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Al Muro di Sormano una scritta ricorda l'impresa dello spezzino Fontona

Classe 1939, il ciclista di Valdipino stupì tutti a 22 anni in un Giro di Lombardia durante una scalata rimasta nella storia.

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Al Muro di Sormano una scritta ricorda l'impresa dello spezzino Fontona

Fuori provincia - Quanti di voi conoscono il nome di Jacques Anquetil? Tra i giovani, pochi, probabilmente, anche se forse quelli che hanno qualche capello grigio l’avranno sentito menzionare almeno una volta nella vita. È stato uno dei più grandi ciclisti della storia, professionista negli anni ’50 e ’60, francese, profeta in patria con cinque vittorie al Tour, uno dei sette corridori capaci di vincere almeno una volta in carriera ciascuno dei tre grandi Giri.
Ecco, e se vi dicessi che negli almanacchi, nei libri di storia di questo sport, e addirittura stampato su una strada di un paesino in provincia di Como, a Sormano per la precisione, vicino al nome di Anquetil c’è quello di un ormai anziano ma gagliardo signore che è nato e abita proprio nella nostra provincia, ci credereste?

Nessuno, o quasi, lo sa
Il grande Renzo Fontona ha avuto l’onore e il privilegio di correre ruota a ruota contro il campione francese. Di Valdipino, frazione di Riccò del Golfo, ciclista professionista dal 1961 al 1968, fa il suo esordio con la storica squadra della Legnano, per poi vestire le maglie di altre cinque squadre: Ibac, Ignis, Mainetti, Max Meyer e Kelvinator. La sua più che onorevole carriera conta di un settimo posto finale al Tour del 1963 (vinto da Anquetil, tanto per cambiare), risultato che lo rende il miglior classificato tra i corridori italiani partecipanti a quella edizione della Grande Boucle. L’anno successivo, nel 1964, al Giro d’Italia (non serve dire chi lo ha vinto, ci arrivate da soli), dopo la sedicesima e la diciassettesima tappa il suo nome appare lassù, al secondo posto della classifica generale, portandosi prima a un minuto e tre secondi e poi a soli trentatré secondi di ritardo dalla maglia rosa, indossata da Anquetil, salvo poi vivere una giornata di crisi in occasione del “tappone” alpino da Cuneo a Pinerolo dopo il cui traguardo scende al sesto posto della generale, posizione in cui conclude quel Giro.

Flashback
A soli ventidue anni, alla sua prima stagione tra i big, partecipa al Giro di Lombardia, una delle classiche monumento (le corse di un giorno per intenderci), e a quel Lombardia c’è pure Anquetil, anche se per il fenomeno transalpino non sarà proprio giornata, e il giovane Renzo si fa conoscere al grande pubblico rendendosi protagonista di un attacco a tre, nei chilometri finali della gara, assieme al proprio capitano Imerio Massignan e a Vito Taccone, il “camoscio d’Abruzzo”. I tre corridori affrontano il fatidico Muro di Sormano, l’incubo di ogni ciclista: quasi due chilometri da percorrere al 17% di pendenza media, con punte che toccano il 27%. Su YouTube è presente un video in cui, per pochi secondi, è possibile ammirare la grinta e l’abnegazione con cui i tre baldi giovani spingono sui pedali per portare avanti la propria bicicletta: col dorsale numero 119 c’è proprio lui, Renzo Fontona. Nella discesa successiva, una crisi di fame costringe Renzo alla resa e per lui ci sarà spazio “soltanto” per il terzo gradino del podio, ma il giorno dopo tutti parleranno di lui, giovane e inaspettata sorpresa di quel Giro di Lombardia.

Nonostante questi ottimi risultati, a cui vanno aggiunti anche una partecipazione al Campionato del Mondo di Renaix del 1963, un secondo posto al Giro del Lazio del 1961 e la vittoria del Gran Premio di Pistoia nel medesimo anno, il suo nome, nel panorama sportivo e ciclistico nazionale e men che meno in quello locale spezzino, purtroppo, non viene mai ricordato. Sembra essere il destino toccato a coloro che si sono fatti il mazzo in un’epoca si viene consegnati alla memoria collettiva soltanto se si è stati vincitori, come se la vittoria fosse in primis sinonimo di eternità, oltre che di fama e gloria. In realtà, la storia è di tutti, vincitori e vinti, se così si possono chiamare quelli che comunque sono arrivati sul traguardo.
Quest’estate, nel mio piccolo, ho cercato di rendergli il giusto riconoscimento e merito, che senza dubbio non gli sono mai stati riconosciuti, con un “documentario” sulla sua carriera, pubblicato il giorno del suo ottantesimo compleanno, che si può trovare su YouTube semplicemente digitando il suo nome.

Sabato, in occasione della 113° edizione del Giro di Lombardia, sono partito da Milano alla volta del Muro di Sormano, per assistere al passaggio della corsa, transitata proprio lì nel primo pomeriggio. Mi sono seduto di fianco al suo nome pitturato di bianco sul nero dell’asfalto: “Renzo Fontona 11:37”, il tempo che nel 1961 impiegò per scalare quella stretta stradina nel bosco. L’ho fatto perché lo sentivo come un gesto di riconoscenza, perché il suo nome porta con sé anche quello di Riccò del Golfo, a rappresentare a modo suo tutti noi spezzini. Una breve telefonata per dirgli che ero lì, un momento strano ed emozionante allo stesso tempo, leggendo il suo nome per terra e sentendo la sua voce ringraziarmi nell’orecchio. Perché la storia è di tutti, anche di quelli che c’erano, anche se in pochi si ricordano di loro.

GABRIELE CODEGLIA

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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