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"Non vogliamo che la Palmaria diventi la sesta delle Cinque Terre"

Il progetto 'W Palmaria Libera' si presenta: servizi, educazione ambientale, turismo sostenibile e ricerca culturale.

"Riattiviamo il Parco"

Golfo dei Poeti - “Non vogliamo che la Palmaria diventi la sesta delle Cinque Terre”. Così Alessandra Ricci ha chiuso la videoconferenza nel corso della quale è stato presentato il progetto W Palmaria Libera, elaborato dal gruppo che si oppone al masterplan sulla base di uno studio della professoressa Luisa Rossi dell'Università di Parma. Un'idea, come illustrato da Fabio Giacomazzi, che mette al centro turismo sostenibile, rivitalizzazione del Parco regionale di Porto Venere – e messa a sistema dello stesso con i Parchi limitrofi -, educazione ambientale, percorsi naturalistici, subacquei e alla scoperta delle fortificazioni (sull'onda del lavoro di Dalla parte dei forti), nuova vita per Cea, ostello e orto botanico, potenziamento e manutenzione della sentieristica, e ancora lotta all'ancoraggio selvaggio, manutenzioni e bonifica delle discariche abusive.

Senza dimenticare l'impegno sul fronte dei servizi “per gli abitanti e per i visitatori”, dalla riorganizzazione del trasporto via mare (“Più corse, stagione più lunga e costi alla portata di tuti”) al litorale accessibile ai disabili, dai servizi igienici e punti acqua in ogni spiaggia all'allestimento di un presidio medico isolano. C'è poi l'aspetto della ricerca sul paesaggio e la cultura del luogo: “La Palmaria può diventare un'isola sulla quale studiare l'ambiente mediterraneo, è un microcosmo dell'ecosistema ligure. Ed è stata meta di illustri figure del mondo della cultura”. In questo filone si inserisce l'idea di un osservatorio a Villa Smith, "bene che invece l'amministrazione vuole vendere".

“Per la rinascita dalla Palmaria – ha rimarcato Giacomazzi – è necessario puntare sulla sostenibilità, su tecnologie a impronta verde in grado di intercettare i cospicui fondi europei che saranno messi a disposizione dei territori in questa fase post Covid. Occorre altresì portare avanti un'idea di turismo in cui i beni demaniali passati al Comune restino pubblici, o vengano privatizzati seguendo uno stretto regime normativo che favorisca l'insediamento di nuovi nuclei familiari e lo sviluppo di economie locali sostenibili, ad esempio legate alle tipicità. Il masterplan invece punta a un turismo d'elite che privatizza ampie parti dell'isola, se non tutta”. Coinvolte appieno nella proposta progettuale le associazioni Legambiente, Lipu, Slow Food e Posidonia.

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