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Oxford, due milioni per la ricerca dall'Europa a un ricercatore spezzino

Francesco Licausi, dopo un passato tra i laboratori del Sant'Anna di Pisa e della Germania, si è aggiudicato un Consolidator grant da parte dell'Erc per proseguire nello studio della reazione delle piante all'assenza di ossigeno.

Puzzle di geni
Oxford, due milioni per la ricerca dall'Europa a un ricercatore spezzino

Fuori provincia - “Il fatto di avere sangue ligure mi aiuterà a risparmiare nelle spese e a gestire al meglio le risorse”. Scherza il professor Francesco Licausi, mentre parliamo con lui della recente assegnazione di un Consolidator grant da 2 milioni di euro da parte del Consiglio europeo della ricerca. Il premio più ambito di ogni ricercatore, il bollino di qualità, quello che per cinque anni consente di portare avanti il proprio percorso di ricerca al meglio, svincolati dagli stanziamenti degli istituti di ricerca con i quali si collabora. Prima fu la Scuola superiore Sant'Anna di Pisa, poi il Max Planck institute of molecular plant physiology di Potsdam, in Germania. Oggi, dopo una cattedra all'Università di Pisa e un periodo di ricerca nuovamente al Sant'Anna, lo spezzinissimo Licausi è a Oxford, dove oltre al percorso da ricercatore svolge il ruolo di docente associato di Biologia delle piante.
Ex studente del liceo classico Costa e laureato nel triennio a Parma, Licausi ha bruciato le tappe arrivando a lavorare per uno dei più prestigiosi centri universitari del mondo.

“In Italia una cifra del genere sarebbe quasi difficile da spendere nel corso del progetto – spiega il professore a CDS – vista l'entità media degli stipendi dei ricercatori. Qua in Inghilterra le cose stanno in maniera decisamente diversa”. Per i prossimi cinque anni Licausi punta ad assumere 3 assegnisti e un tecnico di laboratorio, dando il via a un nuovo gruppo di lavoro, dopo quelli portati avanti negli anni passati tra l'Italia e la Germania. Il progetto di ricerca punta all'ingegnerizzazione di meccanismi biologici per la percezione dell'ossigeno che controllino la risposta a condizioni ipossiche, come la sommersione. Quello della reazione delle piante all'assenza di ossigeno è un tema sul quale Licausi lavora da anni, e che gli è valso diverse pubblicazioni sulle principali riviste del settore a cominciare da “Nature”, quando, nel 2011, scoprì il sensore della presenza di ossigeno nelle piante (leggi qui).
Il Consiglio europeo della ricerca finanzia prevalentemente ricerche visionarie, che presentano un alto livello di rischio, ma che potrebbero portare a grandi risultati per l'intera comunità scientifica e, di fatto, per l'intero genere umano. Per semplificare: con gli studi di Licausi e del suo team si potrebbe migliorare in maniera decisiva la produzione delle piante anche in caso di inondazione, ma anche, chissà, in condizioni non terrestri...
La ricerca dei prossimi cinque anni punta a “mescolare” i geni di animali, piante e funghi per creare un puzzle (o una chimera) che sia in grado di svolgere una funzione specifica al variare dell'ossigeno. Un lavoro che passa per l'individuazione e la manipolazione di sequenze di Dna e l'incrocio di molecole di organismi differenti per trasferire meccanismi di reazione da uno all'altro, in particolare dagli animali alle piante.
“Osservare un meccanismo di percezione dell’ossigeno proveniente da uno specifico organismo e trasferito in un altro – prosegue Licausi – è incredibilmente utile per capirne il funzionamento nel dettaglio. Consentirebbe di guidare strategie di incrocio e selezione per migliorare la resistenza delle piante alla sommersione”.

Tematiche a dir poco di nicchia, difficili da comprendere fino in fondo (almeno da parte del sottoscritto) e quindi da trasferire al lettore.
Quel che è certo è che uno sprugolino sta tenendo alto il nome della città e dell'Italia nel mondo attraverso il suo impegno nel comparto delle biotecnologie. Un merito che Licausi condivide con altri 326 ricercatori. Svettano gli italiani, che nell'ultima tornata di Consolidator grant conferiti dall'Erc sono i primi in assoluto, ma solamente un terzo di loro continua a operare in Italia. Dimostrazione di un sistema con ottime fondamenta, ma poco sostegno. Licausi è uno degli altri due: nonostante abbia tentato e ritentato di proseguire il suo lavoro nel Bel Paese alla fine si è dovuto arrendere e da un anno è finito nel college che, tra le altre cose, è anche l'ambientazione cinematografica delle assemblee di Hogwarts e delle avventure di Harry Potter. Ma in questo caso il motore di tutto è la scienza, la magia non c'entra niente. Ora non resta che incrociare le dita e stare a vedere cosa accadrà da qua a cinque anni.

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