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"Riconsideriamo le priorità del futuro della Palmaria"

La minoranza consiliare di Porto Venere spiega le motivazioni della sua contrarietà rispetto alla firma dell'accordo di programma: "Una bella occasione si è trasformata in un rischio".

Opposizione all'attacco

Golfo dei Poeti - Il gruppo consigliare “Porto Venere bene comune” conferma il suo giudizio negativo in merito alla firma dell’attuale accordo di programma per la valorizzazione dell’isola Palmaria "Il percorso che ha portato alla definizione dell’accordo stesso, avviato tramite protocollo di intesa più di tre anni fa, e transitato dalla stesura del masterplan curato dall’architetto Kipar e presentato la scorsa estate in Comune, presentano diverse lacune, che in buona sostanza mortificano e compromettono il giusto concetto di riuso civile di beni dismessi dalla Marina militare che era all’origine di tutto il percorso. In particolare - sostengono i consiglieri comunali Saul Carassale, Fabio Carassale, Francesca Sacconi e Franco Talevi - siamo fortemente contrari al riconoscimento di una contropartita economica per la Marina a fronte dei beni dismessi dal demanio - beni da anni assolutamente non necessari alla difesa nazionale, e lasciati degradare dalla Marina stessa per decenni - che invece verranno compensati (con interventi su servitù che la Marina non intende liberare, quali i bagni sottufficiali, dipendenti difesa e l’area del Terrizzo, per la quale anzi la Marina avrebbe avanzato proposte di riuso ricettivo e sportivo) per un totale compreso tra i 260mila euro minimi (nel caso, improbabile, che il Comune non riesca a piazzare sul libero mercato nessun immobile tra quelli trasferiti) fino a 2 milioni e 600mila euro in caso di vendita totale dei beni. In sostanza il Comune si vedrà obbligato, per poter anche solo immaginare un riuso dei beni vincolati e monumentali, anch'essi fatiscenti e ora sottoutilizzati, quali il forte Palmaria/Batteria Cavour, o la Batteria Semaforo, in passato già parzialmente utilizzata quale Centro di educazione ambientale, a cedere gran parte se non tutti i beni dismessi non vincolati, di fatto operando quale agente immobiliare, peraltro con rischio di impresa in caso di mancata vendita".

Ma le critiche della minoranza di Porto Venere non si esauriscono al mero profilo economico della vicenda.
"E' incomprensibile anche la scelta di scorporare dal ragionamento del riassetto dell’isola la parte del Terrizzo, ovvero la più densa di funzioni attualmente (arrivo linee traghetti, punto di raccolta rifiuti, ormeggio residenti ecc.) dalla dismissione, che avrebbe dovuto essere invece uno dei “perni” del ragionamento, sia in termini turistici, che in termini sociali per i pochi residenti isolani. In generale - proseguono i quattro consiglieri di opposizione - si ha la sensazione che l’accordo stesso sia semplicemente un meccanismo avviato al fine di mettere rapidamente sul mercato una certa quantità di immobili, commercialmente appetibili, lasciando alla Marina militare le funzioni (prettamente ludiche) residue, ed ignorando completamente sia gli aspetti di salvaguardia naturalistica, sociale e culturale, sia le legittime aspirazioni di sviluppo e di lavoro che avrebbero potuto avviarsi per i residenti del comune. Gli indirizzi contenuti nel masterplan (che è stato scelto dal tavolo di regia, tra una rosa di 5 proposte e di cui non si è mai potuto parlare in consiglio comunale se non a percorso concluso) pur non contestabili nella totalità, manifestano le stesse criticità. Si apre pesantemente un fronte di riuso agricolo che francamente non solo risulta poco credibile economicamente, ma che sopratutto, ad oggi, non ha avuto nessun riscontro operativo nel territorio, né sotto il profilo formativo (corsi, iniziative di recupero terreni abbandonati o dismessi, creazione di coop locali) né infrastrutturali (sovvenzioni per recupero muri a secco, inserimento di frantoi, o cantine sociali), si ignora quasi totalmente la valenza storico-culturale delle fortificazioni presenti sull’isola, omettendo o sorvolando su alcune particolarità costruttive, e lasciando per alcune di esse la sola funzione ricettiva quale indicazione d’uso, si mortifica la parte boschiva e naturalistica (oggi predominante sull’isola) che infarti viene in parte ridimensionata, e si tace totalmente in merito agli aspetti residenziali e sociali così come non si accenna minimamente a provvedimenti per limitare il numero massimo di accessi sull’isola in un ottica di sostenibilità ambientale.
Questo approccio ha finito con trasformare una splendida opportunità (liberare aree dismesse e abbandonate) in un rischio.
Noi diciamo con forza no alle svendite di territorio, e speculazioni travestite da valorizzazioni, ad accordi operati lontano dal nostro Comune, a sviluppi e presenze turistiche a vantaggio di pochissimi ed escludenti nei riguardi dei normali cittadini.
Chiediamo che vengano riconsiderate le priorità del futuro dell'isola, mettendo salvaguardia ambientale, riscoperta e valorizzazione storica dei manufatti sabaudi presenti, attenzione agli aspetti sociali ed economici dei residenti del Comune di Porto Venere, al primo posto", concludono dalla minoranza.

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