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Ultimo aggiornamento: Domenica 24 Giugno - ore 09.15

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Migrante freddato, la vicesindaca di Deiva: "Non difendeva suoi simili, rubava"

Giovanna Bertamino non arretra dopo l'indignazione per il post su Facebook. "Notizia strumentalizzata. Non mi risulta che un lavoratore abbia bisogno di costruire una baracca".

Migrante freddato, la vicesindaca di Deiva: "Non difendeva suoi simili, rubava"

Cinque Terre - Val di Vara - L'omicidio del sindacalista maliano Soumayla Sacko tiene banco nel dibattito politico nazionale da domenica e oggi ha avuto le sue ripercussioni anche a livello locale. Se il passaggio sulla vicenda pronunciato dal primo ministro Giuseppe Conte all'interno del discorso al Senato ha smorzato le polemiche per l'assenza di dichiarazioni in merito da parte del ministro dell'Interno Matteo Salvini e del ministro del Lavoro Luigi Di Maio, nello Spezzino le cose sono andate oggi in senso diametralmente opposto, con il polverone social sollevato da un post del vicesindaco di Deiva Marina, Giovanna Bertamino.

"Non è perché era sempre in prima fila coi sindacati per i diritti dei migranti che è stato freddato in Calabria, ma perché insieme ai suoi complici stava fottendo dell'alluminio. We dont' call 112. (cit. Mauro Gargaglione)", ha scritto (citando un conoscente) sulla sua bacheca Bertamino, che detiene le deleghe a Cultura, Pubblica istruzione, Sanità e Commercio.
"Il caos - dichiara il vicesindaco a CDS - è fatto da chi strumentalizza. La questione è serissima: quello che metto in discussione è l'informazione distorta nata qualche ora prima. Vedevo girare notizie che dicevano che era stato ucciso perché difende i propri simili. Spesso faccio post contro l'informazione che ci arriva non corretta, quindi quando ho trovato il post di un mio contatto che diceva che era stato ucciso perché rubava, non in quanto difensore dei diritti, l'ho riportato pari pari".

Resta il fatto che un giovane è stato ucciso a fucilate...
"Ho risposto a tutti che penso che nessuno deve sparare, per nessun reato, nemmeno grave. Ma quello che è successo a lui sarebbe accaduto anche se fosse stato bianco e non fosse stato un sindacalista. Non capisco perché la questione è stata portata sul piano del razzismo: io non sono razzista. Ho scritto anche che probabilmente in alcune zone ci sono queste reazioni, che vanno condannate, e che anche a un altro sarebbe successa la stessa cosa. Non ho detto però che doveva essere ucciso, assolutamente".

Il fatto, però, è accaduto in una zona in cui le tensioni sul tema dell'immigrazione sono pesanti.
"C'è una situazione particolare che va combattuta: mafia, caporalato e sfruttamento di questi poveri disperati che arrivano credendo di trovare lavoro e ricchezza".

Perché quella frase "We don't call 112"?
"In zone del genere se stai facendo una cosa lecita e hai problemi chiami il 112, se non lo chiami forse stai facendo qualcosa di non regolare, ci si pone su piani che non sono quelli della legalità. La reazione è stata certamente scomposta, non adeguata. Ma se, come è stato scritto, quella persona aveva documenti in regola, un lavoro ed era un sindacalista, a maggior ragione avrebbe dovuto conoscere le regole, meglio di altri. Avrebbe dovuto potersi pagare un appartamento, non vivere in una baracca. Non mi risulta che un lavoratore abbia bisogno di costruire una baracca, né che si possa fare andando a prendere materiale che non è suo. Si può disquisire sul fatto che la fabbrica fosse sotto sequestro, che forse era della camorra... ma a me non succede niente perché io non vado in nessuna proprietà privata a rubare niente. Non hanno fatto bene a sparargli, l'ho ribadito più volte, ma che tutto fosse nel perimetro delle azioni lecite non è vero. Vogliamo dire che in quelle zone non c'è niente di lecito, che ci sono problemi? Ma allora risolviamo queste situazioni, indigniamoci per questi problemi. Non perché io ho scritto la verità, ci dimentichiamo il problema, tutta una serie di situazioni per cui questo poveraccio ci ha lasciato la pelle".

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