai valori ad essi attribuiti dalla popolazione che li abita. Il progetto di itinerari guidati alla scoperta delle fortificazioni dell’isola Palmaria, in linea con questo principio formulato compiutamente nel
preambolo della Convenzione Europea del Paesaggio, stimola la formazione di una piena coscienza del territorio e del patrimonio storico architettonico dell’isola, favorendo il “rincontro con questi luoghi” (Nogué, 2015), ad oggi dimenticati ed abbandonati, con l’innesco di un sentimento di identità. E sabato 26 novembre al convegno "Dalla parte dei Forti 2016 - Le fortificazioni del golfo, dal passato al futuro", presso la sala ex refettorio degli Olivetani a Le Grazie (ingresso a lato della Chiesa), si parlerà a partire dalle 16.30 anche di questo, oltreché degli altri progetti attuali.

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