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Ultimo aggiornamento: Sabato 24 Agosto - ore 13.52

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Porto Venere, la maggioranza perde un pezzo sulla Palmaria

Giovanna Angelino si è astenuta, mentre il resto dei consiglieri della lista Cozzani hanno votato contro la revisione del protocollo chiesta dal centrosinistra. Il sindaco: "Proposto alla Marina un tetto massimo di 2,6 milioni e chiesto il Terrizzo".

Ipotesi 25 per cento

Golfo dei Poeti - Non passa l'ordine del giorno con il quale la minoranza di centrosinistra di Porto Venere chiedeva la revisione del protocollo d'intesa sulla valorizzazione della Palmaria, ma ieri all'interno della maggioranza si è avvertito lo scricchiolio isolato dell'astensione sulla pratica da parte di Giovanna Angelino. Una defezione che ha sorpreso ma che non ha mandato in agitazione il centrodestra che ha espresso otto voti contrari, rispetto all'unica astensione e ai quattro pareri favorevoli dell'opposizione.

Il tentativo di portare il consiglio comunale a riaprire il dibattito sull'argomento è dunque fallito, ma l'occasione è stata buona per conoscere alcuni risvolti recenti della trattativa che il sindaco Matteo Cozzani sta portando avanti con i vertici della Marina militare locale per la stesura dell'accordo attuativo sulla cessione di decine di beni a favore del Comune.
In apertura Saul Carassale ha parlato del masterplan lamentando "la mancanza di destinazioni d'uso precise e la contraddittoria interpretazione del trasferimento non oneroso dei beni alla Marina. C'è una norma del 2013 che specifica chiaramente che non occorre trasferimento di risorse". "Quale è l'esatto iter che stiamo seguendo e quanto verserà il Comune alla Marina? E ancora: come si è arrivati allo scenario 5 bis, non previsto da Kipar, e quali sono nello specifico le linee guida dello sviluppo economico e sociale. In sostanza cosa deve diventare l'isola?", ha chiesto il capogruppo di opposizione.
Ombre e dubbi che hanno portato a depositare l'ordine del giorno con il quale la minoranza avrebbe voluto impegnare l'amministrazione alla revisione del protocollo e a una nuova analisi degli scenari.
"La riqualificazione dei beni della Marina - ha proseguito - senza una reale stima dei costi non ci convince, e ci saremmo aspettati una maggiore attenzione alla valorizzazione naturalistica e storica dell'isola. Alcuni beni, come il Cea, sono previsti con la sola destinazione alberghiera, perdendo così il valore culturale e museale che possiedono".
Ma il punto sul quale Carassale ha insistito maggiormente è quello dell'esposizione economica comunale: "Che benefit c'è nel fare studi con soldi pubblici per una operazione in cui il rischio di impresa è solo nostro. La Marina invece otterrà una cifra blindata. E poi perché conteggiare nel valore totale anche quei beni che il ministero della Difesa ha provato per anni a vendere, invano? Che passaggi saranno seguiti per passare dal masterplan allo strumento urbanistico? Potremo dire qualcosa? Sino a ora le decisioni sono state prese da sei persone a Genova, non c'è stata nessuna discussione in consiglio comunale".
Carassale ha espresso il timore che un bando unitario possa tagliare fuori i piccoli imprenditori locali, lasciando sul territorio solamente le briciole, esprimendo i timori di quanti stanno conducendo la battaglia del no al masterplan: "Non abbiamo garanzie per quanto riguarda la tutela e la conservazione del patrimonio dell'isola, né che l'agricoltura non sia da considerarsi un grimaldello per trasformare quattro baracche in una villa, né che non spacchetteranno e venderanno i beni a fini speculativi. Marmori parlò di tutela dell'isola nel 1976, ma ancora non è stato capito. La cava dimessa, di per sé è già attrattiva. Si possono realizzare interventi che funzioni sotto il profilo turistico anche seguendo una filosofia meno invasiva. Ragioniamone - ha detto rivolto ai colleghi della maggioranza - non secondo logiche di partito, ma come cittadini. Un errore compiuto ora ce lo porteremo dietro per sempre".
Infine una considerazione sugli stabilimenti balneari in uso alle forze armate: "Il mondo è cambiato rispetto agli anni '50 e '60, quando i bagni per i dipendenti dell'arsenale e i militari erano da considerare come integrazione allo stipendio. Oggi i numeri dei potenziali fruitori sono decisamente inferiori e le finalità differenti. Perché la Marina non retrocede di un centimetro e in compenso ci chiede di sistemare queste strutture in cambio di beni che non ho saputo manutenere? E perché non lascia le strutture del Terrizzo?".

