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Ultimo aggiornamento: Venerdì 18 Gennaio - ore 18.07

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Gente della Spezia - Se la Spezia fosse in Inghilterra

Gente della Spezia - Se la Spezia fosse in Inghilterra

- C'era da sorridere in questi giorni a vedere in televisione le analisi preoccupate di tanti commentatori italiani sull'esito delle elezioni inglesi. Come se in Italia non avessimo altro a cui pensare. La solidità del loro sistema non sarà certamente indebolita da una situazione di parlamento "appeso", anche perchè la società inglese non vive di soli partiti, affidando a molteplici gruppi intermedi tra stato e società la difesa dei propri interessi.
Per rimanere nel nostro piccolo, se la nostra Spezia fosse in Inghilterra assisteremmo senz'altro a fenomeni di rappresentanza ben diversi.
Premesso che nessuna municipalità inglese si sognerebbe nemmeno lontanamente di far pagare delle tasse illegittime, di fronte alla questione dell'Iva sulla Tia, della tassa sulla tassa dichiarata incostituzionale e ciononostante fatta pagare ugualmente alla collettività spezzina in violazione della legalità, se questa cosa fosse accaduta oltre Manica avremmo assistito immediatamente al sorgere di comitati di consumatori che avrebbero messo in un angolo l'arroganza del potere instaurando azioni legali, le cosiddette class action che in Italia non a caso sono osteggiate in ogni modo e di fatto svuotate di poteri. Purtroppo in Italia le associazioni dei consumatori sono prive di forza autonoma e piuttosto legate ai sindacati, che a loro volta non sono quelli inglesi, che sono soggetti terzi rispetto al potere politico, indipendenti anche dal punto di vista economico: si pensi al robusto fondo cassa per gli scioperi che permette agitazioni ad oltranza che portano a risultati ben diversi da quelli cui si assiste in Italia, in occasione di astensioni immancabilmente proclamate il venerdì per avere un adesione maggiore, con la prospettiva di un ponte lungo per gli scioperanti e soprattutto senza alcun danno per la controparte.
Se pensiamo poi alle problematiche ambientali c'è un abisso tra Italia e Gran Bretagna. La nostra città vive sulla sua pelle un insieme di disastri di tutto rispetto, ha il primato mondiale di malati e deceduti per asbestosi in proporzione alla popolazione, ha una discarica piena di rifiuti tossici in cima alla collina di Pitelli che nessuno sa come bonificare, un'area dove sorgeva una delle più grosse raffinerie italiane dove in fretta e furia si sta tirando su un centro commerciale, un rigassificatore che si vuole raddoppiare alla chetichella, una centrale elettrica gigantesca inserita in un'area urbana che ha avuto un pesante impatto ambientale, per non parlare delle problematiche di un porto inserito in centro città con montagne di container ovunque. Su tutto questo nella società inglese si sarebbero creati battaglieri comitati, formati da medici, avvocati, scienziati, tecnici e soprattutto cittadini.
Nella nostra sonnolenta città tutto è stato lasciato alla mediazione politica e sindacale ad ampio raggio e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Per giunta scatta sempre come un riflesso condizionato, soprattutto da parte dei rappresentanti sindacali, la teoria e la prassi del "piatto di lenticchie", tesa alla conservazione dell'esistente senza alcun sforzo di immaginare una realtà diversa, un po' meno inquinata e soprattutto molto più redditizia per la cittadinanza, che vede lo scempio della partenza dei suoi giovani migliori e forse non imparentati con le oligarchie politico-sindacali verso lidi più accoglienti e più evoluti.
Chissà quanti di questi ragazzi hanno scelto proprio la Gran Bretagna per realizzare le loro aspirazioni, quanti giovani medici, ingegneri, cuochi, informatici, ecc... Non sarà il Paradiso in terra, per carità, però prima di sparare sentenze in base all'esito di elezioni che per gli inglesi stessi sono già il passato dopo pochi giorni, sarebbe il caso di guardare un po' di più a casa nostra. Magari copiando qualcosa. Ne guadagnerebbe tantissimo anche la nostra città, che di inglese ha solo una chiesa evangelica in via Milano, costruita identica ad una esistente a Londra e non per caso battezzata "The Spezia Mission".

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