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Ultimo aggiornamento: Venerdì 22 Settembre - ore 15.09

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"Il silenzio di San Venerio che ci richiama all'ascolto"

`Il silenzio di San Venerio che ci richiama all´ascolto`

Golfo dei Poeti - "Troppo spesso i nostri dialoghi sono fatti di parole che vengono dette, forse ascoltate, ma non condivise interiormente": l’omelia per la festa di San Venerio, patrono del Golfo della Spezia, è stata per il vescovo Luigi Ernesto Palletti occasione per una catechesi di particolare attualità. Il vescovo si è infatti soffermato sulla figura dell’eremita, come nella sua vita fu Venerio, monaco all’isola del Tino, ed ha detto tra l’altro. “Eremita, cioè uomo del silenzio: quel silenzio che dovrebbe essere uno degli aspetti fondamentali della vita e che invece oggi è una delle cose più rare intorno a noi: c’è rumore, parola, distrazione, impegno, ma il silenzio, quello vero, è veramente raro”.
Eppure senza silenzio non c’è riflessione, e senza riflessione non si scende dentro noi stessi; e senza scendere dentro noi stessi non si incontrano né Dio né i fratelli. Di qui il valore attuale dell’eremita, ovvero colui che ci ricorda il valore del silenzio. Ma bisogna intendersi sul senso del “silenzio”. Quando qualcuno ti parla ed è interessante quello che dice – ha osservato Palletti –, il silenzio è in tutte le dimensioni: interne ed esterne, perché vuoi capire, e quando qualcuno suona qualcosa di bello fai silenzio, perché vuoi sentire e gioire di ciò che ti sta giungendo alle orecchie. L’eremita, dunque, non è l’uomo del “non–suono”, è l’uomo della parola: proprio perché si mette in ascolto di Dio che parla, egli si rende conto di aver bisogno del silenzio. E’ il silenzio del profeta, il silenzio di un Dio che ci parla in quella brezza leggera, il silenzio che parla quasi sussurrando alle orecchie dell’uomo. Di questo silenzio davvero abbiamo bisogno, sia nella nostra relazione con Dio, che è fondamentale, sia anche nella nostra relazione con i fratelli. Il silenzio dell’eremita – dice il vescovo – non porta all’isolamento, porta alla solitudine, questo è vero, chiunque fa silenzio cerca la solitudine per ascoltare meglio, ma non l’isolamento dai fratelli. Nel contempo, l’eremita è anche segno profetico, perché ci insegna a leggere la nostra esistenza. Non è un profeta che annuncia il futuro, quasi in una dimensione magica, ma il profeta che, accogliendo la parola, sa leggere il presente e, nel presente le condizioni del futuro. E’ il profeta che sa leggere la mia vita dentro la promessa di Dio. E che insegna a me a leggerla, a leggere un futuro che non è magico, né casuale né accidentale, e neppure un futuro che io posso costruire con la mia sola volontà, è il futuro che io devo costruire dentro la promessa di Dio. Il profeta, ancora, è l’uomo del primato di Dio.
“Oggi – sottolinea il vescovo – abbiamo perso l’orizzonte di Dio. Anche come credenti, a volte, perché siamo riusciti a fare un secolarismo credente. A dire: io vivo nel mondo e il mondo è tutta la mia vita, però, credo, credo che Dio mi ama, credo che Dio mi vuole bene, credo che Dio mi protegge… Tutto questo è buono, ma se togliamo Dio come senso profondo della nostra vita, noi abbiamo trasformato Dio in un modo per essere più felici, quasi come a dire che lo siamo diventati da soli, che siamo autonomi e non abbiamo bisogno di Dio, però se c’è Dio possiamo essere più felici. E così abbiamo generato un secolarismo credente”. Non è questo il credere del Vangelo, che ci dice che l’uomo creato da Dio è uomo fino in fondo solo nella relazione con Dio. Il Vangelo, dunque, ci dice che la nostra esistenza ha senso perché Dio è la pienezza della nostra esistenza e il nostro cammino terreno è importante e fondamentale, perché lì è gettato e deve crescere il seme dell’eternità. Tolto questo, Dio diventa semplicemente un valore aggiunto, non necessario. Noi invece abbiamo bisogno di Dio, perché da Lui provieniamo ed a Lui tendiamo. L’eremita lo fa come segno profetico in una vita tutta particolare, e lo fa perché risuoni in mezzo a noi in quella luce che ci indica il cammino. In questo modo, secondo il vescovo Palletti, noi possiamo valorizzare appieno la figura di san Venerio: l’uomo del silenzio che ci richiama ad un ascolto nuovo, l’uomo della profezia che ci richiama a leggere il nostro presente nella luce della promessa di Dio, l’uomo del primato di Dio che ci ricorda che Dio non è un “di più”, ma è l’essenza della nostra chiamata.

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