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Ultimo aggiornamento: Sabato 29 Aprile - ore 09.08

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Incendio Ferdeghini, scintille social tra Cozzani e il portavoce del comitato

Vie legali paventate su Facebook. Attacca anche Follo 2030: "Grave inerzia da parte dell'amministrazione comunale".

Incendio Ferdeghini, scintille social tra Cozzani e il portavoce del comitato

Cinque Terre - Val di Vara - Mentre i Vigili del fuoco tengono d'occhio le aree esterne della ditta di trattamento rifiuti Ferdeghini, reduci da un corposo incendio che ha innescato ordinanze "anti ortaggi" a Follo, Bolano, Vezzano e Aulla (limitatamente alle frazioni vicine al confine spezzino), si infiamma la polemica in merito all'attività dell'impianto.

"L'incendio della notte di Pasqua all'impianto di rifiuti Ferdeghini - così su Facebook il gruppo di opposizione consiliare Pd Follo 2030 - ha mostrato ancora una volta la gravità dell'inerzia dell'amministrazione comunale. Abbiamo impiegato quasi due anni per ottenere una discussione sull'argomento, perché il sindaco continuava a dire che tutto andava bene e che non c'era nessuna irregolarità o rischio nella conduzione dell'impianto. E ci ripeteva tutte le volte che, d'altra parte, l'impianto 'non produce mica caramelle'. Questa settimana lo ha smentito clamorosamente. Prima in commissione la stessa ditta ha dichiarato la non conformità delle lavorazioni alle prescrizioni e poi l'incendio. Abbiamo chiesto che si intervenisse anche insieme alla Provincia per definire norme applicabili dalla ditta nel periodo transitorio fino alla definizione dell'autorizzazione integrata ambientale che deve essere l'occasione per tener conto di tutte le esigenze in campo. Nulla ci risulta sia stato fatto dal sindaco nonostante la chiarezza delle dichiarazioni dei tecnici in sede di commissione, che, a nostro parere, avrebbero dovuto obbligare il primo cittadino a intervenire. Ora basta favole e semplificazioni. Nessuno vuol chiudere l'impianto ma la salute dei cittadini deve venire prima di tutto, anche, e soprattutto, per il Sindaco".

Il primo cittadino di centrodestra, Giorgio Cozzani, è stato attaccato anche direttamente sul suo profilo social. Il sindaco ieri ha scritto un lungo post nel quale ha ringraziato l'efficenza della macchina dei soccorsi e delle emergenze ("ha funzionato in maniera impeccabile"), precisando come tutte le persone fatte evacuare siano rientrate a casa e spiegando che "sono stati eseguiti i prelievi di routine (terra, ortaggi, vegetazione) e a giorni si avranno i risultati e questa notte un mezzo dei Vigili del Fuoco con equipaggio rimarrà nella zona per le verifiche del caso". Tra i commenti, quello al vetriolo di Mico Cappagli, presidente del comitato 'Tutela della salute pubblica, dell'ambiente e del territorio - Zona Ceparana, Cerri, Lagoscuro, Via Romana'. L'attivista ha spiegato che il comitato "dopo l'ennesima disastrosa giornata chiede a gran voce la chiusura dell'impianto per tutelare noi che viviamo attaccati ad esso e tutta la popolazione coinvolta di Bolano e Vezzano. Ci siamo visti martedì (audizione in Comune alla presenza di ditta, sindaco e consiglieri della commissione, ndr) e vi abbiamo ribadito che l'accumulo indiscriminato di materiale era pericolo non autorizzato, da evitare. Se avesse emesso un'ordinanza di chiusura per smaltire tutto ora non ci troveremmo a raccontare questa brutta storia, invece lei ha solo detto al signor Ferdeghini, che si è autodenunciato, di moderare l'accumulo all'esterno. Lei ora è il responsabile di quanto successo e verrà denunciato per non aver ottemperato alle azioni che avrebbero evitato il disastro". E stamani è arrivata puntuale la risposta di Cozzani: "Se pensa di mettermi paura con le sue dichiarazioni, lei ha sbagliato persona o non mi conosce bene - così il sindaco -, comunque detto ciò le consiglio un buon legale. Ovviamente ritengo tale dichiarazione sua personale e non di un pseudo Comitato che io personalmente non conosco".

Lo scorso settembre il comitato ha presentato un esposto alla Forestale, curato dal giurista ambientale Marco Grondacci e dall'avvocato Massimo Lombardi, per chiedere un check up completo e minuzioso dell'impianto in funzione "con relative fotografie, prelievi di materiale, campionamento, analisi nessuno escluso; acquisizione di tutta la documentazione autorizzativa e/o relativa nonché analisi delle polveri ai fini della valutazione del rischio, anche ai fini di valutare l'incidenza delle stesse sull'integrità fisica e la salute dei cittadini che abitano nelle zone immediatamente prossime all'impianto, con determinazione del nesso eziologico, anche mediante idoneo ed immediato sequestro preventivo e/o probatorio della medesima Area", il tutto accompagnato dalla richiesta di "accertare e valutare se nei fatti, atti e comportamenti sopra riportati siano rinvenibili fattispecie penalmente rilevanti, punibili sia a livello di dolo che di colpa".

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