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Conalpa contro il taglio dei pini a San Terenzo: "Progetto non c'entra niente"

L'associazione interviene in seguito all'eliminazione delle alberature.

"non ha senso sacrificare un bosco di pini"
Conalpa contro il taglio dei pini a San Terenzo: "Progetto non c'entra niente"

Golfo dei Poeti - Anche Conalpa, il Coordinamento nazionale alberi e paesaggio, organizzazione no-profit per la tutela di alberi, foreste, giardini e paesaggi, si occupa dei pini tagliati a San Terenzo nell'ambito della riqualificazione della Marina. "Lo scempio è stato eseguito con determinazione senza lasciare nulla del boschetto di pini. Il Comune ha ignorato il nostro appello alla conservazione e quello giunto da tanti cittadini indignati. Per nulla presa in considerazione la nostra proposta di selezionare gli alberi realmente compromessi procedendo ad analisi strumentali e tentare in tutti i modi possibili di preservare uno dei paesaggi liguri più caratteristici della provincia della Spezia. San Terenzo di Lerici oggi si mostra come un desolante borghetto che è stato violentato e torturato dalla furia delle motoseghe", scrivono dall'associazione.

"Noi avevamo proposto di intervenire sulle radici superficiali - proseguono dalla onlus - eseguendo interventi mirati e chirurgici ed evitare processi di soffocamento degli apparati radicali, lavoro che doveva essere eseguito da esperti del settore e bocciato a priori. Sulla soluzione delle radici degli alberi il Comune di Lerici non si è impegnato fino in fondo a contattare esperti di apparati radicali arborei. Bisognava lavorare di buon senso, operare per riqualificare il paesaggio sicuramente bisognoso di cure e interventi ma senza fare il massacro. Il Sindaco ha parlato fino all’ultimo di alberi a fine ciclo, in realtà erano alberi giovani da valorizzare e curare".

Per Conalpa "non ha senso sacrificare un bosco di pini per costruire una piazza in cui saranno piantati solo 6 lecci di altezza 5-6 metri posizionati in vasche rialzate. In pratica da 20 alberi che facevano ombra ci si riduce a solo 6 alberelli di leccio nel tentativo di ridare lustro a un luogo ormai anonimo e privo di bellezza" e il restyling "non c’entra nulla con il paesaggio prettamente marinaro di San Terenzo di Lerici. Bisognava lavorare pensando alla conservazione dell’esistente. La Soprintendenza ha dato parere favorevole al taglio perchè gli alberi erano elementi successivi alla realizzazione dell’antico borgo di San Terenzo e quindi una aggiunta sul paesaggio storico. Ma allora anche il riempimento della piazza dovrebbe essere eliminato, visto che non appartiene al sito originario del borgo ed è stato realizzato dopo gli anni 50".

La proposta: "Adesso è necessario battersi per riportare San Terenzo al suo fascino verde in stretto contatto con il mare. A nostro avviso la scelta dei lecci poteva funzionare in condizioni meno esposte al mare. Qui siamo sul primo fronte e si rischia di avere alberi che cresceranno poco in altezza e molto compatti in larghezza per resistere ai venti non riuscendo a creare una eccellente ombra estiva. La riforestazione a nostro avviso andrebbe eseguita con un alternanza di più specie arboree e arbustive resistenti al mare. I pini domestici sono alberi che riescono a vivere in certe condizioni ma sono stati tolti per via delle radici. Anche il Pino d’Aleppo è ottimo contro i venti marini, anzi forse il migliore di tutti perchè riesce a prendere forme incredibilmente affascinanti, strisciare al suolo e muoversi in direzione del vento e della luce e produce ombra e non crea grandi problemi con l’apparato radicale come il pino domestico. I pini mediterranei in natura vivono su scogliere e sulle dune quindi sono ottimi per queste condizioni ma in questo caso nessuno li vuole. Anche il Pino marittimo, Pinus pinaster, si addice bene a questi luoghi, albero elegante e molto longevo, non da gli stessi problemi del Pinus pinea. Un altro albero, purtroppo poco amato, è la Tamarix capace di vivere a ridosso del mare in terreni salmastri ma perde le foglie durante l’inverno. Albero che fa discreta ombra in estate e non necessità di grandi cure colturali. Ottimo è l’Eleagnus angustifolia, albero che sa resistere bene al mare sul primo fronte, non crea problemi con le radici, ed è con fogliame semipersistente in climi miti".

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