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Ultimo aggiornamento: Giovedì 25 Maggio - ore 12.12

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Lerici Mare ai titoli di coda, il Consiglio di Stato ribalta il giudizio del Tar

Scioglimento della società e stop alle concessioni sono operazioni legittime secondo i magistrati romani.

Lerici Mare ai titoli di coda, il Consiglio di Stato ribalta il giudizio del Tar

Golfo dei Poeti - Un anno fa il consiglio comunale di Lerici, con i voti della maggioranza, scioglieva la società Lerici Mare. Adesso il Consiglio di Stato, passato un anno, da l'ok al fine corsa della partecipata lericina. In mezzo c'è stato, la scorsa primavera, il parere attraverso il quale il Tar della Liguria ha accolto il ricordo dei soci privati, che non hanno invece trovato sponda amica nel Consiglio di Stato. La magistratura romana, di fatto, ha dato ragione all'amministrazione Paoletti, la cui intenzione è sciogliere la società - ritenuta "viziata" da una serie di storture - e procedere all'affidamento delle spiagge libere e attrezzate del territorio comunale a privati, tramite regolare bando europeo.

La deliberazione della magistratura romana si apre con un'illustrazione della vicenda Lerici Mare: "Il Comune di Lerici con delibera del Consiglio comunale n. 6 del 24 gennaio 1997 - si legge - ha approvato la costituzione di una società a responsabilità limitata, mista a prevalente partecipazione pubblica per l’affidamento del servizio di gestione delle spiagge libere ed attrezzate situate nel territorio comunale, denominata Lerici Mare s.r.l.. Detta società è stata costituita in data 4 luglio 1997 con la partecipazione al 51 per cento del Comune ed al 49 per cento di soci privati ed è divenuta titolare delle concessioni demaniali marittime (successivamente rinnovate sino al 31 dicembre 2009), subentrando in quella gestione al Comune. Con la prima assemblea in data 6 febbraio 1998 è stato deciso, nella ripartizione del servizio di gestione delle spiagge libere ed attrezzate, che lo statuto prevedeva unitario, di affidare ai soci privati conduttori delle spiagge l’affidamento dei soli servizi secondari, consistenti nel noleggio di sedie ed ombrelloni, mentre alla Lerici Mare rimase la gestione dei servizi primari relativi alla pulizia e sicurezza dei bagnanti. Per effetto poi della modifica statutaria, di cui alla delibera n. 37 del del 2006, il Comune, quale socio, divenne non più titolato a partecipare agli utili provenienti dall’esecuzione delle attività secondarie; inoltre i patti parasociali, approvati nell’assemblea del 16 aprile 2007, consentivano alle imprese attributarie dei servizi secondari di affidarli in via diretta, cioè senza gara, a soggetti terzi".
Il Consiglio spiega come il Comune, nell'appello, illustri "che in conseguenza di tali modifiche l’equilibrio economico della società mista si era spostato a favore dei soli soci privati, come criticamente rilevato dal Commissario prefettizio nel corso del 2015 nonché dalla stessa Regione Liguria. La nuova amministrazione municipale insediatasi il 31 maggio 2015 ha provveduto, con delibera consiliare n. 51 del 23 dicembre 2015, impugnata in primo grado, a disporre lo scioglimento anticipato della società Lerici Mare con conseguente liquidazione della medesima. Con successiva determina 3 febbraio 2016 del Segretario generale del Comune, fatta oggetto di motivi aggiunti, è stata disposta la cessazione della concessione demaniale con la Lerici Mare ed il rilascio dell’area.
Tali provvedimenti sono stati impugnati dinanzi al Tribunale amministrativo regionale per la Liguria dai soci privati della Lerici Mare, titolari delle sub-concessioni rilasciate per ogni singola spiaggia assegnata. Con la sentenza qui appellata il Tribunale amministrativo della Liguria ha accolto il ricorso ed i motivi aggiunti, con annullamento della delibera consiliare n. 51 del 2015 e della conseguenziale determina del Segretario generale 3 febbraio 2016, perché lo scioglimento anticipato della società partecipata viola i principi di proporzionalità e ragionevolezza, le concessioni vigenti risultano prorogate automaticamente sino al 31 dicembre 2020, e inoltre non sono state rispettate le garanzie procedimentali previste dalla legge".


Ed eccoci all'oggi. Per quanto concerne la proroga delle concessioni fino al 2020, il Consiglio di Stato ha 'smentito' il Tar in quanto, si legge, "non è infatti la durata (giuridica) di un bene di una società che impone la durata di questa; ma è al contrario la volontà sociale, anche circa la persistenza della società, che nelle more determina la durata di quel rapporto: diversamente sarebbe come confondere, e anzi invertire, la relazione tra soggetto e oggetto".

Inoltre, il Collegio romano ritiene "che il mero profilo del non adeguato perseguimento delle sue finalità istituzionali da parte della società sia congruo e ragionevole per giustificare, dal punto di vista dell’ente pubblico, la decisione di dar luogo al suo scioglimento". I magistrati specificano che manca "il requisito dell’economicità della gestione: lo si evince dalla documentazione in atti, dalla quale emerge che il Comune in qualità di socio di maggioranza (detenendo il 51 per cento del capitale sociale) non ritrae più alcuna partecipazione agli utili; invece, ove ricorresse al modello dell’affidamento della gestione del servizio ad un concessionario potrebbe percepire un canone di circa 35mila euro all’anno per ogni singola spiaggia. È evidente dunque l’ingiustificata diseconomia che, a parità di servizio erogato, si ingenera in capo all’ente pubblico; con corrispondente esternalizzazione del medesimo beneficio in capo ai soci cui la modifica statutaria aveva ceduto l’intero provento dell’erogazione del servizio al pubblico".

Via libera quindi alla decadenza delle concessioni che "consegue, anzi deriva, dallo scioglimento della società titolare del servizio pubblico di gestione delle spiagge, cui segue necessariamente il venire meno del rapporto (sub)concessorio tra il Comune di Lerici e la società Lerici Mare". Le spiagge quindi tornano a palazzo civico, che indirà una gara (l'alternativa è la gestione in house, che non piace a Paoletti), alla quale parteciperanno, se vorranno, anche i privati "sconfitti" dal Consiglio di Stato. E magari - ricordando un assist lanciato dal sindaco nel consiglio di un anno fa - anche, adeguatamente organizzati, gli ormai ex dipendenti delle spiagge libere e attrezzate.

La complessità della vicenda giuridica ha infine spinto il Collego a disporre tra le parti l'integrale compensazione delle spese del doppio grado di giudizio.

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