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Porto Venere, gli ambientalisti: "Abusi in area demaniale non possono essere sanati"

Lettera a Comune, Capitaneria, Ufficio Demanio e Sovrintendenza.

In località Le Terrazze
Porto Venere, gli ambientalisti: "Abusi in area demaniale non possono essere sanati"

Golfo dei Poeti - Nella giornata di oggi, undici tra associazioni e comitati spezzini hanno scritto una lettera al sindaco di Porto Venere, al comandante della Capitaneria dei porto della Spezia, all'Ufficio Demanio della Regione, alla Sovrintendenza ligure “per manifestare il proprio disappunto e la propria preoccupazione per quello che sta avvenendo in località Le Terrazze nel comune di Porto Venere. Un vero e proprio abuso edilizio in area demaniale marittima, realizzato negli anni 2000 è solo recentemente oggetto di una sentenza del Tribunale spezzino, ora rischia di essere sanato in virtù di alcune determine comunali concernenti, appunto, la sanatoria di quel tratto. Eppure gli abusi in area demaniale non sembrano, alla luce della normativa vigente, poter essere sanati. I firmatari chiedono un incontro a tutti gli enti interessati per avere spiegazioni in merito alla vicenda”, si legge nella nota diffusa dai firmatari, vale a dire: Associazione Posidonia, Comitati del Levante cittadino, Comitato Vallesanta Levanto, Italia Nostra La Spezia, Legambiente La Spezia, Lerici, Val di Magra, Libera La Spezia, Lipu La Spezia, Murati Vivi, Palmaria Si Masterplan No, Portoveneretvb e VAS La Spezia.

“Appare davvero singolare che, essendo state realizzate tali opere abusive più di 20 anni fa, non ci sia stato nessun ente preposto che abbia fatto azioni di controllo e verifica prima di arrivare all’azione della magistratura – osservano gli attivisti nelle conclusioni della lettera -. Gli abusi in area demaniale difficilmente possono essere portati a sanatoria, e questo caso sembra averne tutte le caratteristiche. Non si comprende perché l’azione di sequestro operato dalla magistratura non abbia riguardato tutte le opere abusive, ma solo una parte di esse. Non capiamo a che cosa si riferisca la dizione 'opere di difficile rimozione' verbalizzata in precisi report ad esempio da parte della Capitaneria di Porto. In merito alle determina comunale n 309/2020 non si comprende se la scogliera, alla quale dovrà essere consentito libero accesso pubblico, non sia stata portata a demolizione proprio perché 'di difficile rimozione' e se in questo caso non scatti l’art. 49 del codice della navigazione, che in tali casi fa tornare alle proprietà del demanio tali opere. In altre parole, non si capisce se la scogliera sarà ancora in concessione, nonostante il libero accesso pubblico, oppure no”. E concludono chiedendosi “se vi sono forme di controllo sulla corretta esecuzione dei lavori di rimozione delle opere di prima fascia e altro, come ad esempio il corretto smaltimento dei materiali di risulta dai lavori”.

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