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Gente della Spezia - "I contribuenti Acam pagheranno caro, pagheranno tutto"

Gente della Spezia - "I contribuenti Acam pagheranno caro, pagheranno tutto"

- Trecento milioni di euro. Pare che sia questo l'ammontare del debito dell'Acam. Come hanno fatto a fare un buco simile è un mistero che temiamo rimarrà tale pur con un'inchiesta in corso della Corte dei Conti. Sta di fatto che a suon di temporeggiare siamo arrivati alla resa dei conti. Il tempo stringe e a qualcuno rischia di rimanere il cerino in mano. Con una prassi spregiudicata è stata convocata l'assemblea per l'approvazione del bilancio il giorno 29 giugno alle ore 7 del mattino, secondo il collaudato schema delle assemblee di condominio, stabilite agli orari più improbabili in prima convocazione. Peccato che la seconda sia stata fissata il 29 luglio, ben oltre la scadenza massima prevista per il 30 giugno. Con questo espediente gli amministratori di Acam cercano di prendere tempo mentre si sta giocando la trattativa con Hera per l'acquisizione del gruppo. Siamo pronti a scommettere qualsiasi cifra che l'appello dei Radicali ai nostri sindaci di andare a votare il bilancio alle 7 del mattino non sarà raccolto.
Perchè approvare un bilancio fuori tempo massimo? Perchè si è certi dell'impunità sostanziale. D'altronde nemmeno il falso in bilancio esiste più, figuriamoci cosa possono rischiare gli amministratori o un'assemblea dei soci di una S.p.A. per un'approvazione fuori tempo massimo: praticamente niente.
Chi pagherà il debito? Ovviamente i cittadini. Solita demagogia? Niente affatto. Da mesi si sta conducendo una sorta di "Metodo Alitalia" alle spalle e sulle spalle dei contribuenti, che pagheranno caro e pagheranno (quasi) tutto, come diceva quello.
Il futuro è nell'acqua: 125 milioni di debiti Acam saranno appioppati ai Comuni, quindi alla collettività, attraverso la vendita della rete idrica, che entrerà a far parte della Società Pubblica delle Reti. Pare che a Riomaggiore non l'abbiano presa proprio bene, ed è interessante riportare uno stralcio dal blog della lista civica "Per Riomaggiore" riguardo a una riunione del 25 maggio scorso:
"Per quanto riguarda invece la riunione sulla creazione della Società delle reti, tenutasi martedì 25 maggio, un rappresentante del Comune della Spezia ha delineato i contorni dell’operazione, così riassumibile:
- Viene creata una società delle reti a cui cedere tutte le reti idriche e il debito di Acam relativo alle spese per investimenti nella rete idrica: circa 125 milioni di euro.
- La società che gestisce le reti rimane Acam, la quale è tenuta a pagare un canone per le reti in concessione come saldo del debito che grava su di esse. Non sono stati forniti dati sulla possibilità e le tempistiche di ripagamento del debito.
- I soci della società delle reti sono i Comuni.
Il nostro capogruppo ha dapprima fatto notare come la richiesta di Acam (peraltro pervenuta tramite un rappresentante del Comune della Spezia e non di Acam) non fosse supportata da investimenti da parte di quest’ultima nel territorio del comune. In pratica, le reti che il comune ha dato ad Acam alcuni anni fa, vengono restituite alla società delle reti nella stessa condizione di prima ma con il debito e l’usura.
A sostegno di quanto affermato dal nostro gruppo anche le dichiarazioni del consigliere Bonanini che ha sottolineato che Acam non si è limitata a non fare investimenti, ma ha inoltre disatteso alcune convenzioni per la creazione di impianti di depurazione nei paesi di Riomaggiore e Manarola. I tre gruppi del consiglio comunale concordano quindi di recapitare il seguente messaggio ai vertici Acam e al Comune della Spezia (capofila in questa operazione): il Comune di Riomaggiore non approverà la costituzione della società delle reti fintanto che non verrà un rappresentante Acam a relazionare in materia e indicare quando intende rispettare gli impegni presi con il Comune di Riomaggiore. Sorpreso, quanto noi, dell’unità del consiglio comunale riomaggiorese, il rappresentante del comune della Spezia non ha potuto fare altro che accettare di recapitare suddetto messaggio."
A parte la singolarità di un ignoto ambasciatore spezzino a cui fu affidato l'ingrato compito di spiegare alla riottosa popolazione riomaggiorese le ragioni dell'Acam, sembrerebbe una cronaca dal Medioevo di dispute tra comuni limitrofi sull'acqua e invece è un documento di un mesetto fa. Pensiamo che anche negli altri comuni verranno sollevate obiezioni analoghe e quindi ci chiediamo: in che tempi sarà costituita questa Società delle Reti? Con quali modalità sarà ripianato il debito?
Dimenticavamo ulteriori 15 milioni a carico dei Comuni per l'acquisto dell'impianto di Saliceti, al fine di creare una "Newco" ambientale, un analoga società pubblica per il trattamento dei rifiuti. Ricapitoliamo: si gestisce una società in modo disastroso e il debito si accolla ai cittadini per ben 140 milioni di euro, una cifra enorme che sarà sottratta ai servizi, con un peggioramento sostanziale delle condizioni dei ceti popolari che non potrà essere solo attribuita ai tagli fatti a livello centrale, come dirà qualche loquace assessore per giustificare la macelleria sociale che sarà attuata per evitare la bancarotta di Acam.
Poi diranno al popolo che la (loro) festa è finita, come se i responsabili fossero i contribuenti, che hanno il torto di aver sempre pagato puntuali bollette a prezzi esorbitanti e di certo non hanno goduto nemmeno degli avanzi che i Patrizi un tempo lanciavano alla plebe. La proliferazione di società, di presidenti e di consiglieri di amministrazione, della maggioranza e dell'opposizione, con gettoni di presenza e ricche prebende dovrebbe essere fatta pagare a chi di questa situazione ha profittato. Purtroppo siamo in Italia e non sarà così. I Comuni ridurranno drasticamente i servizi erogati per pagare 140 milioni di debito prodotti dalla pessima amministrazione dell'Acam. Con questa brillante operazione e con la vendita di beni immobili stimati in 10 milioni (dato tutto da verificare) i nostri bravi manager pubblici si presenteranno con le pezze al sedere sì, ma fieri, dal compratore Hera, che dovrebbe mettere gli altri 150 milioni sul piatto per azzerare il debito e si comprerà Acam.
Ma siccome Hera è un privato, quei 150 milioni li vorrà recuperare al più presto. Dalle tasche di chi, inutile dirlo.
L'alternativa a questa soluzione è il fallimento. Vista la solerzia con cui sono perseguiti i reati di bancarotta fraudolenta, non ci resta che piangere e mettere pesantemente mano al portafoglio, anche se dovrebbe farlo qualcun altro che invece non paga mai.

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