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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 18 Gennaio - ore 18.52

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Lerici tra 140 ettari di terre incolte, sogni cooperativi e "Progetto Caprione"

Il presidente del Parco di Montemarcello, Magra e Vara, Pietro Tedeschi, ospite ieri sera in sala consiliare.

Lerici tra 140 ettari di terre incolte, sogni cooperativi e `Progetto Caprione`

Golfo dei Poeti - Ieri sera il ciclo di incontri "Impresa e territorio: il ruolo della cooperativa di comunità", rassegna lericina animata da Fabrizio Dei con sostegno di Comune e Legacoop, ha visto protagonista il Parco di Montemarcello, Magra e Vara. In sala consiliare ha infatti fatto tappa il presidente dell'ente, Pietro Tedeschi, affiancato dall'agronomo Massimiliano Cardelli. "Prosegue il percorso verso la cooperativa di comunità - ha detto Dei introducendo l'incontro -, una serie di momenti di confronto e riflessione organizzati per capire come una cooperativa di questo tipo può aiutare il territorio. Un territorio che si sta spopolando e che, quindi, deve riattivare circoli virtuosi, facendo incontrare necessità e risorse".

Nel suo lungo intervento, Tedeschi ha garantito l'interesse del Parco verso un progetto di cooperativa di comunità - del resto, l'interlocuzione con la cooperativa della Val di Vara, a cui Lerici si ispira, è un dato di fatto -, che però abbia fondamenta solide, studiate. In merito, Tedeschi ha parlato del "Progetto Caprione", inserito nei piani attuativi dell'ente. "Un progetto - ha spiegato il numero uno di Via Paci - che parta dal recupero degli uliveti, ma che contempli anche altro, altrimenti non si sta in piedi: quindi percorsi naturalistici, percorsi storico-culturali, guide, ricettività, sviluppo turistico". Con il punto fermo del "percorso unitario dei Comuni toccati dal promontorio, vale a dire Ameglia, Arcola e Lerici. Tutti devono andare nella stessa direzione, con il Parco a svolgere il suo ruolo di ente sovraordinato". Secondo Tedeschi, "il Progetto Caprione può dare possibilità concrete a cooperative di giovani", ma ragionando "su numeri che abbiano un senso, non quattro o cinque persone".

Centrale il tema della ricomposizione fondiaria, quindi del recupero dei terreni incolti e abbandonati. Una sfida che, se correttamente raccolta, può dare importanti opportunità per creare economia e rilanciare - e tornare a progettare - l'area Parco. "Pensiamo che chi ha terreni incolti possa cederli a dei giovani che intendano prendersene cura, con l'ente a far da garante di questo processo che consentirebbe di tenere i terreni puliti, creare valore grazie ai prodotti coltivati, e in generale tutelare l'area Parco e i suoi sentieri. Solo il Caprione ne ha 65 chilometri".

Il Parco ha operato un censimento preliminare delle terre incolte. A livello provinciale, si stima sia in stato di abbandono il 28% del territorio boscato e agricolo, in quanto questa percentuale è riconducibile catastalmente a proprietari nati prima del 1930 (quindi presumibilmente inattivi), mentre il 5% è dato per produttivo, complice la presenza di investimenti e la ricerca di fondi. Ieri sera è stato fornito anche l'interessante dato lericino: il 21% del territorio non urbanizzato è di proprietari nati prima del 1930; inoltre, una verifica "boots on the ground", non solo catastale, ha detto che nel Lericino ci sono 140 ettari di terreni abbandonati, il 10% del totale. Uno strutturato progetto di ricomposizione fondiaria sarebbe quindi auspicabile. Certo, non è semplice, per diverse ragioni: la forsennata frammentazione degli appezzamenti - un puzzle impazzito che rende non sempre agevole immaginare proficui compattamenti ("Servono almeno 4 ettari di superficie accorpata", ha detto Cardelli) -, i problemi della viabilità interna all'area Parco, l'insidia costituita dai cinghiali. E pensare al recupero delle terre, e alla loro messa a profitto, significa anche fronteggiare costi non trascurabili. Un esempio? "E' stata individuata un'area di 4 ettari alla Serra - ha spiegato il dottor Cardelli - che potrebbe essere un caso pilota. Facendo i conti sono emerse cifre salate: il recupero costerebbe 40mila euro a ettaro. Per operare, quindi, servirebbe probabilmente un sostegno come il Piano di sviluppo rurale. Un tipo di finanziamento al quale si può accedere se si hanno aree in disponibilità. In merito, la Regione sta predisponendo un contratto tipo (la tipologia al vaglio è quella del comodato d'uso con obbligo d'uso, ndr) che consenta di poter disporre di determinati terreni in modo da concorrere conformemente all'ottenimento dei finanziamenti del Piano". Innumerevoli gli effetti positivi del recupero e della ricomposizione fondiaria: dalla tutela della biodiversità alla ricostituzione delle tipiche strutture del mondo agricolo come terrazze e muretti, dall'abbattimento del rischio incendi all'eliminazione di habitat propizi per la fauna selvatica infestante, dal pane tolto alla bocca famelica del dissesto idrogeologico all'aumento e al miglioramento della fruibilità del territorio.

Prossimo appuntamento con "Impresa e territorio" venerdì 16 dicembre alle 21 sempre in sala consiliare. Roberto Pomo parlerà di "Esperienze delle cooperative di comunità in Val di Vara".

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