Città della Spezia Liguria News Genova Post Città della Spezia La Voce Apuana
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Mercoledì 20 Marzo - ore 17.00

Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Instagram Città della Spezia

I ladri colpivano tutte le notti. Ma non la domenica

I dettagli della maxi-inchiesta che muove da Lucca e coinvolge tutta l'alta Toscana fino allo Spezzino: decine di abitazioni visitate e razziate e due diverse associazioni smantellate.

Operazione “Oro Forte”
I ladri colpivano tutte le notti. Ma non la domenica

Fuori provincia - Trentatré misure cautelari, di cui 24 custodie in carcere, 44 indagati per 219 capi di imputazione e sequestri per un valore di quasi un milione di euro. Questi i numeri della maxi operazione "Operazione “Oro Forte”" che da stamattina sta impegnando gli uomini della Polizia di Stato della Questura di Lucca - coadiuvata dalle Squadre Mobili delle Questure di Arezzo, Massa, Pisa e Firenze, di Commissariati di Carrara, Empoli e Sarzana - e il locale Comando Provinciale della Guardia di Finanza. Tra le forze impiegate numerose pattuglie del Reparto Prevenzione Crimine e un'unità del Reparto Volo di Firenze. Otre a quaranta perquisizioni in diverse province del centro Italia, la Procura della Repubblica di Lucca ha disposto il sequestro preventivo di una “gioielleria-compro oro”, situata a Viareggio; mentre è in corso il sequestro di numerosi conti correnti bancari da parte del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Lucca.

L'operazione ha disarticolato ben due associazioni a delinquere. La prima, un sodalizio di giovani albanesi dediti ai furti in abitazione, consumati nelle province di Lucca, Massa e la Spezia, e alla ricettazione di preziosi: i ladri colpivano nelle abitazioni alla presenza delle vittime, tutte le notti, ad eccezione della domenica. Le indagine, avviate dagli uomini del Commissariato di Forte dei Marmi, hanno ricostruito 89 furti, il primo dei quali risalente ad agosto 2015. Il sodalizio, durante i furti, puntava ai monili in oro potendo contare su un canale privilegiato per la monetizzazione: due compro oro della Versilia, entrambi riconducibili alla medesima famiglia, da anni residente a Massarosa.

Nel prosieguo delle indagini, la sinergia investigativa tra gli uomini del Commissariato di Forte dei Marmi e la Squadra Mobile di Lucca ha fatto luce su una seconda e più articolata associazione a delinquere dedita alla ricettazione e al riciclaggio di chili e chili d'oro provento di furto, per un volume di affari di oltre 550 mila euro documentato in soli 9 mesi di indagine. A capo del sodalizio il capofamiglia, 55enne, napoletano; con lui, la moglie e i due figli. Il primo, un trentenne dotato pure di un diploma da orafo e titolare della licenza del compro oro Orofino Gmt a Viareggio, su indicazione del padre Gennaro e coadiuvato dal delegato 50 enne di Massa, acquistava l'oro da sinti e rom della Versilia, dediti in via pressoché esclusiva ai furti in abitazione. Il secondo figlio, con le stesse modalità del primo, gestiva un secondo compro oro a Pietrasanta.

Il sodalizio, consapevole della provenienza illecita dei preziosi acquistati, immediatamente dopo l'acquisto, per renderli irriconoscibili, li sezionava e li schiacciava. L’oro era poi fuso in lingotti artigianali nella fonderia che il capostipite aveva allestito illegalmente nella stalla della propria abitazione, a Massarosa. Per non destare sospetti e garantire un minimo di fatturato alle attività la famiglia e il loro delegato annotavano, sul registro di P.S., solo una parte dei monili in oro acquistati da sinti e rom - quelli più comuni e meno riconducibili all'attività delittuosa – registrandoli a nome di ignari clienti, dei cui documenti disponevano in ragione di precedenti acquisti. In altri casi si avvalevano di conoscenti compiacenti, a carico dei quali registravano cospicui quantitativi d'oro provento di furto, che la famiglia pagava, fittiziamente, con assegni tratti sul conto corrente del negozio; il cliente compiacente, una volta incassato l’assegno, restituiva il denaro “ripulito” in cambio di un compenso. Dopo un controllo della Polizia di Stato (risalente a novembre dell’anno scorso), il sodalizio iniziò a trascrive i nomi dei sinti e dei Rom che portavano la refurtiva in negozio; tuttavia, per non scoraggiare i “clienti”, al posto dei monili effettivamente consegnati venivano registrati altri preziosi, quelli lecitamente custoditi in negozio

Indagando e seguendo il denaro ripulito gli investigatori della Squadra Mobile e del Commissariato di Forte dei Marmi sono approdati ad una fonderia ed un compro oro di Arezzo. La famiglia portav l’oro fuso in lingotti artigianali a due sodali aretini, uno dei quali proprietario di un compro oro. I due acquistavano l'oro in contanti, per poi rifonderlo e ripulirlo attraverso una fonderia della città.

A novembre dell'anno scorso trasferta aretina particolarmente importante per il capofamiglia che si reca ad Arezzo con 1630 grammi di oro. L’oro, fuso in un lingotto nella fonderia di via Calamandrei, fu acquistato dai complici al prezzo di 55.600 euro in contanti. Il 4 dicembre successivo, sempre il capofamiglia cedette ai due aretini 1 chilo d’oro per 30mila euro, il 15 gennaio scorso due lingotti di circa 4 chili al prezzo di 100 mila euro, il 14 febbraio, 2201 grammi per 66.800 euro. Il 16 febbraio però all'incontro per l'ennesima cessione di oro non c'erano i soliti mandanti ma gli investigatori delle Squadre Mobili di Lucca ed Arezzo e del Commissariato di Forte dei Marmi. In quella occasione furono sequestrati un lingotto artigianale di 2491 grammi e circa 70mila euro in contanti. Quello stesso giorno, in Versilia, durante la perquisizione dei compro oro di Viareggio e Pietrasanta, furono rinvenuti e sequestrati frammenti di monili in oro, tagliati e deformati, un piccolo lingotto artigianale di 159,9 grammi e orologi Rolex di provenienza illecita.Per ritornare in possesso dell'oro sequestrato la famiglia non esitò a chiedere ad un affezionato cliente di Modena di formare un documento falso, effettivamente prodotto nell'udienza innanzi al Tribunale collegiale del Riesame, allo scopo di dimostrare la legittima provenienza di alcuni Rolex sequestrati.

Questa mattina, su ordinanza del gip di Lucca, sono stati condotti in carcere tutti i protagonisti. Con loro, sono stati arrestati per furti concorso nei reati di ricettazione e riciclaggio di monili in oro provento di attività delittuosa, anche per tre albanesi, tre cittadini rumeni, 11 sinti e un italiano, residenti nelle province di Lucca, Massa, Pisa e Firenze. Altri indagati per ricettazione sono stati sottoposti al divieto o obbligo di dimora e all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Lucca, lavorando in stretta sinergia con la Polizia di Stato, ha effettuato indagini “a tappeto” di carattere patrimoniale e finanziario. Incrociando i propri accertamenti con le risultanze delle attività investigative ha ricostruito compiutamente, anche attraverso l’esame dei rispettivi rapporti finanziari, il profilo economico e patrimoniale dei 44 indagati. In tal modo, è stato possibile pervenire al sequestro preventivo della principale “gioielleria-compro oro” indagata, di un appartamento intestato ad un compiacente “prestanome” e di numerose attività finanziarie, il cui valore è tuttora in fase di quantificazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia









































Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure

Liguria News