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“Un mondo nuovo, una speranza appena nata” presentato a Chiavari

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“Un mondo nuovo, una speranza appena nata” presentato a Chiavari

Fuori provincia - Il primo Volume del libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia”, intitolato “Dai moti del 1960 al Maggio 1968” è stato presentato anche a Chiavari.
L’iniziativa, organizzata dal Comune di Chiavari e dall’Associazione Culturale Mediterraneo, con il patrocinio dell’Associazione Il Bandolo, è stata introdotta dal Vicesindaco e Assessore alla Cultura Silvia Stanig. Lo storico Sandro Antonini ha poi presentato il libro:
“Il titolo dell’opera è un verso della canzone “Dio è morto” di Francesco Guccini, richiama la Beat generation, il fenomeno dei “capelloni”, la musica di quel tempo: fenomeni che furono all’origine del Sessantotto, che non sbocciò all’improvviso ma fu il frutto di una maturazione lungo tutti gli anni Sessanta. Questi fenomeni si incontrarono con altri, più direttamente politici: la lotta dei “ragazzi dalle magliette a strisce” nel giugno-luglio 1960 a Genova ma anche alla Spezia, dove l’antifascismo fu molto forte, fino alle lotte operaie -protagonisti i lavoratori del Cantiere Ansaldo Muggiano- e studentesche del decennio. Dal libro emerge il ruolo fondamentale di “Lettera a una professoressa” di don Milani e della scuola di Barbiana, che influenzò non solo il cattolicesimo progressista ma anche il marxismo. L’unità dei due umanesimi durò più che altrove nella FLM, la Federazione dei Lavoratori Metalmeccanici, protagonista dell’Autunno caldo, l’ultima ad essere sconfitta. La politica, dopo la sconfitta degli anni Settanta e Ottanta, non è più quella di allora, ha dimenticato la partecipazione e i diritti”.
Antonini ha concluso citando il libro “Il presente come storia” dello storico Paul M. Sweezy: “quello che è stato raccontato da Pagano e Mirabello è irripetibile, ma ci parla ancora”.
Giorgio Pagano, dialogando con Antonini, ha affermato:
“Il Sessantotto aveva alle origini una miscela di sentimenti e di politica, un intreccio tra l’affermarsi di una volontà esistenziale di autogoverno della propria vita e lo sviluppo di un’azione collettiva ispirata all’eguaglianza, all’autenticità, alla fratellanza. Gli operai lottavano innanzitutto per la loro dignità nella fabbrica caserma, gli studenti per la loro dignità nella scuola gerarchica e nozionistica… Protagoniste furono anche le giovani donne, all’insegna dell’emancipazione e della parità: il simbolo della loro ribellione fu Franca Viola, una ragazza violentata che rifiutò il ‘matrimonio riparatore’ per sposare il ragazzo che amava, affermando così la sua libertà e la sua vittoria sull’’onore tradito’. Questa spinta originaria per la dignità, per dare un senso alla vita personale e di tutti, fu poi messa da parte dallo stesso movimento studentesco e operaio. Prevalsero il dottrinarismo e la “conquista dello Stato”, e ciò fu una delle cause della sconfitta. Nei tempi nuovi occorre, come allora, prefigurare una nuova moralità e senso della vita, un nuovo senso comune, una politica capace di suscitare partecipazione e di ristabilire momenti di connessione emotiva e sentimentale con le persone. Degli anni Sessanta sopravvivono culture ‘dormienti’ che ci parlano ancora”.

(foto: repertorio)

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