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Ultimo aggiornamento: Martedì 23 Aprile - ore 22.05

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L’autonomia regionale ligure preoccupa Marina di Carrara

Cisl e Fit Cisl Apuane pongono una questione: “La Liguria parla di portualità ligure, la Toscana di portualità toscana. C'è un piccolo particolare: noi siamo con la Spezia»

L’autonomia regionale ligure preoccupa Marina di Carrara

Fuori provincia - «Che fine farà il porto di Marina di Carrara?». È la domanda che si pongono Cisl e Fit Cisl Toscana Nord sulla questione della cosiddetta autonomia regionale “differenziata”. «La Port Authority del Mar Ligure Orientale comprende infatti il porto della Spezia e il porto di Marina di Carrara. Da alcuni anni l’ente è governato da una dirigente ligure, Carla Roncallo. Stanno accadendo, in questi giorni – mette in guardia il sindacato – alcune cose che potranno cambiare anche sostanzialmente la organizzazione ma anche a quel punto il destino dei porti toscani e liguri. Due in particolare: l'applicazione della cosiddetta autonomia regionale 'differenziata'. Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna hanno già siglato un accordo che deve andare in Parlamento. Le altre regioni, Toscana e Liguria incluse, hanno inviato i propri memorandum alla Conferenza Stato Regioni, in attesa di iniziare un negoziato con le proprie proposte, relative alla gestione di attività, servizi o competenze statali. Tra cui la portualità. E cosa dicono? La Liguria parla di portualità ligure, la toscana di portualità toscana. C'è un piccolo particolare: Marina di Carrara sta con la Spezia».

«Negli ultimi anni – proseguono dal sindacato – a fronte di una certa sonnolenza imprenditoriale, in zona, quella della Porto di Carrara Spa, che recentemente ha fatto sapere di voler vendere i propri slot, sono arrivati dopo delibera dell’AdSP alcuni imprenditori liguri che hanno certamente rivitalizzato le banchine a mare di Marina. Si tratta di Grendi e Perioli. La Toscana ha dimostrato chiaramente di puntare sul binomio Livorno Piombino con l'area retroportuale toscana. La Regione disse 'andate con i liguri' ma è chiaro che rimanendo Carrara in Toscana questa scelta, già noi lo avevamo detto, scontava difficoltà amministrative cambiando il contesto di mercato, cosa che nella portualità capita spesso. La venuta dei cinesi, si pensi che il memorandum prevede la spesa di circa 1 miliardo di euro su Genova (il sottosegretario che ha gestito il dossier è genovese) può cambiare il contesto. Il giro di affari vertiginoso. La Spezia ha banchine piene (container dalla Cina), Genova invece ne ha vuote e vuole ancora crescere costruendo la nuova 'diga frangiflutti'. Marina di Carrara non si occupa di container vista la poca capacità del bacino di accesso e comunque considerate le sue dimensioni e quelle di queste navi transatlantiche».

«Vale anche la pena considerare – prosegue Cisl – che il mercato non dovrebbe essere drogato da investimenti politici ma dalla qualità degli operatori. Al momento i nostri soci di maggioranza spezzini stanno facendo bene. Il mercato quando si altera alla lunga distrugge ricchezza. C'è anche il tema che simili investimenti infrastrutturali vanno decisi in Europa senza solo importare beni. Inoltre Genova fatica nella portualità e il futuro è l'automazione dei porti con riduzione di posti di lavoro e con grandi disagi per i 'porti città'. Infatti a Vado Ligure è ormai pronto un nuovo porto, completamente automatizzato diciamo '4.0', dove i cinesi hanno investito circa 1 miliardo di euro per importare in Italia beni del Paese. Come si coniuga tutto questo con il memorandum inviato a Roma da Genova che prevede la portualità ligure e che fine farà Marina? Ci lavorano decine di imprese e centinaia di lavoratori. Cisl e Fit Cisl Toscana Nord chiederanno un incontro urgente con la direzione della Port Autority».

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