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Ultimo aggiornamento: Giovedì 25 Aprile - ore 22.38

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Gente della Spezia - Una vita impropria

Gente della Spezia - Una vita impropria

- "Giustizia per chi? Sotto il capitalismo, il proletariato è quello che viene perseguitato più spesso e punito più severamente e che inoltre, poiché deve morire di fame quando è disoccupato, è indotto a commettere la maggior parte dei reati". Marx ed Engels, nella loro foga critica allo stato borghese, finivano talvolta col rivalutare il feudalesimo pur di denigrarne i fondamenti. Ma parlando di giustizia tutti i torti non li avevano.
Nella società post-industriale del ventunesimo secolo basta sostituire la parola "proletariato" con "emarginati" e l'analisi appare ancora plausibile. Anche nella nostra cara Spezia.
Gian Paola era una normalissima impiegata quando all'età di 40 anni incappò per la prima volta in un controllo di polizia, trovandosi alla guida in stato di ebbrezza. Nel giro di quattro anni la cosa si è ripetuta altre due volte. Per lei nessuna prescrizione ad hoc, nè leggi ad personam. Tutti e tre gli episodi sanzionati con tre distinti decreti penali di condanna a pene pecuniarie, la fedina penale macchiata a tempo indefinito. Il vizio del bere è inesorabile e contribuisce ad aggravare la situazione: arriva così la prima condanna a una pena detentiva, cinque mesi di reclusione per lesioni personali e ben sette episodi di getto pericoloso di cose. La condizionale evita il carcere. Immaginiamo l'esasperazione dei vicini nell'avere tra i piedi una persona dalle escandescenze facili...
Quattro anni ancora e arriva una nuova condanna per lanci pericolosi, con pena pecuniaria.
Poco dopo ecco la sesta pronuncia di un giudice in dieci anni, questa volta la condanna è per resistenza a un pubblico ufficiale. Quattro mesi con la condizionale. Il "bonus" esaurito, non se ne può usufruire per più di due volte.
Ma poi come avrà "resistito" questa donna bassina e minuta?
Arriviamo a cinque mesi fa. Siamo sotto Natale e Gian Paola adesso ha 52 anni. Ha conservato il posto nonostante la ditta in cui lavora abbia cercato di farla fuori trasferendola strumentalmente a diverse centinaia di chilometri di distanza. Fortunatamente l'altra giustizia, quella del lavoro, stoppa tutto e la prospettiva di andarsene via dalla sua città sfuma. I suoi problemi esistenziali però non smettono di tormentarla.
E' Natale anche per lei. Va dalla sua estetista. Ad un certo punto chissà cosa le scatta in testa: vede un bel giubbotto, la tredicesima non basterebbe per comprarlo. Lo ruba. Già che c'è, si porta via anche un bel po' di cosmetici costosi. Le estetiste se ne accorgono, provano a fermarla. Lei si sente perduta e le spintona, tentando un'improbabile fuga.
Il nostro codice penale parla chiaro: questa è una rapina. Di quelle contemplate al secondo comma dell'articolo 628 e che la dottrina definisce "improprie".
Arresto in flagranza e rito direttissimo (non contemplato dal nostro ordinamento per le bancarotte fraudolente plurimilionarie, tanto per dire). L'ideale per chi anela a una giustizia rapida ed efficace. Peccato che questa fulmineità si vede solo con gli ultimi, siano essi ladruncoli o piccoli spacciatori. La giustizia dei poveri cristi, per i quali il processo breve è già una realtà di fatto che aspetta solo pronta codificazione.
Non è finita qui. Gli implacabili meccanismi sanzionatori sono tutti contro Gian Paola: non potrà più avere la condizionale e per giunta avrà un aggravio di pena per il meccanismo della recidiva reiterata.
L'unica strada percorribile è il patteggiamento. Anche a tenersi bassi, sono due anni e due mesi di reclusione. Senza nessun beneficio. A febbraio la condanna diventa definitiva e questa volta lo spettro del carcere si fa concreto, anche se siamo ancora nei limiti per ottenere l'affidamento in prova. Chissà cosa passa per la testa alla povera Gian Paola, criminale suo malgrado. Di sicuro la situazione precipita al punto che per due giorni nessuno, vicini o familiari, ha notizie di lei. Questa volta la pena non sarà eseguita. I pompieri entrano in casa sua al Ruffino e la trovano senza vita, un'ematoma segno di una caduta rovinosa. Adesso la vita e la morte di Gian Paola sono tutte in un fascicoletto smilzo. Atti relativi, dicono quelli bravi. L'autopsia metterà la parola fine a questa parabola sventurata.
Quanti e quante Gian Paola girano in mezzo a noi? Tanti. Cosa può fare una comunità civile per migliorarne le condizioni? A nostro avviso molto, se solo ne avessimo la volontà. Se si fosse risposto con la stessa efficiente velocità con cui le sono state applicate le sanzioni penali tutte le volte che questa poveretta ha chiesto aiuto, forse oggi anche lei sarebbe ancora con suo figlio e con tutti noi a godersi questo caldo sole di primavera.


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