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Quello scampo giapponese che vive nel nostro golfo

E ci sono pure un mollusco californiano e un briozoo del Pacifico. Li hanno scoperti l'Università di Pavia e l'Enea immergendo dei "mattoni" tra la Morin e Porto Venere. "Così valutiamo la presenza di specie aliene nel Mediterraneo".

la vera invasione
Quello scampo giapponese che vive nel nostro golfo

Golfo dei Poeti - Prosegue il monitoraggio delle specie aliene marine nel Golfo della Spezia da perte del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia. Le specie aliene (ovvero, originarie di oceani lontani, e trasportate in Mediterraneo dalle navi o da altri vettori di origine antropica) rappresentano una grave forma di ‘inquinamento’ dei nostri mari, sebbene meno conosciuta e temuta rispetto a, per esempio, idrocarburi o plastiche. Le specie introdotte da altre aree geografiche, in assenza di competitori e nemici naturali, possono diventare invasive e causare gravi problemi alla biodiversità, al funzionamento degli ecosistemi marini, e all’economia o salute umana.
Poiché il primo passo per affrontare il problema è conoscerlo e quantificarlo, il team di ricerca pavese capitanato dalla professoressa Anna Occhipinti e composto da Agnese Marchini (ricercatrice), Jasmine Ferrario (assegnista) e Marco Tamburini (dottorando), ha iniziato a luglio 2018 a testare nel Golfo della Spezia una tecnica di monitoraggio che, se si rivelasse efficace, potrebbe essere estesa ad altri siti italiani e Mediterranei. Con il supporto locale di alcuni colleghi del Centro di Ricerche ENEA, il team pavese aveva immerso mattoni nelle acque dei porti e delle marine turistiche allo scopo di misurare la presenza e abbondanza di specie aliene marine nel Golfo.

"I mattoni occorrono in realtà per mantenere sommerso in posizione orizzontale un piccolo quadrato in pvc, che rappresenta il vero substrato sperimentale del nostro esperimento", spiega la dottoressa Marchini. Dopo tre mesi di immersione, i pannelli devono essere prelevati e analizzati da biologi marini specializzati nell’identificazione di invertebrati, con particolare attenzione alla presenza di specie aliene. "L’idea non è certo nuova - commenta la professoressa Occhipinti - "Questo sistema è infatti stato ideato oltre vent’anni fa dal dottor Greg Ruiz dello Smithsonian Environmental Research Center degli Stati Uniti, ed è stato ampiamente collaudato lungo le coste atlantiche e pacifiche, raccogliendo così un’impressionante quantità di dati sugli arrivi di specie aliene marine in America. Noi però siamo i primi a provarci in Mediterraneo: qui non esiste una tradizione di monitoraggio delle specie aliene marine, e ora che la Comunità Europea ci richiede di effettuarlo, occorre trovare sistemi efficaci e a basso costo".
"In realtà, è stata la dottoressa Erica Keppel del Serc - prosegue Marchini - a convincerci ad applicare il metodo americano anche in Mediterraneo. Noi per ora stiamo testandone il funzionamento alla Spezia, con l’intento di estenderlo in futuro ad altri siti, e raccogliere dati che possano essere messi a confronto con quelli raccolti dai colleghi d’oltreoceano. Così facendo, potremo in futuro effettuare una valutazione del fenomeno delle invasioni marine su una scala geografica molto ampia". Per il momento, i mattoni sono stati installati nella Baia di Santa Teresa, di fronte a Passeggiata Morin e nelle marine turistiche di Fezzano, Le Grazie, e Porto Venere. Nel 2019 è stato aggiunto un ulteriore sito presso l’isola di Palmaria.

