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Ultimo aggiornamento: Domenica 25 Ottobre - ore 16.43

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Recovery Fund: ecco l’accordo sul pacchetto di ripresa post coronavirus per 1.820 miliardi

Che cosa prevede l'intesa fra i 27 Capi di Stato e di Governo.

EUROPA OGGI. VERO O FALSO?
Recovery Fund: ecco l’accordo sul pacchetto di ripresa post coronavirus per 1.820 miliardi

Fuori provincia - Nel Consiglio europeo si è finalmente raggiunto il consenso sul pacchetto di ripresa dalla pandemia e sul bilancio a lungo termine dell’UE – il cosiddetto Recovery Fund. I 27 Capi di Stato e di Governo hanno discusso per oltre 90 ore su quanti soldi destinare al fondo e in quale forma.

In particolare, i quattro Paesi ‘frugali’ – Austria, Danimarca, Olanda, e Svezia – si opponevano all’idea di creare ulteriore debito allo scopo di emettere sovvenzioni per la ripresa, preferendo invece aumentare l’ammontare della cifra destinata ai prestiti. Al contrario, Berlino e Parigi avevano proposto già a Maggio un piano innovativo che avrebbe marcato una svolta storica in tema di integrazione fiscale, approvato dalla Commissione Europea e simile a quel che si è appena definito: €500 miliardi per un programma di finanziamenti a fondo perduto più €250 miliardi in prestiti.

Nel consiglio europeo si è infine deciso che il Fondo per la Ripresa sarà composto da €390 miliardi sotto forma di sovvenzioni e €360 miliardi in prestiti.

Inoltre, esso sarà legato al nuovo Quadro Finanziario settennale da €1.074 miliardi – per un totale di € 1.820 miliardi destinati alla ripresa post-Coronavirus. Le ricadute socioeconomiche della crisi COVID-19 richiedono infatti uno sforzo comune e innovativo a livello dell'UE per sostenere la ripresa e la resilienza delle economie degli Stati membri. Per ottenere i risultati auspicati ed essere sostenibile, lo sforzo per la ripresa deve necessariamente essere associato al tradizionale QFP (quadro finanziario pluriennale), che plasma le politiche di bilancio dell'UE dal 1988 e offre una prospettiva a lungo termine. I leader dell'UE hanno concordato un pacchetto articolato di 1 824,3 miliardi di EUR che combina il quadro finanziario pluriennale con uno sforzo straordinario per la ripresa nell'ambito dello strumento Next Generation EU.

“Ma che cos’è il Recovery Fund?”

Letteralmente “Fondo di recupero”. Il Recovery Fund nasce da una vecchia proposta francese elaborata con lo scopo di emettere i Recovery Bond, con garanzia nel bilancio UE. Il finanziamento di questo fondo per ripartire avviene attraverso una raccolta di liquidità da parte dell’Europa con l’emissione appunto di particolari Recovery Bond. Usando le parole del presidente Conte potremmo definire il Recovery Fund come “un fondo per la ripresa con titoli comuni europei per finanziare la ripresa di tutti i Paesi più colpiti, tra cui l’Italia”.
Dal Consiglio europeo di luglio è emerso come funzionerà a tutti gli effetti il Recovery Fund. È stato, infatti, elaborato un piano da 750 miliardi di euro così suddivisi:
390 miliardi di sovvenzioni.
360 miliardi di prestiti.
I soldi saranno reperiti grazie all’emissione di debito garantito dall’UE e arriveranno nel primo trimestre del 2021, ma potranno essere utilizzati anche retroattivamente, dunque per coprire le spese sostenute da febbraio 2020 in poi.

“Che cosa prevede l’accordo sul Recovery Fund?”

Si tratta di un piano da 750 miliardi di euro, cifra proposta inizialmente dalla Commissione europea e successivamente sostenuta da Francia, Germania e Italia. Per ottenere il consenso degli altri paesi è stato necessario rivedere la suddivisione di questi soldi tra prestiti e sovvenzioni. I primi sono saliti da 250 a 360 miliardi di euro, mentre i contributi a fondo perduto sono scesi da 500 a 390 miliardi. Inoltre si è stabilito un aumento degli sconti sui versamenti al bilancio comune, i noti rebates. Nell’intesa è stato anche fissato il bilancio dell’Unione europea a 1.074 miliardi di euro.
Il piano sul Recovery Fund ha quindi dovuto conciliare posizioni particolarmente distanti.
Nei prossimi mesi ogni Paese presenterà il proprio piano nazionale di riforme 2021-2023 al quale sarà subordinata la ricezione dei soldi del Recovery Fund: i piani verranno valutati dalla Commissione europea entro due mesi dalla presentazione. Tale valutazione dovrà essere approvata poi dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata.
La Commissione richiederà al comitato economico e finanziario un parere sul conseguimento dei target, sia intermedi che finali.
“Qualora, in via eccezionale, uno o più Stati membri ritengano che vi siano gravi scostamenti dal soddisfacente conseguimento dei pertinenti target intermedi e finali, possono chiedere che il presidente del Consiglio europeo rinvii la questione al successivo Consiglio europeo”.
In questo caso la Commissione non prenderà decisioni fino alla definitiva risoluzione della questione e non approverà i pagamenti. Questa fase però non dovrà durare più di 3 mesi.
Se invece non verrà sollevata alcuna obiezione la Commissione deciderà di approvare i pagamenti.
In pratica nell’accordo sul Recovery Fund è stato inserito un freno di emergenza light, ovvero uno strumento per evitare che le risorse vengano destinate a spese non in linea con gli obiettivi europei.
Volendo riassumere, le novità pensate dal Consiglio europeo per rilanciare l’economia del Vecchio Continente sono state le seguenti:
Dotazione complessiva di 750 miliardi di euro
Prestiti: 360 miliardi
Sovvenzioni: 390 miliardi
Aumento dei rebates
Decisioni alla Commissione UE
Ruolo del Consiglio solo “esaustivo”
Freno di emergenza light
Voto a maggioranza qualificata
Bilancio UE a €1.074 miliardi

“Quanti soldi spetteranno all’Italia?”

Grazie all’accordo sul Recovery Fund, l’Italia avrà a disposizione 208,8 miliardi di euro così suddivisi:
prestiti: €127,4 miliardi (rispetto ai 90,9 proposti dalla Commissione);
trasferimenti: €81,4 miliardi (poco meno rispetto ai 90 iniziali).
L’Italia, assieme alla Spagna, sarà la maggiore beneficiaria del fondo. La priorità italiana sarà adesso quella di mettere in campo le riforme necessarie a rilanciare l’economia e ad adeguarsi alle raccomandazioni dell’Ue (investire di più nei settori più colpiti, con focus su digitale e ambiente; rendere più efficiente il sistema amministrativo e giudiziario; attivare politiche di bilancio tali da essere considerate prudenti nel medio termine e da garantire una più ampia sostenibilità del debito, quando ovviamente le condizioni lo permetteranno).

“EUROPA OGGI. VERO O FALSO?” è una rubrica a cura del Centro Europe Direct della Provincia della Spezia per informare i cittadini sull’Unione europea e le sue politiche.

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