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Ultimo aggiornamento: Domenica 19 Maggio - ore 22.13

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Arrivano le elezioni e sui social impazzano le bufale antieuropeiste

Anna Fotyga dei conservatori europei: "Miglioriamo le capacità dei cittadini di identificare una fake new".

un problema globale
Arrivano le elezioni e sui social impazzano le bufale antieuropeiste

Fuori provincia - La propaganda ostile che cerca di danneggiare l’UE potrebbe influenzare le prossime elezioni. A preoccupare gli eurodeputati sono soprattutto le piattaforme social e per questo propongono nuove misure. Abbiamo parlato delle raccomandazioni stilate per “La comunicazione strategica dell’UE per contro attaccare la propaganda antieuropeista fatta da terze parti” con la responsabile della relazione, l’eurodeputata polacca Anna Fotyga dei Conservatori e riformisti europei.

Il Parlamento chiede più azioni contro la disinformazione

Secondo la relazione, la cui discussione e votazione è in programma per la plenaria di marzo 2019, la diffusione della disinformazione è diventata più aggressiva ed è arrivata a livelli più sofisticati grazie a nuovi strumenti come le app di messaggistica istantanea, l’ottimizzazione dei motori di ricerca, i suoni o le immagini manipolati.

La relatrice, Anna Fotyga.

Qual è il livello di sicurezza delle elezioni europee dall’interferenza di terze parti, dagli attacchi informatici e dalla propaganda ostile?

Si parla di 27 processi elettorali paralleli e unici in ogni stato membro. Tutti possono essere obiettivo di attori ostili attraverso una serie di strumenti su misura: l’uso doloso di bot, algoritmi, intelligenza artificiale, troll (utenti che agiscono volutamente in modo aggressivo e provocatorio), deepfake (cambio del volto di una persona con quello di un’altra grazie alle tecnologie digitali del deep learning), account falsi sia nelle campagne elettorali così come negli attacchi informatici durante il processo elettorale.

Sono sicura che in seguito ai recenti casi di interferenze nelle elezioni e nei referendum, gli stati membri hanno già iniziato a valutare la situazione interna ai propri territori. Investire nelle campagne di lotta alla disinformazione e nel miglioramento dell’abilità dei cittadini nell’identificare una informazione non vera richiede tempo e le armi usate contro di noi sono in continua evoluzione. Questa è la ragione per cui sono stati fatti dei passi specifici a livello europeo, come il “Codice europeo di condotta sulla disinformazione”, che garantisce la trasparenza delle pubblicità politiche e incoraggia a prendere azioni decisive contro gli account falsi sulle piattaforme social media.

Cos’altro dobbiamo migliorare?

Dovremmo pensare un passo avanti piuttosto che reagire soltanto. Abbiamo decisamente bisogno di concentrarci sull’abuso dell’intelligenza artificiale e sviluppare e adoperare un’intelligenza artificiale che ci permetta di contrattaccare per davvero.

Per la riuscita di queste operazioni è cruciale rendere pubblici i nomi dei responsabili, i loro sponsor e gli obiettivi che cercano di raggiungere. Una risposta concreta dell’Unione europea dovrebbe includere un insieme di misure che prevedano sanzioni mirate.

Alcuni paesi dell’UE sono più vulnerabili alla disinformazione?

Le operazioni di informazione aggressiva fanno parte di una strategia più ampia. L’informazione sui conflitti che accompagna le offensive militari dovrebbe essere presa seriamente e combattuta con determinazione e unità. Le campagne di disinformazione in Russia continuano a concentrarsi per lo più sull’Ucraina orientale e la Crimea, ma sono sempre rivolte ai paesi dove ci sono dei legami culturali, storici, linguistici o politici. Il progetto EUvsDisinfo ha smascherato già 4mila casi di campagne di disinformazione relative a un’ampia varietà di temi.

Come possiamo essere sicuri che con questa contro propaganda non si incoraggi la censura o si ostacoli la libertà di parola?

Come sottolineato nella relazione, la libertà di parola e di espressione, così come il pluralismo dei mezzi di informazione, sono il cuore delle società democratiche e garantiscono la migliore protezione contro la disinformazione e la propaganda ostile. La censura ci danneggerebbe. Questo è il motivo per cui dobbiamo rimarcare l’importanza della trasparenza dei proprietari dei media e del pluralismo. La preoccupazione più grande evidenziata nella nostra relazione è rappresentata dalle piattaforme social media. Capiamo che il blocco di account sospetti possa sembrare censura, perciò azioni simili devono essere chiaramente giustificabili.

(fonte europarl.europa.eu)

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