La dottoressa Jasmine Ferrario, che si è occupata di contattare le autorità locali e ottenere le debite autorizzazioni, spiega:"In questa fase è stato fondamentale instaurare un rapporto di fiducia e collaborazione con gli enti e la popolazione locale. Il pericolo è infatti che i mattoni vengano individuati e rimossi dall’acqua, causando l’interruzione dell’esperimento. Per questo motivo, abbiamo cercato di illustrare gli obiettivi delle nostre ricerche ai gestori privati dei pontili, ai proprietari di barche, ai cittadini e visitatori che abbiamo incontrato nei siti da noi indagati, suscitando nella maggior parte dei casi interesse e spirito di collaborazione. In particolare, abbiamo ottenuto riscontri molto positivi dal Comune di Porto Venere, il Cantiere Valdettaro, la Scuola di Mare Santa Teresa, nonché dall’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Orientale e dall’Assonautica provinciale della Spezia, i quali hanno mostrato sensibilità ambientale, grande interesse per le nostre ricerche e hanno concesso l’autorizzazione al campionamento".
Il primo anno di sperimentazione si è concluso con successo: a ottobre 2018 i ricercatori pavesi hanno infatti rimosso i mattoni, accompagnati da due colleghe del Serc (Keppel e Repetto) giunte appositamente dagli Stati Uniti per addestrare i ricercatori italiani. L’analisi dei pannelli è stata poi completata nei mesi invernali, e ha rivelato la presenza di svariate specie aliene nei siti indagati, ad esempio, il briozoo del Pacifico Watersipora arcuata, il crostaceo giapponese Paranthura japonica, il mollusco californiano Polycera hedgpethi.

Nel frattempo, il più giovane membro del team, il dottorando Marco Tamburini, ha pianificato una serie di esperimenti manipolativi finalizzati a verificare se la fauna ricca e ben diversificata di una zona protetta sia più resistente all’invasione di specie aliene rispetto alla fauna semplificata e impoverita di un porto. "I lavori del secondo anno sono partiti in anticipo - racconta Tamburini - perché stavolta abbiamo dovuto installare mattoni anche nel Parco Regionale di Porto Venere, più precisamente nell’Isola di Palmaria. Fortunatamente, siamo supportati nel nostro lavoro anche da molti studenti della nostra e di altre università. Quest’anno, ad esempio, abbiamo ricevuto molte richieste da studenti stranieri per poter svolgere con noi un tirocinio pratico proprio per imparare la tecnica di monitoraggio col ‘mattone’, e in primavera abbiamo ospitato per sei settimane una giovane studentessa brasiliana (proveniente da un Master Internazionale, Programma Erasmus +), che mi ha aiutato nell’allestimento dell’esperimento per la mia ricerca di dottorato".

Il sostegno economico di queste ricerche proviene in parte da una raccolta fondi che Occhipinti e colleghi hanno recentemente attivato sulla piattaforma di crowdfunding ‘Universitiamo by UniPV’. Il loro progetto, intitolato ‘Un mattone contro le specie aliene’, ha già raggiunto il primo target (5mila euro) grazie alle generose donazioni di imprese e di singoli, ma sta proseguendo con l’obiettivo di raccogliere ulteriori fondi per condurre ricerche sempre più specifiche e avanzate. L’idea è quella di creare un piano sperimentale che consenta ai ricercatori pavesi di prevedere la risposta delle specie aliene ai cambiamenti climatici che sono ormai in atto. Chiunque volesse sostenere questa ricerca può collegarsi al sito www.universitiamo.eu ed effettuare una donazione, a tutti gli effetti detraibile, tramite carta di credito o bonifico bancario.

Il team dell’Università di Pavia sta ora preparandosi per il lavoro sperimentale di Luglio, che si svolgerà nella settimana dal 22 al 26 Luglio, e tornerà in autunno per un ultimo campionamento dal 30 Settembre al 4 Ottobre.
Infine, nel giorno conclusivo della campagna estiva, Venerdì 26 Luglio, la dottoressa Ferrario presenterà al pubblico il progetto di ricerca presso la Camera di Commercio di La Spezia, nell’ambito dell’Open Day del cantiere Valdettaro, e invita tutti gli interessati a partecipare.

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