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Gente della Spezia - Il grande salto e la distanza fra politica e cittadinanza

Gente della Spezia - Il grande salto e la distanza fra politica e cittadinanza

- La manovra economica allo studio del Governo non conosce soste, probabilmente il decreto sarà fatto passare mentre gli italiani saranno distratti da dosi massicce di pallone, con la segreta speranza che il gruppo di Lippi vada più avanti possibile. Non dimentichiamo che, nonostante la possibilità di uno stralcio, nella manovra è sempre compreso il taglio delle province sotto i 220.000 abitanti che farebbe sparire Massa-Carrara e manterrebbe in vita per pochissimo quella di Spezia, sempre che nelle more non si decida di innalzare la soglia e far sparire così due piccole province limitrofe che avrebbero tutto l'interesse ad unirsi invece che star lì ad aspettare le briciole dall'alto.
Interessante il dibattito che si è aperto in città: spicca ancora una volta la netta distanza tra i cittadini e i politici che li rappresentano.
Particolarmente interessante il fatto che i tre neo-eletti consiglieri regionali di maggioranza della nostra provincia hanno scritto un comunicato dove sembra che la cosa più importante per loro sia la difesa del posto appena conquistato e l'intenzione di non farsi troppo malvolere dai colleghi genovesi, al fine di non compromettere carriere politiche con dichiarazioni sconvenienti. Mentre il consigliere di opposizione tace, probabilmente per le stesse ragioni.
Ma per quattro spezzini favorevolissimi a rimanere sotto l'orbita genovese, i ceti produttivi rimasti, quelli che permettono con le loro tasse a quei quattro di vivere agiatamente, sarebbero ben felici di compiere il grande salto.
Lo stare in Liguria per noi spezzini ha significato vivere in una perenne marginalità. La massima parte dei soldi regionali vanno a Genova, che poi opera da par suo affinchè anche le risorse nazionali siano destinate per la gran parte a lei stessa. Le ricadute sui servizi sono quelle che vediamo tutti i giorni sotto i nostri occhi, con una somiglianza sempre più marcata a certe realtà di sotto-sviluppo più che al resto dell'Italia settentrionale, di cui ormai siamo anche sociologicamente un corpo estraneo.
Il caso della Pontremolese è emblematico: al di là delle dichiarazioni di facciata, a Genova sanno benissimo che il completamento di quest'opera significherebbe un duro colpo per la loro economia portuale a vantaggio dei porti di Spezia e Livorno, che si ritroverebbero a poche ore di viaggio dall'Europa Centrale. Ma siccome non si vive di soli containers, anche dal punto di vista turistico avere dei collegamenti rapidi tra la costa e il nostro retroterra, che va da Parma a Verona fino... a Monaco di Baviera avrebbe delle conseguenze imprevedibili. Altro che Lunezia come "prospettiva chimerica"!
Nonostante il nostro indecente servizio ferroviario potremmo avere treni a cadenza oraria per Parma e per Milano, con tempi di percorrenza abbattuti rispetto agli attuali, arrivare in Baviera in 6-7 ore invece che le attuali dieci ore e mezzo del collegamento più rapido. Visto che siamo in Europa, che non è certo una chimera, ve lo immaginate cosa potrebbe significare? Abbiamo volutamente parlato di Baviera come punto più lontano di una macro-area che sarebbe veramente folle trascurare: il nord-est italiano, l'Austria, la Svizzera. Tutte popolazioni che avrebbero un grande interesse a far viaggiare le loro merci da Spezia o da Livorno invece che da Rotterdam o da Anversa, ma anche masse potenziali di turisti disposti a spendere (perchè là i soldi ci sono) e con un sistema scaglionato di ferie che potrebbe vederli qui per molti mesi all'anno, sfruttando magari anche la possibilità di fare dei week-end grazie a collegamenti veloci, non fosse altro che per scappare in poche ore dal loro rigido inverno per venire in posti dal clima molto più mite.
Lasciare tutto com'è significa condannare Spezia a un declino irreversibile. Cessato il suo ruolo di città militare, urge una riconversione profonda. Finchè c'era "Mamma Roma" a mantenere migliaia di arsenalotti e altre migliaia di addetti nelle partecipazioni statali poteva avere ancora un senso mantenere lo status quo. Ma visto che a Roma non c'è più un euro e che non si prevedono guerre con la Francia per i prossimi 300 anni almeno, bisognerà pur cominciare da qualche parte. L'unificazione delle province di Massa-Carrara e Spezia intanto mirerebbe a creare un interlocutore più robusto, una provincia che diventerebbe di 430.000 abitanti circa, con una storia comune che nemmeno l'ottuso burocratismo di questi ultimi cento anni è riuscito a sopprimere. Continuare ad avere Aulla, Villafranca, Pontremoli, Fosdinovo, Licciana ecc. come territori di un'altra provincia e di un'altra regione è semplicemente insensato. Così come è altrettanto insensato avere sotto la provincia spezzina territori che non hanno alcun rapporto reale con la nostra città: pensiamo a Deiva Marina, Framura,Varese Ligure, Maissana. Una provincia più grande potrebbe a questo punto decidere del suo destino, per mezzo del referendum costituzionale. Se la maggioranza dei cittadini decidesse di sopprimere ogni prospettiva di rilancio rimarrebbe compatta sotto Genova, a vedere le proprie istanze puntualmente disattese per i prossimi cento anni. Ma crediamo che se si arrivasse un giorno a quel referendum (anche la Costituzione è una chimera?) abbiamo la sensazione che l'esito sarebbe diverso. Riusciremo noi spezzini a creare un movimento di opinione in tal senso?

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