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"Contestualizzare? Sulle foibe si è contestualizzato per 57 anni"

Il consiglio comunale di Lerici celebra il Giorno del ricordo. Confronto tra il consigliere Nebbia Colomba e lo scrittore istriano Pietro Tarticchio, in collegamento per dare la sua testimonianza.

Non solo memoria
"Contestualizzare? Sulle foibe si è contestualizzato per 57 anni"

Golfo dei Poeti - Non solo ricordo stamani a Lerici in occasione del consiglio comunale straordinario convocato per commemorare le foibe e l'esodo giuliano dalmata, in linea con le iniziative che si tengono ogni anno dal 2006 su tutto il territorio italiano. E già, perché, conclusa la relazione dell'ospite della seduta, il giornalista e scrittore Pietro Tarticchio – classe 1935, nella tragedia perse sette familiari -, il giovane consigliere del centrosinistra Emanuele Nebbia Colomba ha chiesto di intervenire: “Ringrazio il professor Tarticchio per la sua testimonianza - ha affermato - essendo stato lui stesso coinvolto nelle tragiche vicende delle foibe e dell'esodo. E' impossibile immedesimarsi per privilegiati come noi che non hanno vissuto i drammi della guerra, possiamo solo immaginare il trauma che sarebbe per noi lo sradicamento da Lerici e la privazione dell'identità. Dagli esami di storia che ho sostenuto ho imparato l'importanza di contestualizzare le vicende storiche. Non per giustificare, ma per essere tutti più consapevoli che purtroppo dinamiche come quelle che ricordiamo stamani sono frequenti. Anche oggi accadono fatti analoghi. Pensiamo ai massacri dei cristiani nella guerra siriana o la deportazione forzata dei Rohingya in Myanmar. I fenomeni vanno inseriti nelle vicende storiche. Mi chiedevo quindi se non fosse il caso di contestualizzare, facendo capire quanto è successo – certo, una cosa meno cruenta - nei vent'anni precedenti, sotto il fascismo, quando ci fu una politica di italianizzazione di quelle zone. Penso alla toponomastica, alla lingua. Non per giustificare, ma per far capire la complessità storica degli eventi”.

“Della contestualizzazione rispetto a quanto accaduto prima – ha replicato Tarticchio – si è parlato per 57 anni! E invece non si è parlato di esodo e di foibe. Prima si è tentato di negarli, poi, quando è risultato impossibile, si è tentato di giustificarli attraverso la vendetta degli slavi oppressi dall'Italia e dal processo di italianizzazione. Io sono stato chiamato qui per dare una testimonianza: presumo e sono certo che tutti voi conosciate gli antefatti che non ho potuto citare, ma quando vado nelle scuole è certo che parlo anche dei torti subiti dagli slavi da parte dell'Italia fascista. La verità è che per questi torti siamo stati noi a pagare per tutti gli italiani. Gli slavi si sono rivalsi su di noi, il popolo più vicino. Ripeto, della contestualizzazione a cui fa riferimento lei, consigliere, si è scritto sui libri di storia, mentre della nostra vicenda si è a lungo taciuto. Ora è in atto un processo di riavvicinamento per arrivare a una riconciliazione tra Italia, Croazia e Slovenia. Abbiamo visto solo il primo atto, quando il presidente Mattarella è andato mano nella mano con il presidente sloveno dalla foiba di Basovizza. Ora aspetto il secondo atto, cioè che il presidente sloveno inviti quello italiano e magari anche quello croato a recarsi sull'orlo di una foiba, e che tutti e tre chiedano perdono per gli innocenti che nelle foibe hanno trovato la morte”. Tra questi, il padre di Tarticchio: “Era un negoziante, mai aveva indossato la camicia nera. Che male aveva fatto al popolo slavo? Anzi, tra slavi dell'Istria e italiani c'era accordo. Poi è arrivato il disaccordo, portato dalle ideologie fascista e comunista”.
Quindi la chiusura del sindaco Leonardo Paoletti: “Tutte le persone intelligenti e oneste sanno che questa parte della storia è stata narrata in modo parziale, per tante ragioni. Io sono andato a scuola in un'epoca in cui se parlavi di foibe venivi additato come fascista. Apprezzo che oggi invece se ne possa parlare apertamente in consiglio comunale. Io sono approdato al consiglio per la prima volta nel 1993 e posso testimoniare che allora di certi temi non si poteva parlare, erano impronunciabili”.
Negli interventi che hanno preceduto la relazione di Tarticchio, il presidente del consiglio Nardone, l'assessore Toracca, il consigliere Cosenza, i capigruppo Agnellini e Vara, hanno condiviso l'importanza di continuare a coltivare la memoria di foibe ed esodo giuliano dalmata, respingendo ogni negazionismo. Ha portato il suo saluto anche Andrea Manco, presidente provinciale dell'Associazione nazionale Venezia Giulia Dalmazia.

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