Nessuna apertura da parte dell'assessore Emilio Di Pelino, che ha bollato come ideologica la posizione della minoranza.
"Gli accordi sono del 2015, ci sono stati enti coinvolti che non hanno obiettato sulle modalità di cessione non onerosa, nonostante la norma che richiamate.
Per quanto riguarda il Terrizzo, bisogna dire che non era previsto: anche noi speriamo di poter cambiare le cose e il sindaco sta facendo il massimo in suo potere. Fate richiamo a un ennesimo percorso partecipato, ma mi pare che quando non si vuole fare una cosa si dice parliamone. I tre punti dell'ordine del giorno non sono ricevibili, a mio avviso".
Subito dopo il colpo di scena, con la consigliera Angelino che ha preso la parola: "Non credo la Marina lascerà mai il Terrizzo anche se sindaco sta provando a trattare. Non mi piace questa soluzione 5 bis. Non c'è quadro chiaro di dove si va a parare. Gli scenari più naturalistici e l'albergo diffuso sono soluzioni che avrei preferito e pertanto su questa pratica mi asterrò".
Per l'opposizione ha preso il microfono Fabio Carassale che ha ricordato come la Palmaria sia stata inserita nel patrimonio dell'umanità Unesco dal 1997, faccia parte del Parco regionale di Porto Venere e abbia un'area marina protetta. "Il Piano di gestione del sito Unesco e il piano del Parco prevedono il consolidamento delle aree boschive e della vegetazione presente sull'isola, mentre il masterplan parla del taglio, soprattutto nella zona della vetta, per reintrodurre una agricoltura scomparsa da anni. Anche la conservazione della flora autoctona e la tutela degli uccelli richiedono la conservazione degli alberi, non la piantumazione di vite e ulivo. Invochiamo la procedura di Vas e ricordiamo che è pericoloso pensare per la Palmaria un modello turistico in stile Cinque Terre. I giochi sono stati fatti altrove, senza un controllo popolare".

