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Ultimo aggiornamento: Lunedì 21 Gennaio - ore 09.30

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Gente della Spezia-La triste storia del signor G

Gente della Spezia-La triste storia del signor G

- Cancellati virtualmente dalla vulgata italiana degli ultimi tre decenni, tra Milano da bere degli anni '80, trasformazione post-industriale dei '90, globalizzazione del primo decennio del secolo ventunesimo, ecco riapparire in carne ed ossa in tutta la loro evidenza i poveri. Quelli veri. Ormai sono talmente tanti che non si nascondono più. Adesso nei bidoni sempre stracolmi ci vanno a frugare a tutte le ore e senza aspettare il calar delle tenebre.
Per accorgersi di loro basta non farsi obnubliare la mente dal conformismo dilagante di certi mass-media, sempre più somiglianti nei toni e nella loro acriticità a un mondo in bianco e nero che credevamo consegnato alla storia. Fortunatamente internet è potente e senza filtri. La rete può fornire dati e conoscenze importanti per inquadrare un fenomeno, ma non basta l'arida teoria delle cifre per comprenderlo davvero. Ci vuole il coraggio di guardare la realtà appena fuori di casa. Basta spogliarsi un attimo del proprio egoismo e viene fuori un universo di sofferenti che grida aiuto senza urlare, con occhi sempre più mesti.
Non sempre si nasce poveri. Ai tempi di Dickens o di De Amicis la miseria era uno stato che si manifestava alla nascita e accompagnava per tutta la vita (spesso breve) larghi strati sociali. Adesso ci si diventa essendo stati borghesi, per lo più piccoli, ma anche medi e persino qualche ex-ricco. Chi è nato negli anni '60 è cresciuto in un mondo in espansione, si aprirono porte che per millenni erano state sbarrate al popolo minuto. C'è stata un'autentica rivoluzione sociale che ha portato benessere diffuso e punti di partenza meno diseguali.
Me lo ricordo G. una ventina d'anni fa. Mi mostrava il suo Volkswagen Golf nuovo di fabbrica comprato in contanti, felice come una Pasqua. Era un giovane artigiano a cui la vita sorrideva alla grande. Si era sposato a 24 anni, cosa che oggi sarebbe da ricovero coatto a meno che non si appartenga ai neo-patrizi. G. si poteva permettere vacanze ogni anno e un bel tenore di vita, gli giravano in tasca soldi veri. Ero un giovane studente senza una lira e mi faceva sempre comodo fare qualche trasloco con lui, arrivava puntuale quel centone o quel cinquantone che all'epoca era tanta roba.
Ho rivisto G. a Pasquetta. Mi ha fatto molta tristezza mangiare con lui a distanza di tempo. Trasandato, sdentato. La sua attività l'ha chiusa da tempo, da padroncino si è ritrovato ad essere sotto padrone, spesso mal pagato, in nero. O licenziato in modo arbitrario. "A marzo ho lavorato solo due giorni, e non ho più nemmeno l'indennità di disoccupazione." Forse la soluzione migliore sarebbe andarsene via, ma non è che le cose fuori da Spezia siano molto meglio. E poi chi ti prende a 45 anni suonati?
La sua vita familiare, poi, è andata a rotoli, causandogli sofferenze inenarrabili. Non si è separato dalla moglie solo perchè non se lo possono permettere, le figlie ormai grandicelle lo considerano un fallito e non se ne curano per niente. Cari giovani, ingannati da certi modelli che vedete a tutte le ore su tutti i canali televisivi, non vi invidio per niente! Come sarà triste il vostro risveglio il giorno che vi presenterete a un ufficio di collocamento e vi diranno che non c'è nulla per voi! Al massimo qualche lavoro a progetto, a termine, o con qualche altra aggettivazione, a ricordare un celebre monologo del grande Massimo Troisi...
Passando da via XXIV Maggio di prima mattina non è infrequente notare davanti all'Ufficio della Provincia che si occupa dei senza lavoro assembramenti di persone di tutte le età. Il cuore si stringe a vedere quarantenni o cinquantenni, vittime di questa crisi che non fa sconti, aspettare al freddo il loro turno.
A volte qualcuno di questi riesce a trovare qualche opportunità. Nei supermercati non è infrequente vedere persone coi capelli bianchi passare per i corridoi tra gli scaffali a pulire o a sistemare. Lavori generici che un tempo facevano i ragazzini durante l'estate per accumulare i soldi per un viaggio adesso sono l'ancora di salvezza per famiglie intere.
Non so se durante la campagna elettorale qualcuno dei candidati sia passato da via XXIV Maggio, non mi interessa nemmeno saperlo. O da via Torino, angolo via Castelfidardo. A due passi dalla rampa di accesso alla stazione, italicamente provvisoria da molti anni, sorge da molto tempo la mensa della Caritas. Una volta si chiamava "Il Giardinetto": un bar-trattoria tipicamente spezzino-popolano. Sotto quei pergoli mi ricordo di partite a carte interminabili di mio padre coi suoi amici. Era un mondo operaio che lavorava dalla mattina alla sera con grande fatica e dignità. Quando la sirena staccava, carte o biliardo. Certi vizi d'oggi erano totalmente sconosciuti, il massimo della trasgressione era qualche gotto di vino (venerdì sera e sabato qualcuno di più). Se avessero installato una slot-machine, il giorno dopo la Questura avrebbe fatto chiudere il bar senza tanti discorsi.
Adesso di quel mondo non c'è più quasi traccia se non in qualche necrologio, purtroppo. E al posto del Giardinetto tutte le sere verso le sei inizia a sciamare un'umanità variamente disperata e sempre crescente, dai clochard nostrani a stranieri senza arte nè parte, venuti in Italia pensando che i soldi spuntassero dagli alberi. Se vogliamo trovare una nota positiva, meno male che ci sono persone che da anni pensano a fare da mangiare a questa gente, non hanno mai la ribalta e probabilmente nemmeno la desiderano. C'è addirittura un avvocato, uno che a vederlo in faccia ti pare un mistico, roba da non credere in questi tempi così sguaiatamente gaudenti. Mentre il conflitto di interessi dilaga ovunque, quando viene a sapere di persone che hanno problemi con la giustizia (cosa non rara per un povero) non ne assume direttamente le difese ma li segnala a suoi colleghi, che poi vengono pagati dal patrocinio a spese dello Stato. Ora che i poveri sono tornati alla ribalta, sarà il caso di darci tutti una mossa. Quanto più grandi sono le diseguaglianze e quanto peggiore sarà il nostro vivere comune. Ricchi compresi.


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