Città della Spezia Liguria News Genova Post Città della Spezia La Voce Apuana
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Lunedì 17 Giugno - ore 15.45

previsioni meteo la spezia
Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Instagram Città della Spezia

Cristoforo Colombo e la conquista dell’America

di Orsetta Bellani

Cristoforo Colombo e la conquista dell’America

- Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo sbarcò sulle coste del continente americano. Siamo abituati a considerare Colombo come un grande esploratore, simbolo della curiosità umana. A lui abbiamo intitolato strade, piazze e scuole, e nel ‘92 abbiamo organizzato grandi festeggiamenti per i cinquecento anni di quella che, erroneamente, chiamiamo la “scoperta dell’America”.

Colombo non ha scoperto nulla: durante l’ultima glaciazione, popolazioni asiatiche attraversarono le Stretto di Bering giungendo nella parte settentrionale del continente, e pare che intorno al 1000 i vichinghi sbarcarono nell’odierno Canada. La versione “scolastica” dei fatti è inoltre portatrice di un punto di vista razzista ed eurocentrico, che non prende in considerazione le conseguenze che le nostre azioni hanno avuto altrove. È certo vero che dal 1492, grazie alle immense ricchezze che dalle Americhe sono state trasferite in Europa, qui si è prodotta quell’accumulazione di capitale funzionale alla nascita della borghesia, processo che hai poi condotto alla Rivoluzione Francese e alla nascita delle idee moderne di Stato e democrazia. Ma a che prezzo?

La conquista dell’America ha rappresentato il più grande genocidio della storia umana, giustificato dalla necessità di “cattolicizzare” e civilizzare i nativi. Nei due secoli successivi al 1492, il 95% della popolazione indigena americana scomparve. I conquistadores spagnoli non trovarono una terra vergine: l’America era abitata da varie popolazioni, tra cui gli aztechi e gli inca. Ancora oggi, viaggiando in Messico, Guatemala o Perù, possiamo vedere le tracce che queste grandi civiltà hanno lasciato nel continente.
Non è stato difficile per gli europei sconfiggere gli eserciti dell’imperatore azteco Moctezuma II e dell’inca Atahualpa: gli spanoli avevano armi e corazze di ferro, fucili e cavalli, che nel continente americano non esistevano. Immaginiamoci come si sia potuto sentire un guerriero azteco di fronte ad un soldato europeo in sella ad un animale veloce, possente e sconosciuto.

Quando Hernán Cortés e i suoi uomini sbarcarono in Messico furono addirittura accolti a braccia aperte: gli aztechi scambiarono Cortés per Quetzalcoatl, il dio bianco e barbuto che aveva promesso di tornare proprio quell’anno. Il conquistador spagnolo venne ospitato a Tenochtitlán, capitale dell’impero azteco; ne ammirò le incredibili bellezze, ma non esitò a raderla al suolo appena ne ebbe l’occasione. Sulle rovine di Tenochtitlán venne costruita Città del Messico e, molto simbolicamente, nel luogo in cui sorgeva il tempio principale gli spagnoli eressero la cattedrale cattolica.

Un elemento decisivo nello sterminio dei popoli indigeni, più che la superiorità militare spagnola, fu la totale mancanza di anticorpi alle malattie che i conquistadores portavano con sé, e che nel continente americano non esistevano. Basti pensare che all’inizio del ‘600, i 20 milioni abitanti originari del Messico erano diventati 1 milione.
Oggi negli Stati Uniti i popoli indigeni vivono in riserve, mentre nei paesi dell’America Latina rappresentano i settori più poveri ed emarginati della popolazione. Il cammino è ancora lungo, ma non si può negare che negli ultimi anni i movimenti indigeni abbiano acquisito un nuovo protagonismo, riuscendo anche a creare “governi amici” in vari paesi della regione.
Ad ogni modo non dobbiamo dimenticare che, malgrado gli stati latinoamericani non siano più occupati da eserciti e regnanti europei, il colonialismo è ancora vivo e vegeto: è il cosiddetto neocolonialismo, che attraverso le imprese transnazionali continua a depredare le ricchezze dell’America (oltre che quelle di Africa ed Asia), per alimentare i nostri vizi e le nostre malandate economie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia









































Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure

Liguria News