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Gente della Spezia - L'area ritrovata è già pomo della discordia

Gente della Spezia - L'area ritrovata è già pomo della discordia

- Cinquecento posti di lavoro! In una terra ad alta disoccupazione sembrerebbe tanta manna. Sonae Sierra è un gruppo anglo-portoghese specializzato nella realizzazione e gestione di centri commerciali; ING Real Estate Development è una costola del colosso finanziario olandese noto al grande pubblico per il conto arancio e la zucca. Stanno realizzando in joint venture il centro commerciale "Le Terrazze" nell'area dove un tempo sorgeva la raffineria IP. I non più giovanissimi se la ricordano bene, in pieno centro cittadino. I treni passavano a pochi metri di distanza: se pensiamo che cosa è successo a Viareggio per la fuoriuscita di gas da un solo vagone cisterna...
Durante la guerra gli inglesi, essendone proprietari, pensarono bene di non sganciarci bombe sopra e Spezia così non vide la sua "Hiroshima chimica" che toccò alla ben più sventurata Amburgo, che forse non possedeva raffinerie Shell o BP.
Un mostro ambientale a due passi dalle case non poteva durare e un bel giorno si decise di chiudere gli impianti.
Dopo molti anni di immobilismo si iniziò lo smantellamento della raffineria e dei depositi. Nel 1996 fu ENI, che nel frattempo incorporò IP e Agip, a vendere l'area alla GRIFIL, una finanziaria di Lucca, per 26 miliardi di lire dell'epoca. La vendita fu a scatola chiusa. Fu assicurata a GRIFIL l'avvenuta bonifica dell'area. Come purtroppo sanno gli abitanti della zona a tutt'oggi, non era vero. Ne nacque una estenuante querelle giudiziaria, dalla quale GRIFIL di fatto uscì nel 2005 vendendo a sua volta a una piccola società immobiliare, Helios Property, controllata a sua volta da Deneb 3005 e Promogest s.r.l.. Società con capitali minimi ma con idee chiare, in quanto già nel luglio 2005 si parla della costruzione di un'area commerciale di 23.000 metri quadri tra cui spicca un supermercato Ipercoop. Società minuscole che però portano in dote i due colossi che stanno conducendo a tutt'oggi la costruzione del centro commerciale. A settembre 2005 si ribadisce che il complesso aprirà nel 2008 e che Coop Liguria sarà protagonista dell'operazione. Nel 2007 si parla apertamente di una cordata di banche finanziatrici dell'operazione, guidate da Unicredit Corporate Banking: Banco Popolare di Lodi, Mediocredito Italiano, Cassa di Risparmio della Spezia. Si parla di un investimento di 130 milioni di euro, finanziato in cospicua parte dalle banche.
Nel frattempo i metri quadri da costruire sono diventati 38.000 per attività commerciali, su un totale di 220.000. La fine dei lavori subisce costanti spostamenti in avanti, dal 2008 si va al 2010 e ieri si dava per certa la fine dei lavori entro la fine del 2011.
Parlandone così, sembrerebbe una banale operazione plurimilonaria di riconversione di un'area industriale a terziario avanzato. Peccato che le cose non stiano proprio in questi termini.
Ci sono due questioni da sottolineare, una ambientale e una di metodo decisionale.
Quanto alla mancata bonifica, in un'audizione parlamentare del 4 dicembre 2007 il dott. Anacleto Busà, esperto dell'associazione "Ambiente e/è vita" afferma che il Comune della Spezia non avrebbe mai dovuto rilasciare la concessione edilizia per la costruzione di tali opere: "A nostro giudizio, e`grave che il comune di La Spezia abbia rilasciato le concessioni edilizie in assenza di una bonifica dell’area, anche se da un documento, che possiamo far pervenire alla Commissione, risulta che la ASL di La Spezia in una nota comunicava all’ENI che la zona era stata bonificata. Questo e`sicuramente falso perche´allora non e`stato impiantato alcun cantiere sull’area ex IP.
Nel 1997 la regione Liguria ha stipulato un accordo di programma finalizzato al recupero e alla riqualificazione dell’area, dimenticandosi pero`che l’area non era stata bonificata. Si e`quindi programmata una serie di operazioni a bocce ferme, senza che sul sito fossero installati impianti di bonifica".
Tanto è vero che solo dopo il rilascio della concessione sono stati presentati in successione due progetti di bonifica. Questo, dice Busà, in chiara violazione delle norme in materia. Inoltre i rifiuti furono classificati dalla Regione come non pericolosi, sottraendo così alla valutazione di impatto ambientale il progetto di bonifica del 2005. Ci sembra che queste affermazioni avrebbero dovuto avere un impatto ben diverso. Non ci risulta che sia stato aperto un procedimento a seguito di queste dichiarazioni, per quanto la Commissione Parlamentare d'inchiesta sui rifiuti si fosse impegnata a utilizzare i poteri che la legge le consente e che sono identici a quelli dell'autorità giudiziaria.
Quanto poi alle modalità della bonifica, è inutile tornare sopra a quello che è stato costantemente documentato riguardo ai malori di vario genere che hanno colpito la popolazione interessata e i miasmi insopportabili patiti da mezza città. Sono stati presentati esposti a decine, ne ignoriamo l'esito. Tutte le proteste dei vari movimenti ambientalisti pare che siano state semplicememente bypassate o al più classificate come forme di luddismo antistorico.
A sentire le fonti ufficiali, la bonifica del lotto comprendente l'area del centro commerciale sarebbe stata completata. Sarebbe bene che questo venisse appurato da fonti scientifiche terze, possibilmente svizzere, per non far torto a nessuno.
Ma quand'anche tutto fosse stato fatto in regola, se per assurdo al posto di una delle più grandi raffinerie d'Italia che ha operato ininterrottamente per una sessantina d'anni ci fosse stato un allevamento di violette, non si può tacere l'assoluta mancanza di partecipazione nella formazione delle scelte.
Avevamo proprio bisogno di un ennesimo centro commerciale? Per 500 nuovi posti di lavoro, prendendo per oro colato quanto affermato ieri a Porto Lotti, quanti se ne perderanno nelle attività commerciali del centro? Quante piccole attività saranno costrette a chiudere bottega?
Quell'area non poteva essere utilizzata per altri scopi? Perchè i politici nelle campagne elettorali raccontano favolette e poi decidono le cose veramente importanti rinchiusi nelle loro torri d'avorio?
Einaudi, ben altra tempra di politico rispetto ai tempi d'oggi, riteneva con giusta ragione che la società può dirsi autenticamente civile quando i cittadini siano messi nelle condizioni di conoscere per deliberare. Sempre. Le sterili contrapposizioni guelfo-ghibelline prive di contenuti lasciano il tempo che trovano.
Per approfondimenti: http://www.parlamento.it/documenti/repository/commissioni/bicamerali/ciclo_rifiuti/Resoconti%20stenografici/0050.pdf

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