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Liquidazione Scuola di vela: "Comune bambino che porta via pallone"

Soci pronti a rivolgersi al Tribunale delle imprese per la liquidazione della partecipata. L'avvocato Leoni per Assonautica: "Nessun obbligo da Madia". Il presidente Bianchi: "Grande amarezza". L'imprenditore Vanelo: "Si frena progetto virtuoso".

RICORSO
Liquidazione Scuola di vela: "Comune bambino che porta via pallone"

Golfo dei Poeti - Liquidazione per la società Scuola di vela di Santa Teresa. Il Comune di Lerici ha fatto pesare il suo 53 per cento decidendo di liquidare, nonostante la contrarietà di tutti gli altri soci, tra i quali soggetti pubblici come la Camera di Commercio e soggetti privati quali Assonautica e Amici della vela. L'ufficialità è arrivata ieri sera, con una nota diramata da Palazzo civico a margine dell'assemblea dei soci.

Una scelta forte, che scontenta. “Il Comune è andato dritto per la sua strada – commenta l'avvocato Pier Giorgio Leoni, che segue Assonautica provinciale e Assonautica nazionale, due dei soci – . Come previsto, Palazzo civico ha decretato la messa in liquidazione, nonostante gli altri soci abbiano cercato di far capire che non era una scelta opportuna. Intanto perché la Legge Madia, brandita dal Comune, non obbliga alla liquidazione, ma consente, in determinate situazioni – come questa – di tentare la strada di vendere le quote: la disponibilità dei soci privati in questo senso non mancava. Liquidare non è l'unica via, e liquidando si fa del danno – al pubblico come al privato – azzerando il valore delle partecipazioni. Inoltre la ricognizione preliquidazione eseguita dal Comune è stata poco accurata. Quantomeno autoreferenziale”. Il legale spiega inoltre che “la Legge di stabilità approvata lo scorso dicembre, attraverso una serie di emendamenti, ha rinviato al 2021 gli obblighi di dismissione delle partecipate previsti dalla Legge Madia. Il sindaco parla di una finalità di tutela del patrimonio pubblico... ma da ieri sera le quote non valgono più nulla, e c'è la possibilità di un danno erariale, anche per l'ente comunale stesso. A mio parere le finalità sottese sono ben diverse: il Comune vuole gestire la scuola a modo proprio”. Si annuncia schermaglia legale: “Appena la liquidazione sarà trascritta nei registri camerali – conclude Leoni - scatterà un ricorso al Tribunale speciale delle imprese di Genova. Questo l'orientamento di Assonautica e Amici della Vela. Ci auguriamo si unisca anche la Camera di Commercio”.

Camera di Commercio - come il Comune socio di natura pubblica - che è guidata da Gianfranco Bianchi, a sua volta presidente dell'ormai liquidata Scuola di vela. In virtù di questo ruolo ieri in assemblea Bianchi ha tenuto un atteggiamento istituzionale, ma oggi non nasconde la sua visione. “Una scelta politica, una liquidazione non condivisa e a parere degli altri soci non motivata – afferma -. Sono amareggiato. La Scuola di vela l'abbiamo presa per i capelli nel 2013, alla fine dell'esperienza di Caprera. L'abbiamo recuperata, gestita a costo zero – nessuna indennità per presidenza e consiglieri, contabilità fatta gratuitamente dalla Camera di commercio -, l'abbiamo risanata e, attraverso una gara europea, c'è stato l'insediamento della società Amarest, che l'ha gestita egregiamente e che nel 2014 ha siglato un contratto di gestione che scade nel 2020. Ora si cancella tutto. Da parte mia c'è quantomeno rammarico. Anche alla luce della disponibilità dei soci privati di acquisire le quote di Comune e Camera di commercio, opzione che l'amministrazione lericina avrebbe dovuto valutare”. Anche secondo Bianchi “si potrebbe profilare un danno erariale, ma su questo eventualmente si esprimeranno gli organi competenti. Del resto se liquidi azzeri il valore delle quote. Quelle dell'ente camerale (che detiene poco meno del 20%) erano di 13mila euro, valore di riferimento quando ci stavamo muovendo per cederle – e c'era chi le avrebbe comprato – in seguito alla Madia”. Una dismissione che, come Bianchi spiega al pari dell'avvocato Leone, non è più obbligo stringente visto il ritocco alla Legge operato con l'ultima Finanziaria. Un ultimo rimpianto dall'ex numero uno della Confcommercio: “La scuola di vela nasce come iniziativa di tutto il Golfo da un'idea della Camera di Commercio e grazie all'apporto dei soci privati Assonautica nazionale, Assonautica provinciale, Confindustria La Spezia (intervenuta QUI), Amici della vela, Circolo velico La Spezia e, all'inizio, Cassa di risparmio della Spezia. Il Comune inizialmente era in minoranza, poi inopinatamente arrivò alla maggioranza. E con questa forza ieri Palazzo civico ha deciso di liquidare”.

La menzionata società Amarest, che a Santa Teresa ha insediato la 'Scuola di mare', fa capo all'imprenditore Ugo Vanelo. “Non mi resta che farmi delle domande – commenta Vanelo -. Perché mettere in liquidazione una partecipata che oggi sta risanandosi? Che ha dato in gestione ad Amarest il suo bene, che viene valorizzato e gestito secondo i criteri dell'affidamento, che ha fatto oltre mille corsi di vela, che ha stretto rapporti importanti? Perché liquidi invece di cedere le quote ai privati, visto che sono disposti a rilevarle? Proprio non capisco questa scelta. Siamo preoccupati e dispiaciuti, vengono meno certezze. Si va a frenare un progetto virtuoso. Il Comune ieri si è comportato un po' come il ragazzino più grande che gioca a pallone in cortile con gli altri bambini: gli fanno un fallo allora prende il pallone e se ne va via. Il Comune ha fatto questo, ha detto adesso non si gioca più. E' una delle poche volte in cui un imprenditore investe nel territorio e un amministratore invece di essere felice gli toglie il 'gioco' perché magari lo vuole gestire lui”.

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