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Aumentano i calciatori minacciati e il razzismo è il primo problema

Fino a due anni fa a scatenare le minacce erano le sconfitte, oggi il colore della pelle.

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Aumentano i calciatori minacciati e il razzismo è il primo problema

Fuori provincia - Due calciatori su tre che sono finiti "sotto tiro" durante la stagione 2017/18 hanno dovuto fare i conti con episodi di razzismo. E' il report annuale dell'Associazione Italiana Calciatori a certificare come la discriminazione per il colore della pelle o la religione abbia subito un incremento esponenziale anche tra i calciatori professionisti. Dati che vanno di pari passo con quelli degli istituti di statistica e della stessa Unione Europea, che ha da tempo lanciato un allarme per la recrudescenza di atteggiamenti razzisti che sta attraversando il continente in vari ambiti della società.

"I dati presentati in questa quinta edizione, raccolti anche attraverso la consultazione quotidiana di articoli di stampa e su segnalazione dei propri referenti territoriali, mettono in luce quasi 500 casi di violenza ed evidenziano come, come nel nostro Paese, il razzismo, con il 41%, è diventato la prima causa. A seguire la sconfitta o un rendimento sportivo al di sotto delle aspettative. In pratica si invertono i pesi rispetto al passato: nella stagione 2015/2016 il razzismo rappresentava la causa del 21% degli episodi, la sconfitta il 58%", recita una nota dell'AIC.

Il razzismo supera di gran lunga la sconfitta tra le ragioni che portano un calciatore ad essere preso di mira. Una crescita esponenziale e recentissima. Nel campionato 2015/16 la sconfitta pesava infatti per il 58% e il razzismo "solo" per il 21%. Un anno dopo il razzismo era già al 36%, mentre nella stagione scorsa ha toccato il record di incidenza nel 41% dei casi, lasciando la sconfitta al 19%. La regione più "pericolosa" è il Veneto, dove si registrano il 15% dei casi, seguita dal Lazio (10%) e dalla Lombardia (9%). La Liguria è al nono posto con il 5% degli episodi. "In generale crescono i casi nei campionati giovanili e diminuiscono in Serie A. Da un punto di vista 'territoriale' il nord è l’area più pericolosa dove giocare, lo stadio è il luogo predominante delle minacce e il calciatore viene colpito (nella maggior parte dei casi da tifosi avversari) quando è solo (71% dei casi) perché è più indifeso. Ma resta un 25% di attacchi dal fuoco amico, ovvero le proprie tifoserie", spiega l'associazione.

Nel 34% degli eventi registrati questi atteggiamenti vengono espressi con cori offensivi, ma nel 17% dei casi si registrano vere e proprie aggressioni. Le minacce verbali sono il 16%, i danni fisici a mezzi o strutture il 5% e infine il 2% è rappresentato da striscioni che vengono ormai sistematicamente bloccati all'ingresso dall'opera delle forze dell'ordine. Nel 57% dei casi le minacce arrivano all'interno dello stadio, ma sono parecchi gli episodi avvenuti all'esterno (il 38%) mentre un 5% si verifica durante la settimana presso i campi di allenamento.

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