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Don Ciotti a Lerici: "Democrazia pallida. Migranti? Un Olocausto"

Il fondatore di Gruppo Abele e Libera ospite della Festa di Avvenire. Parole forti, applausi 'spaccati'.

Don Ciotti a Lerici: "Democrazia pallida. Migranti? Un Olocausto"

Golfo dei Poeti - Trecento persone ieri sera a Lerici in Rotonda Vassallo per Don Ciotti, grande ospite della Festa di Avvenire 2019. Un folto pubblico al quale il prete fondatore di Gruppo Abele e Libera ha strappato applausi spesso non unanimi, soprattutto nei passaggi dedicati ai grandi temi dell'attualità. Intervistato da Lucia Bellaspiga e Paolo Lambruschi, note firme del quotidiano cattolico, Ciotti ha prima ripercorso le tappe della sua infanzia, della sua giovinezza, della sua ordinazione, dell'alba del suo impegno per prostitute e tossicodipendenti, della rivoluzione culturale antimafia promossa da Libera. Poi è passato alla viva carne della contemporaneità, in cui per Ciotti - ascoltato tra i tanti dal vescovo Palletti, dal vice sindaco Saisi, dai giovani di Libera - riluce "quella meraviglia di Papa Francesco, teniamocelo stretto".

"La speranza rende possibile la vita e oggi i più grandi lottatori di speranza sono i migranti", ha affermato il prelato 74enne, convinto che "quello che sta avvenendo è un Olocausto. Non possiamo abituarci alle notizie di 136 nuove persone morte affogate. Non possiamo vedere che una nave della Guardia costiera costretta a stare al largo con i naufraghi sopra perché bisogna fare la spartizione. Certo, è un problema complesso e di dimensioni internazionali, e l'Europa non può fare lo scaricabarile. Ma c'è modo e modo di affrontare le cose".

Nell'Italia di oggi dove "la democrazia è pallida" e "c'è chi alimenta le paure" il nostro compito, per Ciotti - che come suoi fari guida identifica Vangelo e Costituzione - , è "schierarsi e costruire e difendere la giustizia sociale. Tutte le volte che siamo testimoni di un'ingiustizia non dobbiamo stare a guardare, chi resta a guardare è complice del male". Infine un ulteriore monito, che ancora una volta raccoglie applausi accorati come braccia conserte: "Le leggi? Devono tutelare i diritti, non il potere o il consenso".

N. Re

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