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"La trovò Sanarico, è giusto che quest'anfora resti al Tino" | Video

Simon Luca Trigona funzionario archeologo della Soprintendenza archeologia e belle arti paesaggio della Liguria racconta del reperto e lo dedica al poliziotto morto nel Brenta durante le ricerche del corpo di Isabella Noventa.

i segreti del museo
"La trovò Sanarico, è giusto che quest'anfora resti al Tino"

Golfo dei Poeti - Da stalla dell'asinello del farista a museo archeologico nel ricordo di Rosario Sanarico. Così rinasce un altro pezzo dell'Isola del Tino che cova storia e memoria di un passato antico di grande valore scientifico. E il taglio del nastro si è tenuto questa mattina a margine delle celebrazioni di San Venerio. Tra i presenti anche Simon Luca Trigona funzionario archeologo della Soprintendenza archeologia e belle arti paesaggio della Liguria che ha dedicato proprio all'ispettore Sanarico (morto nel Brenta nel 2016 durante le ricerche del corpo di Isabella Noventa) la consegna di una preziosa anfora greco italica.
"L'anfora che ora è in mostra qui al museo - ha spiegato l'archeologo - oltre ad avere un grande valore scientifico e archeologico ne ha anche uno 'sentimentale'. Venne rinvenuta dall'ispettore Rosario Sanarico, un amico subacqueo collega della Polizia di Stato scomparso due anni fa. E' fondamentale che venga esposto in questo luogo: è una piccola isola con tutte le caratteristiche di quelle tirreniche e del Mediterraneo. E' un modo per ricordare un amico. Dal punto di vista scientifico quest'anfora è di grande valore perchè è del periodo greco italico E il primo relitto che abbiamo scoperto con la Marina militare è di anfore greco-italiche al largo dell'isola del Tino. Questo elemento quindi racconterà tante storie e il suo luogo è proprio il museo che da oggi è stato arricchito".

Tra i curatori del Museo anche Eliana Maria Vecchi, medievista, dell'associazione Pro Insula Tiro che ha presentato il nuovo presidio culturale: "Quest'isola ha vissuto momenti di oblio e di fulgore. E' stato tra gli anni Cinquanta e Sessanta che si sono fatte le maggiori scoperte. In poco tempo è stata recuperata la reliquia del santo, la parte mascellare e facciale, sparita dal Nono secolo. Il cambiamento poi dei confini della Diocesi. Sono stati dunque tanti i passi nella storia di quest'isola che hanno portato fino a confermare la datazione della vita di San Venerio dove qui è stato eremita. Infatti è stata ritrovata un'abside sulla tomba che combina con gli anni in cui visse il santo. Questo museo è un piccolo grande tesoro, al suo interno sono presenti: ceramiche diffuse del medioevo, tardo medioevo, età moderna e poi frammenti marmorei e una lastra 'della vela' che è servita per attribuire a Venerio l'invenzione della vela latina".

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13/09/2018 - Alla scoperta del museo archeologico sull'isola del Tino


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