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Armistizio, melanzane e quel coccodrillo fritto sulla Duca degli Abruzzi

L'ammiraglio Luigi Romani, 97 anni, riceve la cittadinanza onoraria del Comune di Lerici e incanta tutti raccontando un pezzo della sua giovinezza.

Ricordi e primati
Armistizio, melanzane e quel coccodrillo fritto sulla Duca degli Abruzzi

Golfo dei Poeti - “Ora l'ammiraglio ci dirà due parole”. “Facciamo anche tre o quattro”. Con la solita verve ieri pomeriggio l'ammiraglio Luigi Romani ha raccolto l'invito del sindaco Paoletti, che un attimo prima gli aveva consegnato la cittadinanza onoraria, e ha intrattenuto il folto pubblico convenuto nella sala consiliare di Lerici con un appassionante racconto della sua gioventù in Marina, quando era agli esordi di quella che sarebbe stata una sfolgorante carriera, sempre contrappuntata da interessi culturali coltivati a fondo e ancora oggi al centro delle lezioni e delle conferenze tenute dal coriaceo 97enne originario di Solaro, soprattutto in seno a quell'Unitre di cui è socio fondatore. La narrazione ha preso le mosse dal 1942, in una Livorno imbiancata da una nevicata spaventosa. Una guerra a colpi di palle di neve tra allievi dell'Accademia, la tromba che segna la fine della ricreazione, il giovane Romani che si imbatte in un ufficiale e, tutto sottosopra a causa delle schermaglie, si guadagna più e più arrampicate in cima all'albero del brigantino dell'Accademia.

L'ammiraglio ha poi traghettato l'uditorio all'Armistizio dell'8 settembre 1943, vissuto a Venezia, sempre da allievo. “Grazie ai nostri superiori venne preso con la forza il transatlantico Saturnia, a bordo del quale ci mettemmo in salvo raggiungendo Brindisi. Purtroppo quei poveri colleghi, tra cui un lericino, un Colotto, che erano di complemento all'Isola di Brioni finirono tutti in Germania”. Nel periodo in Puglia, ha ricordato Romani, “presi in odio le melanzane per quante ne dovemmo mangiare. Avevano un sapore fuori d'ordinanza, ci dicevamo che sembravano cotte nell'olio di macchina”. Poi terminò l'anno accademico e venne il momento di imbarcarsi, esprimendo una preferenza. “Quasi tutti i miei amici indicarono il tipo di nave gradita. Io invece chiesi semplicemente la nave più lontana dall'Italia, e fui accontentato: c'era una divisione di incrociatori a Freetown, in Sierra Leone, mi mandarono lì imbarcato sul Garibaldi, che doveva portare un elica al Duca degli Abruzzi. Così attraversai per la prima volta le Colonne d'Ercole”. E qui l'ammiraglio ha opportunamente incastonato una citazione dantesca, appena qualche minuto dopo aver ripreso Virgilio, dimostrando ancora una volta memoria e confidenza con i classici non comuni.

Immancabile l'aneddoto africano, con protagonisti il giovane romani e un ammiraglio dallo sbalzo d'umore facile. “Un giorno ero di guardia sul Duca degli Abruzzi e questo ammiraglio mi elogia per la mia condotta. Successivamente mi porta assieme ad altri ragazzi a una caccia al coccodrillo. Noi avevamo dei moschetti, lui il fucile mitragliatore. Vediamo la bestia, facciamo un fuoco di inferno, sicuramente lo feriamo ma poi non lo troviamo. L'ammiraglio si volta verso di me e mi accusa di avergli sparato poco sopra la testa, di averlo voluto uccidere. Tutto perché non era riuscito a far fuori l'animale... se l'è presa con il primo che è capitato, che ero io. Mi faccio piccolo piccolo, lui mi toglie il fucile. Pensavo che la mia carriera fosse finita lì, prima ancora di cominciare. Invece pochi minuti dopo mi ridà il fucile, tutto passato. Me l'avevano detto che era fatto così! In ogni caso il coccodrillo l'abbiamo preso il giorno dopo e l'abbiamo anche mangiato. Un po' fritto, un po' in umido”.

Chiuso il racconto, l'ammiraglio Romani ha voluto snocciolare qualche primato: “Sono uno dei pochissimi ad aver fatto entrambi le navi scuola, Colombo e Vespucci, e ad aver attraversato tutti e quattro i canali navigabili del mondo: Corinto, Kiel, Panama e Suez”. E non finisce qua: l'ammiraglio ha rammentato quando negli anni Ottanta, da comandante delle Capitanerie di Porto italiane, visitò i presidi di Lampedusa e Pantelleria: “E lo feci prima che arrivassero i missili di Gheddafi... dopo i missili una marea di politici ha cominciato ad andarci. Ma io andai prima di loro”.

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