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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 21 Novembre - ore 17.59

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Tre condutture a rischio rottura minacciano il golfo

L'allarme nella relazione dei tecnici della IG&OM sul terminal spezzino dell'oleodotto Nato. Un'ispezione indicava "un accentuato fenomeno corrosivo" delle tubazioni, non ispezionabili all'interno. La più vecchia è a mollo dagli anni Sessanta.

l'oleodotto fa paura
Tre condutture a rischio rottura minacciano il golfo

Golfo dei Poeti - L'allarme scatta già almeno sei anni fa. Tecnici della IG Operation and maintenance, l'azienda che gestisce l'oleodotto Nato che ha il suo punto di ingresso nel Golfo della Spezia, visitano il sito ligure accompagnando il Comando logistico oleodotto Nord Italia, l'apparato militare che l'oleodotto utilizzano per rifornire aerei e carriarmati dislocati nella varie basi da Pianura Padana alla Venezia. La relazione che nasce da quel sopralluogo pone fortemente l'accento sui rischi, per l'ambiente e per l'operatività del sistema stesso, che il terminal spezzino corre e parla chiaramente della “urgente necessità dello studio di un intervento risolutore del punto di crisi”.

La macchina per potenziare il terminal marittimo spezzino si mette in moto allora, fino ad arrivare ai giorni nostri con il bando di gara europeo della cui esistenza Città della Spezia ha dato notizia ormai più di tre settimane fa (qui l'articolo). Delle tre condotte sottomarine che nascono a circa 300 metri da Punta San Bartolomeo, in pieno Golfo dei Poeti, è quella centrale a rappresentare la più grande preoccupazione. Lo stato di conservazione del manufatto e dei suoi due omologhi che corrono interrati nel fondale di fronte a Ruffino è sconosciuto anche agli stessi esperti civili e militari, ma ci sono indizi e deduzioni che rendono un disastro ambientale e "strategico" quantomeno plausibile. Saperne di più è impossibile e il motivo è semplice e allo stesso tempo inquietante: il modo stesso in cui le tre condotte furono progettate e realizzate non permette di sincerarsi sul loro stato di corrosione.

Nel 2012, quando venne realizzato un sistema di stoccaggio e trattamento delle acque di processo, era già stato evidenziato "un accentuato fenomeno corrosivo" riguardante tutte e tre le tubazioni in prossimità degli impianti a terra. Da allora però non è stato possibile approfondire il pericolo perché le sea line, di acciaio e dotate di protezione catodica come gli scafi delle navi, sono composte di tratti di diverso diametro (più stretti agli estremi e più larghi al centro) saldati tra loro con giunti a bicchiere. Impossibile quindi ispezionarle internamente. Se le due condutture esterne risalgono ai primissimi anni Ottanta, un'anzianità già di per sé notevole, quella centrale è a mollo nelle acque salate del Golfo dei Poeti addirittura dal doppio del tempo, ovvero dagli anni Sessanta (qui i dettagli dell'opera). E' dunque logico aspettarsi uno stato di corrosione maggiore.

Altro particolare non secondario: non tutti i dettagli tecnici della sea line sono "reperibili". A quanto pare in nessun archivio è stato trovato un esauriente carteggio che riporti materiali e tecniche usate per costruite la linea più datata. Gli attacchi sono per esempio "non meglio identificati", per cui "si presume siano uguali agli altri due". Quello che è certo è che le tre condotte sono indipendenti tra di loro e vengono usate l'una in alternativa all'altra. La conclusione dei tecnici della IG&OM è di dare urgenza all'opera: “Un cedimento strutturale delle tubazioni a mare provocherebbe un inquinamento nel Golfo della Spezia con conseguenze enormi sia di carattere tecnico in conseguenza del sequestro degli impianti con inevitabile fermata degli impianti dell'intero Sistema sia di carattere penale nei confronti della società di gestione e dell'amministrazione difesa”.

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