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Bakhita, Ciotti, Chiara, una trilogia del bene per la festa di "Avvenire"

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Bakhita, Ciotti, Chiara, una trilogia del bene per la festa di "Avvenire"

Golfo dei Poeti - "Una trilogia del bene", Così il direttore Marco Tarquinio ha definito le giornate di Lerici dove, da lunedì a mercoledì, la festa annuale di “Avvenire” ha presentato, con l’ausilio di inviati speciali e giornalisti della redazione, alcuni esempi importanti di “buone notizie”. Il senso della 44esima edizione, intitolata quest’anno “Coinvolti o travolti dalla notizia”, lo aveva spiegato il primo giorno il vescovo Luigi Ernesto Palletti: "Al giorno d’oggi - ha detto - prevale una sovrabbondanza di informazioni, e questo ci sfida al corretto discernimento delle notizie. Ma poiché ne siamo emotivamente coinvolti, spesso ne veniamo travolti... Ecco dunque il grande bisogno di riflessione, che in questi giorni affideremo agli incontri con i grandi testimoni e con i giornalisti".

La prima “testimone”, l’unica non presente di persona, è stata santa Bakhita. Alla sua vicenda - che il direttore Tarquinio ha definito di “attualità sconvolgente” - Roberto Italo Zanini ha dedicato già tre libri, l’ultimo dei quali, “Il fascino di una donna libera”, presentato a Lerici. Nel volume Zanini, non a caso scrittore e insieme giornalista, alterna la biografia della santa sudanese con i racconti di chi oggi le deve la salvezza e la conversione. A tali voci, lunedì sera, se n’è aggiunta un’altra in diretta, quella di Marta Cortese, che ha ricordato commossa un episodio recente della sua vita nel quale ha influito la preghiera a Bakhita, canonizzata nel 2000 da san Giovanni Paolo II. Il giorno dopo, martedì, è stato alla festa don Luigi Ciotti, fondatore del “Gruppo Abele” e di “Libera”. Almeno trecento persone si sono radunate alla rotonda per ascoltarlo, e don Luigi non le ha deluse, con frasi forti ed attuali: "La speranza rende possibile la vita e oggi i più grandi lottatori di speranza sono i migranti. Certo, il problema è complesso, di dimensioni internazionali, e l’Europa non può fare lo scaricabarile. Ma c’è modo e modo di affrontare le cose. E comunque, tutte le volte che siamo testimoni di un’ingiustizia non dobbiamo stare a guardare, chi resta a guardare è a suo modo complice del male".

L’ultima “testimone” della “trilogia del bene” è stata Chiara Amirante, “apostolo” del “popolo nascosto” dei sotterranei della stazione Termini a Roma, ed ora animatrice della comunità di recupero “Nuovi Orizzonti”. A Chiara il vescovo Palletti e il direttore Tarquinio hanno consegnato il premio “Angelo Narducci”, mentre, in una tavola rotonda moderata dal vicario generale Enrico Nuti, Lucia Bellaspiga l’ha intervistata. Ed anche Chiara non si è fatta pregare: "Non sono venuta qui a ritirare un premio - ha detto -, ma a dire che c’è bisogno di ciascuno di voi, che c’è un grido enorme e inascoltato, e che non possiamo restare indifferenti, sarebbe omissione di soccorso, un reato". Il bene, insomma – ecco il messaggio forte della festa –, è di fronte a noi, ma non basta vederlo o sperarlo, dobbiamo tutti mettere da parte le nostre pigrizie, le nostre ipocrisie, le nostre piccolezze per prendere di petto le situazioni. Questo, nel rispetto di tutti, significa essere cristiani, e spingere tutti ad essere “coinvolti”, e non “travolti”. Su tale falsariga si è mosso anche don Massimiliano Moretti, responsabile dei cappellani del lavoro di Genova, che mercoledì ha parlato al clero diocesano.

Don Moretti, prendendo spunto da un passo del Vangelo di Giovanni, si è soffermato sull’importanza della presenza dello Spirito Santo nella vita e nell’azione dei cristiani, in qualunque campo essi la svolgano. Ancora, nell’inedita e suggestiva cornice del “piasseo”, piazzetta acciottolata della Lerici antica, l’inviato speciale Paolo Lambruschi ha raccontato le difficili e rischiose interviste condotte nei paesi africani dove l’ingiustizia, la tratta, la disumanità la fanno da padroni. Una festa davvero ricca, dunque, e per la quale non si può che dire un grande grazie ad “Avvenire”, alla diocesi ed in particolare alla parrocchia di Lerici ed ai suoi volontari.

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