La replica del sindaco Cozzani: "In consiglio sono state discusse pratiche sulla Palmaria a partire dal 2015, almeno in cinque occasioni. Era prima di questa amministrazione, ma c'è una continuità amministrativa che va oltre le persone. Per quanto riguarda la partecipazione forse non ricordate che abbiamo pagato una società appositamente per fare un percorso e al quale alcuni di voi hanno anche partecipato. Il masterplan non è uno strumento urbanistico, né regola i processi di alienazione. Queste sono competenze del consiglio comunale e tali rimangono. Ci sarà un bando pubblico per la vendita dei beni e le varianti agli strumenti urbanistici non possono sottrarsi a leggi di assoggettabilità. E anche in questo caso sarà coinvolto il consiglio".
Sui dubbi sollevati nei confronti dell'applicazione del federalismo demaniale, Cozzani ha sottolineato come "gli uffici legali di ogni ente coinvolto nella sottoscrizione del protocollo abbiano analizzato le carte senza obiettare alcunché. Il percorso è stato assolutamente regolare: nel 2013 abbiamo avanzato 88 domande per altrettanti beni alla Marina e ne sono state accettate 27. Sulle rimanenti abbiamo inviato 37 nuove richieste e ne sono state accettate 5. Tutto secondo quanto previsto dalle norme. Da qui andammo verso la stesura di un protocollo e l'allora ammiraglio Andrea Toscano approvò la cessione di tutti i beni tranne gli stabilimenti balneari e il Terrizzo. Stiamo proseguendo il dialogo per cercare di ottenere le strutture del Terrizzo e per trovare un'intesa sull'accordo attuativo, che poi sarà sottoposto al consiglio comunale. Noi abbiamo offerto permute per 1,8 milioni, la Marina ne ha chiesti 3,4. Abbiamo fatto una nuova proposta: permute per 2,6 milioni, che è la media tra le due somme, ma i proventi dovranno essere calcolati su una percentuale del 25 per cento delle sole alienazioni andate a buon fine, con un tetto massimo di 2,6 milioni, appunto. Il nostro rischio è zero e un altro vantaggio per il Comune è che avrà un ritorno importante in termini di patrimonio. E poi ci sarà il recupero di immobili abbandonati e un ritorno occupazionale. I bandi saranno aperti a tutti e i beni saranno oggetto di valorizzazione con l'egida ministero dei Beni culturali. E dovrà rimanere una fruizione pubblica, almeno parziale per tutte le strutture ex demaniali, compreso il Cea. Lo prevede la legge. Lo spauracchio del grande imprenditore che fa razzia in Palmaria fugato. Faccio notare che l'ultima operazione di questa tipologia è stata fatta sulla Torre capitolare che è stata affidata a un ragazzo neo laureato di 27 anni che ha proposto un progetto interessante e che paga 800 euro al mese".

"È proprio per questo che chiediamo di mettere a gara i piccoli beni in maniera distinta, non tutto insieme. E' vero in consiglio - ha riconosciuto il consigliere di opposizione Franco Talevi - abbiamo parlato in passato delle questioni relative all'isola, ma mai del masterplan. Con questo ordine del giorno non abbiamo voluto creare una frattura, ma lanciare un appello a condurre un dibattito e avviare un ragionamento ulteriore sulla base della legge del 2013. Evitiamo la figura del commissario, così da sgombrare il campo dalle paure di una azione che sia svolta senza alcun controllo. C'è anche chi sostiene che in base all'accordo che sarà siglato con la Marina la vendita dei beni a imprenditori amici possa essere fatto passare per un obbligo. Se si vuole smentire con chiarezza che sia un alibi per fare una Capri alla Palmaria non si accetti l'accordo".
"E se la Marina non accetta la proposta del 25 per cento delle alienazioni concluse, quale sarebbe l'alternativa? E se invece accetterà, allora non avremo più tutta questa fretta di vendere", ha sostenuto dai banchi dell'opposizione Francesca Sacconi.
"Questa proposta del 25 per cento per ora non è nero su bianco. Ma oggi abbiamo tra le mani un documento che dice cose del tutto diverse", ha aggiunto il capogruppo Carassale.

"Non c'è obbligo di alienare ma interesse - ha risposto Cozzani -. Cosa dovrebbe fare il Comune: acquisire ruderi per metterli a posto? Fare una azione immobiliare? Abbiamo visto come vanno le gestioni dirette: con il Cea c'era una perdita di 30mila euro all'anno, con il castello di 50mila. Forse è meglio ricavare e investire in altre priorità della vita amministrativa come l'adeguamento sismico delle scuole. Sul fatto che la Marina faccia ciò che vuole in casa sua non posso certo intervenire, non sono il ministro della Difesa. La proposta c'è, spero diventi presto un atto".

Dopo la votazione, a margine del consiglio, alcuni dei presenti, contrari al masterplan, hanno fatto notare come esista una legge (il dgls 85/2010) che impone al Comune di versare il 25 per cento degli introiti dalle alienazioni nel Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato. Una sottolineatura che mira smentire le parole del sindaco riguardo alla trattativa in corso con la Marina. Il primo cittadino, interpellato da CDS, ha spiegato che si tratta di due questioni differenti e che il Comune non verserà nessuna somma alla Marina, ma agirà secondo la formula della permuta, svolgendo lavori dal valore equivalente a una determinata somma.

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