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"Auto ferme a causa del lockdown, ora le assicurazioni rimborsino"

Lo chiede Daniele Franco, presidente dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni

le considerazioni dell'ivass
"Auto ferme a causa del lockdown, ora le assicurazioni rimborsino"

Fuori provincia - "La riduzione forzata della circolazione ha avuto un impatto in termini di riduzione della frequenza dei sinistri, che nostri studi hanno stimato in circa il 50 per cento, consentendo di quantificare per le compagnie un risparmio medio variabile tra 36 e 41 euro per polizza". A dirlo è Daniele Franco, presidente dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, ente pubblico nato per garantire l’adeguata protezione degli assicurati e la trasparenza delle imprese di assicurazione. " Se i dati confermeranno la riduzione dei sinistri e, quindi, dei costi per le imprese, ci attendiamo che le misure di ristoro agli assicurati si estendano".
"La sospensione forzata di attività economiche, i conseguenti riflessi sul reddito e sulle disponibilità liquide dei cittadini, le limitazioni all’uso dei veicoli hanno sollevato diversi ordini di temi sul versante assicurativo: alcuni a valenza contingente e immediata, quali il temporaneo mancato godimento delle garanzie previste nel contratto; altri con un carattere strutturale e una valenza prospettica, quali la ridotta diffusione delle coperture a protezione del reddito di famiglie e imprese e l’esclusione di alcuni eventi catastrofali, come le pandemie, nelle coperture in essere - scrive Franco nelle proprie considerazioni a margine della relazione annuale -. Molte compagnie hanno fornito prime risposte e adottato misure a sostegno della clientela, tra cui: la sospensione o la proroga del pagamento dei premi, il blocco delle azioni di recupero dei premi non pagati e delle franchigie, l’estensione di garanzie, l’offerta di servizi aggiuntivi e più recentemente la restituzione di una parte del premio RC auto".
L'Italia ha ancora prezzi molto più alti per il cliente rispetto alla media europea. "I prezzi si stanno gradualmente avvicinando ai livelli dei paesi europei simili all’Italia per caratteristiche del mercato; tra il 2012 e il 2018, ultimo dato disponibile nel confronto internazionale, il divario è passato da oltre 200 a 90 euro. Permangono, tuttavia, aree del Paese in cui l’offerta continua a registrare prezzi elevati, soprattutto per i contraenti più giovani.Riteniamo non più procrastinabile un riordino della normativa del settore, non solo perchè negli ultimi anni è stata oggetto di interventi frequenti e parcellizzati, che ne hanno ridotto l’organicità, ma anche per tenere in considerazione i rilevanti mutamenti intervenuti nella tecnologia e nella stessa mobilità".

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