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Prestanome per il business della prostituzione, spezzini nei guai

Quattro italiani e un brasiliano, tutti residenti in provincia, sono accusati di aver facilitato lo sfruttamento delle prestazioni sessuali di alcuni transessuali lungo la costa massese, che in realtà pagavano l'affitto a un milanese.

Una "casa chiusa" con undici appartamenti
Prestanome per il business della prostituzione, spezzini nei guai

Fuori provincia - Erano i titolari degli affitti a uso turistico di un complesso residenziale composto da undici appartamenti sul lungomare massese, nella zona a confine fra Cinquale e Marina di Massa. Ma in realtà ogni appartamento veniva utilizzato per accogliere i “clienti” del business della prostituzione, che chiamavano, fissavano un appuntamento, consumavano e se ne andavano. Sono così finiti nei guai cinque persone residenti nella provincia della Spezia, quattro italiani e un brasiliano, accusati di essere i prestanome che consentivano al meccanismo di funzionare senza intoppi.

Un sistema che ha funzionato per almeno dieci anni quello che ha portato il comando provinciale dei Carabinieri di Massa-Carrara, sotto la direzione della Procura locale, a dare vita all'operazione “Poppea”.
Un uomo originario di Milano affittava a cittadini brasiliani, privi della documentazione necessaria per vivere in Italia, un complesso residenziale di sua proprietà attraverso i prestanome. Il milanese secondo i Carabinieri consentiva di fatto l'esercizio della prostituzione traendo ingenti profitti dalla condizione di clandestinità dei transessuali. Si stima infatti un giro d'affari del volume di circa 4 milioni di euro. Da quanto emerge dall'operazione Poppea, il milanese attuava una serie di escamotage che gli permettevano di non versare nelle casse comunali l'imposta di soggiorno. Imposta che corrispondeva ai contratti di tipo turistico che stipulava, attraverso i prestanome, con i brasiliani. L'uomo è ora indagato per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, continuata e aggravata dal numero delle persone, oltre cinque, sulle quali le condotte criminali sono state realizzate. Inoltre è indagato per favoreggiamento della permanenza illegale sul territorio e peculato continuato. I cinque prestanome, come detto, sono invece cittadini che attualmente risultano residenti alla Spezia. Hanno sottoscritto contratti di locazione turistici favorendo l'attività di prostituzione e percependo un compenso per la loro mediazione, agevolando di fatto la permanenza illegale dei transessuali. Le undici unità immobiliari sono state sottoposte dai Carabinieri al sequestro preventivo, per l'uomo vige il divieto di dimora in provincia. Per i cinque prestanome, quattro italiani e un brasiliano, sono state notificate ulteriori cinque informazioni di garanzia e diritto alla difesa in quanto si sono resi responsabili dei reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e agevolazione della permanenza illegale in Italia dei cittadini extra Ue.

L'operazione è iniziata a seguito di un incidente stradale. Un cittadino di origini svedesi era finito con la sua auto in un fossato, l'auto era andata in fiamme. Costretto a riferire le dinamiche dell'incidente, l'uomo confessò la nottata trascorsa nel complesso residenziale dando ai Carabinieri una testimonianza fondamentale che ha portato alla scoperta del tutto. La zona in questione, in conferenza stampa, è stata definita dal tenente colonnello Tiziano Marchi un'area «sotto il dominio» del milanese. A partecipare alla presentazione dell'operazione anche il dottor Marco Mansi, procuratore della Repubblica. Svariate le tipologie di clienti che si recavano nel complesso a luci rosse: liberi professionisti, giovani, ma anche fidanzati dei transessuali. A confine fra Massa e Montignoso, insomma, c'era un frenetico via vai di persone, alcune delle quali con vere e proprie vite parallele.

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