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Ultimo aggiornamento: Martedì 18 Settembre - ore 22.18

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Palmaria: tra giardino botanico, forti e tutela dei contadini

Interessante iniziativa organizzata dalle associazioni ambientaliste per approfondire i temi sul futuro dell'isola.

Il ministero: "Non alienabili i beni principali"
Palmaria: tra giardino botanico, forti e tutela dei contadini

Golfo dei Poeti - E' di ieri la comunicazione con la quale il ministero per i Beni e le attività culturali ha definito inalienabili i beni principali presenti in Palmaria, che dovranno pertanto rimanere di proprietà pubblica e saranno vincolati all'uso testimoniale. Una rassicurazione non da poco per quanti, singoli e associazioni, stanno prendendo parte al percorso partecipato sul futuro dell'isola impostato dalla Regione e coordinato dal Comune di Porto Venere.
Un iter che, come ha spiegato oggi il primo cittadino nel corso dell'iniziativa "Palmaria, giardino botanico naturalistico di terra e di mare un'alternativa ecologica per una tutela attiva della nostra meravigliosa isola come realizzarla?" organizzata da Italia nostra, Legambiente, Lipu e Grasp the future, non è ancora arrivato al compimento della prima fase e che sfocerà in un masterplan elaborato dall'architetto Andreas Kipar. In questo momento si stanno attendendo le osservazioni della Soprintendenza, che ha chiesto un supplemento di indagine sul patrimonio immobiliare presente sulla Palmaria e il passo successivo sarà la convocazione di un tavolo tecnico dopo il quale prenderà il via la seconda fase del percorso.

Il cuore dell'incontro che si è svolto nel pomeriggio nella sala consiliare di Porto Venere è stata la presentazione del lavoro svolto da un gruppo di componenti del Laboratorio Palmaria, guidati dai professori Giorgio Pizziolo e Rita Micarelli.
L'isola, definita "ultima goccia di vita" per il suo stato di conservazione, è stata descritta per le sue peculiari caratteristiche ambientali come il fatto di essere bagnata sui tre lati da altrettanti mari diversi tra loro (le acque del Canale di Porto Venere, quelle del Golfo dei poeti e quelle del mare aperto) e la particolare posizione che l'ha resa punto di riferimento per gli uccelli migratori.
"Oggi la Palmaria è assediata dal turismo di massa e il mantenimento del suo ecosistema è in bilico. Dopo i disboscamenti subiti per ragioni militari - ha spiegato Pizziolo - l'isola ha avuto la forza di ritornare a ospitare la vegetazione mediterranea e oggi la vediamo così, selvatica, né selvaggia né antropizzata".
Lo studio, che ha mantenuto come punto di riferimento la Convenzione europea del paesaggio, ha portato il Laboratorio Palmaria a proporre l'idea di considerare quel triangolo di terra circondata dall'acqua come un giardino botanico naturalistico di terra e di mare, di cui gli abitanti siano custodi e presentatori.
Le motivazioni di questa proposta stanno nella ricchezza di specie, alcune rare e fragili, come i papaveri delle spiagge, la festuca veneris e la centaura veneris. Ma anche sotto il pelo dell'acqua ci sono emergenze da proteggere, a partire dalla posidonia, barriera per la costa e rifugio per i pesci, e le gorgonie.
E' stato inoltre lanciato un appello per effettuare "serie indagini scientifiche sull'ambiente terrestre e marino", proponendo il recupero della Grotta dei colombi, all'interno della quale potrebbero essere svolti campionamenti del Dna presente per scoprire quali specie l'hanno abitata nel corso dei millenni.
I ruderi presenti sull'isola vengono visti come protagonisti di un percorso conoscitivo, e non come strutture da restaurare a tutti i costi, mentre la rete sentieristica necessiterebbe di un recupero complessivo.

Il direttore dell'Area marina protetta di Portofino, Giorgio Fanciuli, ha difeso i Parchi, allontanando il concetto di poltronificio. "L'unica carica di nomina politica è quella dei presidenti. Si pensi semmai a non metterci sempre politici trombati", ha sentenziato prima di spiegare, dati alla mano, come i vincoli ("senza quelli, altrimenti, un Parco a cosa servirebbe?", ha domandato provocatoriamente) possono essere considerati buone pratiche.

La professoressa Analisa Maniglio Calcagno, esperta di paesaggio, ha sottolineato la necessità di trasformare i vincoli in maggiore tutela e ha invitato a creare un sistema di collaborazione sempre più stretta tra il Parco nazionale delle Cinque Terre e quello regionale di Porto Venere, all'interno del quale è compresa anche la Palmaria.
L'importanza dell'isola per l'avifauna è stata illustrata da Paolo Canep, delegato della Lipu, ricordando la presenza di specie rare come il falco pellegrino, il rondone pallido, i marangoni dal ciuffo, le capinere e gli occhicotti, e proponendo la permacultura come orizzonte per il recupero dei terreni agricoli.

L'isola e le sue fortificazioni come punta di diamante di un percorso turistico storico-culturale che comprenda anche altri esempi delle 62 strutture militari che coronano le alture del golfo, è invece la visione portata da Saul Carassale, che ha parlato a nome dell'associazione Dalla parte dei forti. Una convinzione forte anche dell'esperienza di gestione e utilizzo a fini turistici e divulgativi della Fortezza Umberto I, grazie a una convenzione con il Comune di Porto Venere scaduta nell'ottobre scorso e ancora non rinnovata.
"Siamo per far vivere al turista l'essenza del nostro territorio. E alla natura si può aggiungere l'aspetto storico attraverso il quale far conoscere quello che è stato vissuto negli ultimi secoli da parte della nostra comunità", ha spiegato

Interessante anche il punto di vista di Patrizio Scarpellini, direttore del Parco nazionale delle Cinque Terre.
"In passato si parlava distintamente dei Sic e dei subambiti Unesco delle Cinque Terre e di Porto Venere. Oggi camminiamo insieme, e abbiamo siglato insieme l'accordo per la gestione dei Sic. Il nostro dovere è lavorare con il capitale naturale a disposizione per il benessere dell'uomo. Alle Cinque Terre, nonostante i milioni di turisti, si avverte un calo demografico come in alcuni comuni della Val di Vara, e come sulla Palmaria, dove oggi vivono solamente 28 persone. Significa che qualcosa non va. L'Unesco ha riconosciuto questi luoghi patrimonio dell'umanità per il rapporto inscindibile tra uomo, natura e paesaggio: siamo alla guida di Parchi "al contrario" in cui non dobbiamo lasciare che la natura si impossessi del territorio, ma anzi spingere affinché l'uomo ritorni a coltivare la terra. In pratica dobbiamo tutelare i contadini. Il vino delle Cinque Terre non deve essere apprezzato per la sua bontà, ma per la fatica che viene fatta per produrlo".

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