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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 21 Novembre - ore 12.00

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I rifugiati si raccontano a Lerici: "Decreto sicurezza manderà tutti in strada"

All'Arci Borgata un aperitivo per sostenere Mediterranea. Le speranze dell'ex poliziotto pakistano Shahid e del giovane Karim. L'ex assessore Alessandri: "Qua distrutta esperienza mercatino etnico".

"Da Minniti a Salvini, di male in peggio"
I rifugiati si raccontano a Lerici: "Decreto sicurezza manderà tutti in strada"

Golfo dei Poeti - “Una goccia nel mare, ma il mare è fatto di gocce”. Così ieri all'Arci Borgata di Lerici la padrona di casa Alessandra Alessandri ha ben descritto l'aperitivo organizzato per raccogliere fondi a favore di Mediterranea, neonato progetto che, con una rete di terra e una nave salpata proprio in questi giorni, intende vigilare sul mare nostrum per salvare vite umane, monitorando la situazione ed effettuando interventi diretti. Il momento conviviale è stato preceduto da un partecipato incontro dedicato ai temi della migrazione e dei rifugiati, arricchito da testimonianze dirette di ragazzi che dopo lunghe peripezie sono arrivati in Italia in cerca di una vita migliore e di una speranza per le famiglie lasciate nella terra natia.

“Mediterranea è un progetto che sta crescendo, sostenuto non solo da Arci e Sinistra italiana, ma anche da una cospicua rete di realtà associative – ha esordito Stefania Novelli, presidente provinciale Arci dallo scorso maggio, quando è succeduta ad Antonella Franciosi, tra il pubblico ieri sera -. A bordo della nave ci sono anche parlamentari e giornalisti. Sulla migrazione spesso c'è un racconto mediatico parziale, che non valorizza a dovere i tanti aspetti positivi fatti di integrazione, buona accoglienza, formazione”.

Per Sinistra italiana è intervenuto Emanuele De Luca. “In venticinque anni l'immigrazione verso l'Europa, via terra e via mare, ha prodotto 3.400 morti ufficiali – ha detto, cercando di dare una dimensione al fenomeno -. Un numero impressionante, che va ingrandito, per arrivare al numero reale, almeno del 20 per cento, e questo secondo i più ottimisti. Il problema va al di là della politica, è una questione di umanità”. Non è mancato un 'pensiero' ai “partiti che si vantano di aver diminuito gli sbarchi: meno sbarchi non significa meno morti, anzi”. De Luca ha infine sottolineato come nel mondo del lavoro “spesso ormai siano i migranti a lottare per la difesa di quei diritti per cui gli italiani non lottano più”.

Intervenuta anche Eisabetta Bonfico, presidente dell'associazione La Falena, che gestisce otto Cas (Centri di accoglienza straordinaria) – con una cinquantina di persone accolte - nello Spezzino. “I ragazzi che ospitiamo vanno a scuola, fanno formazione, lavorano. Hanno sofferto molto e soffrono per la distanza dalle loro famiglie. Nei Cas ricevono assistenza legale e psicologica. La prima cosa è farli andare a scuola, far loro imparare la lingua, in modo che possano trovare lavoro. Il clima che si registra oggi in Italia è di accanimento, contro i migranti c'è una cattiveria mai sentita prima. Colpa anche di una politica malata. La Riforma Minniti? Ha reso difficilissimo ottenere un documento per restare qua regolarmente e in maniera stabile. Il cambio di governo non ha fatto altro che peggiorare le cose. I 32 euro al giorno? C'è una rendicontazione precisa, ci ricaviamo uno stipendio come tutti, niente più, il resto lo impieghiamo per i ragazzi e i servizi a loro rivolti”.

E' venuto poi il turno delle testimonianze dirette da parte di due ospiti dei Cas de La Falena. Il 33enne Shahid Murtaza è a Spezia da tre anni. “Sono partito dal Pakistan - ha timidamente raccontato -, dove facevo il poliziotto, e sono arrivato in Italia passando per Iran, Turchia, Grecia, ex Jugoslavia. Un viaggio di tre mesi. Sono venuto per cercare un futuro migliore per me e per la mia famiglia: in Pakistan ho una moglie e due figlie piccole, una delle quali non ho mai visto, perché è nata dopo la mia partenza. Ho imparato la lingua, ho preso la patente e ora lavoro in un cantiere navale a Viareggio”. Più giovane invece Karim Coulibaly, 22enne della Costa d'Avorio arrivato via mare in Italia quasi due anni e mezzo fa. “Vado a scuola per finire le superiori e lavoro come operatore nei centri de La Falena”, ha spiegato. E poi c'era Madiaw Ngom, 31enne senegalese arrivato in Spagna nel 2006 e in Italia nel 2007, che ora sta a Spezia e lavora come mediatore per la Caritas. “Io sono partito – ha raccontato - perché eravamo una famiglia numerosa, dieci fratelli. Troppi: non tutti saremmo potuti andare a scuola. Così ho raggiunto l'Europa, da dove ho potuto aiutare la mia famiglia. In Senegal ho moglie e una bimba, che spero di fare arrivare qua con il ricongiungimento famigliare. Ricordiamo sempre che se qualcuno lascia la sua casa, il suo paese, i suoi cari un motivo c'è. Dalla guerra alle persecuzioni, dalla povertà a politiche governative che sfruttano le risorse senza permettere alle persone di viverne. E quando uno scappa, prende la strada che trova. Il Decreto Sicurezza? Manderà in mezzo alla strada il 90 per cento dei ragazzi dei centri di accoglienza, visto che non sarà nemmeno più possibile ricevere il permesso per motivi umanitari”.

L'avvocato Francesca Angelicchio, ex assessore del Comune della Spezia, ha spiegato come “il sistema italiano releghi la migrazione e l'accoglienza a un regime di quasi totale illegalità e illegittimità. Il Decreto Sicurezza ha portato a un irrigidimento di questure e prefetture. C'è sempre un motivo per negare il rinnovo dei permessi di soggiorno o le risorse ai Cas”.

L'iniziativa si è conclusa con il saluto di Cheikh Diallo 'Cher', commerciante italo-senegalese a Lerici da una vita, che in questo momento sta chiedendo la cittadinanza italiana per tutta la sua famiglia. Visibilmente emozionato, Diallo aveva al suo fianco i tre giovani figli: due ragazze di quattordici e vent'anni e un figlio di sedici. “Se Cher è italiano e parla in dialetto lericino – ha osservato la Alessandri, ex assessore – è grazie al mercatino solidale, un progetto nato a Lerici quasi vent'anni fa che ha consentito a tante persone di origine straniera di integrarsi e diventare parte di una comunità vendendo prodotti etnici. Mi è dispiaciuto tantissimo quando l'attuale amministrazione ha distrutto questo progetto. Abbiamo fatto una lunga battaglia, raccogliendo numerose firme, ma non c'è stato niente da fare. Eppure è con queste piccole esperienze che si costruiscono le comunità. I lericini si fermano in negozio da Cher e fanno due chiacchiere, come con un vicino di casa. Alcuni di loro magari votano Salvini... il punto è che non siamo mai razzisti nei confronti di chi conosciamo”.

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Elisabetta Bonfico e Murtaza Shahid Archivio CdS
Madiaw Ngom, Stefania Novelli ed Emanuele De Luca Archivio CdS
Pubblico in Borgata Archivio CdS


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